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La discriminazione di un genere

Combattere il sessismo
di Giacomo Sorrentino

L’esistenza della Giornata internazionale della donna, detta anche Festa della Donna, oltre a celebrare l’emancipazione del genere femminile, ci ricorda che le lotte per l’uguaglianza e la parità di genere non sono finite.
Le donne devono combattere ancora oggi per affermare il loro ruolo all’interno della società, occidentale e non. La data dell’8 marzo non è dunque solo contraddistinta dal profumo conturbante delle mimose, ma anche dall’amara consapevolezza del divario che intercorre tra uomo e donna, e dalla lotta per la rivendicazione dei diritti delle donne.
Il 4 marzo Frances McDormand ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’eccellente interpretazione in Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Proprio alla fine del suo discorso di ringraziamento l’attrice ha voluto omaggiare le donne facendo alzare in piedi tutte le candidate agli Oscar, e rivolgendosi simpaticamente a Meryl Streep ha esclamato: “Meryl, se lo fai tu, lo faranno tutte.”
Queste poi sono state le parole che hanno accompagnato il gesto a favore delle donne:
“Tutte abbiamo storie da raccontare e progetti che hanno bisogno di un finanziamento. Non parlateci di questo alle feste di stasera. Invitateci nel vostro ufficio tra un paio di giorni, o venite nel nostro, come preferite, e vi diremo tutto. Ho due parole prima di lasciarvi stasera, signore e signori: Inclusion Rider”.
Ma che cos’è l’Inclusion Rider di cui parla la McDormand?
L’espressione Inclusion Rider si riferisce alla clausola contrattuale che garantisce ad un attore che prende parte a un film che la produzione includa nel cast minoranze etniche e sociali, nel rispetto dell’inclusione.
La ricercatrice Stacy Smith ha parlato del concetto di Inclusion Rider in una conferenza TED talk del 2016, mettendo in luce le disparità di genere nella rappresentazione della popolazione nei film statunitensi. Così facendo, ha esortato gli attori a rivendicare all’interno del proprio contratto una Inclusion Rider, o Equity Clause, a sostegno della presenza nel film di una corretta rappresentazione delle minoranze.
La Smith, docente presso la University of Southern California (USC), si occupa di studi di genere all’interno dell’industria cinematografica e televisiva, e i suoi studi si estendono alla discriminazione di etnie, comunità LGBTdisabili e persone di colore.
Attraverso la fondazione dell’iniziativa di inclusione sociale Annenberg Inclusion Initiative presso la School for Communication and Journalism, la Smith ha creato un team di ricerca che ha visionato 800 film, dal 2007 al 2015, catalogando ogni personaggio parlante per genere, razza, etnia, identità di genere, e presenza o assenza di disabilità.
Sono così emersi alcuni dati: i ruoli attoriali affidati alle donne sono meno di un terzo rispetto a quelli affidati agli uomini, e di 886 registi, solo il 4,1% sono donne, poiché i tratti della leadership vengono percepiti come naturalmente maschili da parte dei dirigenti.
Nel 2015 inoltre, tra i 100 film più famosi, la presenza di donne asiatiche, gay, bisessuali, trans, e di colore era molto scarsa.
Stacy Smith parla dunque a ragion veduta di "Epidemia dell’invisibilità”, in quanto la scelta di Hollywood è da sempre quella di omettere deliberatamente intere categorie di persone dai propri schermi.
Quand’è dunque che la donna uscirà finalmente da questa invisibilità, e quanto dovremo aspettare se non agiamo in prima persona a favore di un cambiamento prospettico? 


Il sessismo è una forma di discriminazione che nasce dalla convinzione che un genere sia superiore all’altro. Tradizionalmente il paradigma maschile eterosessuale è quello che si è imposto, sia culturalmente che socialmente, come modello unanimemente accettato. Quando ci riferiamo al sessismo in genere intendiamo la prevaricazione dell’uomo bianco eterosessuale sugli individui di diverso sesso, genere, e/o orientamento sessuale.
Le conseguenze del sessismo si fanno evidenti in una parola che conosciamo bene, il maschilismo, e in un’altra che conosciamo meno, l’eteronormatività, che vuole l’eterosessualità come l’unico tipo di sessualità appropriata.
Maschio o femmina dunque?
Il genere sessuale è il primo elemento che ci identifica nel mondo quando i nostri papà e mamma ancora non ci conoscono. Il corpo e la sua espressione fisica ci definiscono. Quello che ancora non sappiamo quando nasciamo, però, è che la nostra vita si svilupperà all’interno di una cultura sessista, che discrimina e valuta in base all’appartenenza di genere. Il sessismo influenza i nostri modelli di comportamento e la nostra visione del mondo, dalla scelta dell’uovo di pasqua per i nostri figli al colore della nostra auto, dalla proiezione verso il nostro futuro professionale all’utilizzo del nostro linguaggio. 

Già il filosofo e sociologo tedesco George Simmel nel 1911 parlò di sessismo. Egli sosteneva che il genere maschile, a differenza di quello femminile, non pensa a se stesso in termini di genere, dunque in quanto maschile.  Il genere femminile invece si muove in una posizione sociale svantaggiata e oppressa, ricordandosi sempre della sua condizione di femminile.
Le origini maschiliste della società occidentale patriarcale purtroppo non perdonano: se sei una donna, il mondo ti giudicherà in base all’assunto ‘non sei un uomo’.
Quello di cui non ci accorgiamo è che siamo tutti coinvolti nel processo di affermazione del sessismo, se non ci impegniamo costantemente per liberarcene. Dobbiamo sradicare i nostri pregiudizi di genere, partendo, magari, dall’eliminazione delle differenze retributive all’interno del mercato del lavoro. Come recentemente ha affermato Anuradha Seth, consigliere delle Nazioni Unite: "Non esiste un solo Paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini”. La sottostima del lavoro femminile è solo una delle cause che contribuisce al susseguirsi dello scenario sessista, ed è allo stesso tempo concausa dell’inferiore presenza delle donne nel mercato del lavoro, che interiorizzando un oggettivo svantaggio, decidono di sottostare all’egemonia maschile, o non riescono ad aggirarla.
Le donne invece possono e devono poter sognare di fare le dirigenti, le astronaute, o le registe. Combattere il sessismo è un obiettivo sempreverde

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