La prova del bike-sharing oBike , foto di Rosaria Bronzetti

Prova su strada delle biciclette oBike

Bike-sharing: intervista e test
di Massimo Predieri

Chi vive nelle grandi città del nord e del centro ha notato l’apparizione di biciclette da noleggio sparse un po’ dappertutto nel centro. Si tratta del bike-sharing, in italiano condivisione di bici, un servizio introdotto soprattutto da imprese asiatiche. Riprendiamo l’indagine iniziata da italiani.net qualche settimana fa (Le bici gialle invadono Roma) con l’intervista a Andrea Crociani, General manager di oBike Italia, controllata italiana di una multinazionale di Singapore presente in oltre 15 paesi.

Andrea Crociani, foto per gentile concessione di oBike Italia

In quali città italiane offrite il vostro servizio di bike-sharing?

Al momento siamo a Torino, Roma, Ravenna, Rimini, Cervia e stiamo aprendo in tutti gli altri comuni della Romagna. Il progetto di intermodalità in Romagna, a cui tengo particolarmente perché lo ritengo molto innovativo, unisce tutti comuni di mare della Romagna sotto un unico bike-sharing. Uno può prendere la bici a Riccione e può pedalare in tutta la Romagna con un solo abbonamento.

Cosa è free floating?  

Secondo me non è il termine corretto, si dovrebbe chiamare senza stazioni, quindi dock-less. E’ il bike-sharing di questa generazione, che permette di prendere e lasciare la bici in qualunque posto idoneo al parcheggio di una bici. Senza i costi per il comune della gestione delle stazioni.

Quante biciclette avete messo a disposizione in Italia?

E’ un numero che sta crescendo rapidamente, al momento dovremmo essere intorno alle 10 mila, entro l’estate dovremmo arrivare a 15 mila.

E in tutto il mondo?

Non conosco il numero aggiornato, ma credo che siamo a circa 200 mila. Per chiarire, noi siamo l’unico operatore che non ha bici in Cina.

Quali sono i rischi che temete di più: furto, vandalismo, noncuranza, truffa?

Il rischio più grande è la cultura del paese. Non solo la questione della bici buttata nel fiume, anche parcheggiarla male o usarla in maniera impropria. Allo stesso tempo anche, per chi non la usa, essere infastidito da una bici parcheggiata male. Fino a ieri abbiamo accettato i Suv parcheggiati male, ma la bici da’ fastidio. Quando invece basterebbe prenderla e spostarla, visto che è una bici. E’ uno scoglio culturale, stiamo notando dei casi di fastidio contro queste bici. Noi pensiamo che il vantaggio superi il disagio. A volte dico provocatoriamente che le città non hanno bisogno di più piste ciclabili, hanno bisogno di meno macchine.

Qual è il rapporto con le amministrazione comunali?

C’è sempre una collaborazione, noi comunichiamo al comune l’inizio di attività e concordiamo l’approccio: il numero di bici, le zone che possano essere di interesse pubblico. Non nego che con le città grandi sia più difficile. Con Roma c’è stata una semplice comunicazione, apprezzata dall’assessore (Linda Meleo, ndr.) e del dirigente responsabile. Ci aspettiamo a breve un incontro per discutere sullo sviluppo futuro. Crediamo di avere fatto il nostro: un’impresa privata che mette a disposizione del cittadino un servizio che non ha costi per il comune.

Grazie Andrea Crociani per questa intervista

Il test su strada della bici di oBike

La bicicletta che abbiamo provato a Roma si presenta robusta e solida, con un sellino morbido rivestito di gomma, manopole ergonomiche, frenata sicura. L’aspetto è gradevole, il colore giallo aiuta anche ad essere visiti meglio dagli automobilisti. Il sellino è facilmente regolabile in altezza, il campanello inserito nella manopola può essere suonato senza allentare la stretta della mano.

La robustezza incide negativamente sul peso, circa 25 kg, che però, come sanno i ciclisti, aumenta anche la stabilità in corsa. La bici non è dotata di cambio, ha quindi un unico rapporto abbastanza lungo, adatto per un percorso pianeggiante. Pedalando, l’impressione è tuttavia di pesantezza, sembra un po’ frenata, forse dovuta alla dinamo, che, come nella maggior parte delle biciclette moderne, è sempre in funzione, e alimenta le due luci davanti e di dietro. La maneggevolezza è buona, le ruote sono spesse e ammortizzano bene i sanpietrini del selciato romano.  Le bici sono dotate di un cestello portapacchi montato sul manubrio.

La procedura per l’abbonamento è inizialmente laboriosa: bisogno scaricare la App sul cellulare, registrarsi con tutti i dati richiesti, inserire i dati della carta di credito (o PayPal) per un deposito cauzionale di 50 Euro ed infine caricare il proprio abbonamento con almeno 5 Euro.

Dopo la registrazione l’utilizzo è molto semplice. Bisogna attivare il segnale Bluetooth sul cellulare, aprire la App e con l’obiettivo del cellulare leggere il QR-code che si trova sulla bicicletta scelta. Il blocco alla ruota si apre automaticamente e si può iniziare a pedalare. Al termine è sufficiente parcheggiare la bicicletta correttamente, in un posto dove non dia fastidio, richiudere manualmente il blocco e il noleggio è terminato. Costo: 50 centesimi ogni 30 minuti. Naturalmente la App dispone di una mappa per localizzare le bici disponibili, se non la trovate semplicemente per strada.

L'aspetto negativo della localizzazione è che può succedere di individuare sulla mappa e prenotare una bicicletta che si rivela poi danneggiata, è successo a noi che la bici era senza sellino e quindi inutilizzabile. oBike con sellino rubato sul Ponte Milvio a Roma, foto di Massimo Predieri

Sarà interessante seguire gli sviluppi di questo sevizio, secondo noi ancora agli esordi, soprattutto in una città come Roma, assediata dalle automobili e degli scooter, che non è mai stata molto amica della bicicletta. 

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