Morale contro modernità?

Aborto post-nascita e siamo all’infanticidio
di Angelo Cannarozzo

Con il trascorrere del tempo la scienza, per fortuna, fa passi da gigante, ma spesso non per questo il sapere porta a considerazioni coerenti con la morale. E poi chi l’ha detto che ogni cosa che viene scoperta o l’avanzamento culturale ci fa essere più moderni?
Come si misura il grado di modernità? E la morale è qualcosa che cozza con l’essere moderno?
Per molti forse sì, ma cosa intendiamo oggi per morale e per modernità.
Tutto si è relativizzato, ma per chi ha fede la morale non muta, o almeno non può mutare con la stessa velocità con la quale mutiamo noi a causa dell’essere sempre più civili ed adeguati ai tempi per non essere out.
Come la scienza ci ha dimostrato l’esistenza della deriva dei continenti, essa stessa potrà un domani, si spera non sia troppo lontano, dimostrare che sussiste anche una deriva della morale?
Tempo addietro sull’Avvenire e sul sito Aleteia è stata diffusa una notizia che a dir poco dovrebbe far rizzare i capelli per gli sviluppi tragici cui potrebbe portare se veramente applicata: “l’aborto post-nascita”.
Ma cosa è l’aborto post nascita se non “infanticidio”?
Siamo, ripeto, alla deriva culturale dell’Occidente.
Il direttore del gruppo pro-vita statunitense Created Equal, Mark Harrington, ha dichiarato che in moltissimi campus universitari si è diffusa l’idea che è “moralmente accettabile uccidere bambini già nati”.
Certamente è una idea scioccante, ma popolare tra le nuove generazioni e soprattutto per le ultime che non vedono nulla di male ad uccidere bambini anche se hanno quattro o cinque anni.
E’ veramente aberrante anche il solo fatto che in uno di questi campus, una organizzazione sia arrivata a raccogliere, e con facilità, le firme per legalizzare l’aborto nel quarto trimestre, ossia quando il bambino è già nato.
Abbiamo pensato in un primo tempo "Sono solo studenti burloni. Si sa cosa sono i ragazzi di oggi…"
Non è così. La cosa si fa molto più seria quando si viene a sapere che il concetto di “aborto post-nascita” trova spazio anche tra i professionisti del campo medico e su riviste specializzate in materia.
Nella rivista internazionale “British Journal of Medical Ethics (JME) nel 2011 i professori italiani Albero Giubilini e Francesca Minerva, docenti presso una università australiana di Melbourne, hanno pubblicato un articolo dal titolo, che è tutto un programma, “Aborto post-nascita: perché il bambino dovrebbe vivere”.
Per gli autori dell’articolo la condizione del neonato è simile a quella di un bambino non nato, quindi essendo permesso che un feto possa essere abortito può essere considerato plausibile anche uccidere un neonato.
Naturalmente l’articolo ha indignato molti, tanto che gli autori sono stati costretti a spiegare le loro motivazioni.
Tuttavia, lo scorso anno, i due docenti, invitati all’Università di Torino da Maurizio Mori, direttore di un master di bioetica e, alcuni anni addietro, tra i maggiori sostenitori dell’Eutanasia di Eluana Englaro, hanno ribadito nuovamente il concetto affermando che:
Al pari del feto, anche un bambino già nato non ha lo status di persona pertanto l’uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l’aborto, anche quando il neonato non ha alcuna disabilità ma ad esempio costituisce un problema economico o di altra natura perla famiglia.”
Decenni prima altri studiosi avevano toccato questo tema così delicato.
Già nel 1972 il prof. Tooley, dell’Università di Princeton, dava “giustificazioni etiche” alla pratica dell’aborto sia ante che post-nascita.
Concetti ripresi nel 1979 e nel 1994 dal Prof. Peter Singer, della stessa Università, che limitava il concetto a coloro che presentavano la sindrome di Down, secondo il quale: “Se il feto non ha lo stesso diritto di una persona, ci sembra allora che non lo abbia neanche il neonato, e che la vita di un neonato abbia così meno valore di quello che ha la vita di un maiale, di un cane o di uno scimpanzé per l’animale non umano” (Practical Ethics).
Per il laico Giovanni Fornero, storico della filosofia, occorre sostenere la differenza tra bioetica cattolica e quella laica, ma sull’uccisione dei neonati le due non possono che coincidere.
Queste sono idee estreme, purtroppo sempre più diffuse, sono per fortuna circoscritte solo in certi corsi universitari di bioetica, ma si sa che spesso, malauguratamente, le idee hanno conseguenze terribili ed inimmaginabili.

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