Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo in	Fino all’ultimo respiro (Jean -Luc Godard, 1960)

Moda: abiti, accessori e dintorni

Cala il sipario sul mito Borsalino
di Luisanna Tuti

Respingendo per la seconda volta la richiesta di concordato avanzata dal Consiglio di Amministrazione dell'Azienda, il Tribunale di Alessandria ha decretato la fine di un mito made in Italy nato nel 1857.

Fu in quell'anno che il signor Giuseppe Borsalino, attratto e affascinato dall'immagine del presidente Teddy  Roosvelt che, in visita a Panama per gli accordi sulla costruzione del famoso canale, si muoveva per il territorio,  caldo e soleggiato, indossando un cappello bianco con una striscia nera.

Il “cappellaio” piemontese, che aveva lavorato per sette anni nel cappellificio Berteil, in Rue du Temple a Parigi, decise, con suo fratello Lazzaro,  di iniziare l'importazione dall'Ecuador di quel copricapo fatto di foglie di palma.

Fu così  che,  in un anonimo cortile di  via Schiavina, ad Alessandria, nacque il primo laboratorio dei fratelli Borsalino.

Il sapore di raffinati piaceri esotici,  in poco tempo,  si era diffuso in tutto il mondo, conquistando il favore di personaggi noti ed imitati come Truman Capote, che aveva l'abitudine di indossare il suo Panama -  in rafia,  a tesa sollevata sul retro - sempre con un completo di lino bianco, o Fred Astaire che si faceva fotografare spesso a spasso con il suo cane ed il suo immancabile Borsalino. Chi potrebbe immaginare Al Capone senza il suo imprescindibile Borsalino? E cosa sarebbe stato Humphrey Bogart in Casablanca se non avesse avuto intorno al volto quel “velo di mistero” provocato dalle luci ed ombre di quel  cappello che tanto fascino donava alla sua immagine?

 Borsalino (foto di Baron Delvine – pubblico dominio)

Sembra che dopo i validi esempi di “cotanti uomini”, non si è potuto pensare più ad un film di gangster (vedi Alain Delon e Jean Paul Belmondo) senza che questi  indossassero i famosi Trilby o Fedora che hanno conquistato le platee di tutto il mondo.

Dai divi di  Hollywood, come Johnny  Depp, Kate Moss, Naomi Campbell, Chaplin, Robert Redford,  ai nostri Marcello Mastroianni, Federico Fellini e Adriano Celentano, fino alle reali teste coronate,  nessuno è sfuggito alla tentazione di sfoggiare un “inconfondibile” modello della varia gamma prodotta. Più mordibo, a tesa larga, a tesa stretta, rialzata davanti o dietro, colorato o soltanto bianco o nero, Borsalino non è “un cappello”, bensì “il cappello”.

Nato come “prodotto di massa”, in pochi anni divenne oggetto di culto, simbolo di uno stile, ottenendo un vero successo “planetario”, tanto da raggiungere nel 1914 dodici milioni di esemplari.

E pensare che  Giuseppe Borsalino soleva ripetere di portare sempre il cappello perché il suo copricapo gli impediva di pensare!!

Purtroppo questo “pezzo di storia italiana” rischia di chiudere i battenti, anche se gli ultimi proprietari, Haeres Equita di Camperio, stanno reggendo all'urto del fallimento con molto coraggio e la fiducia di poter proseguire il lavoro, preservando  dall'oblio il marchio, patrimonio di eccellenza, con il lancio delle future collezioni.

Tutti noi speriamo che il francobollo emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico per celebrare i  60 anni della casa di moda, non sia l'ultima immagine di Borsalino che rimarrà  “a futura memoria”.

 

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