Le Cose, i Fatti e le Parole
di Michael Barons

Ci sono nel nostro mondo le Cose, i Fatti e le Parole.
Le Cose sono le Cose.
Ognuno sa cosa siano. Le Cose sono oggettivamente rilevabili.
Una cosa, per esempio, come una tazza di caffè, é indiscutibilmente una tazza di caffè.
Così come un bicchiere di vino.
Non c'è niente da dire oltre, nessuna discussione.
Poi ci sono anche i Fatti.
Questi sono anche oggettivamente rilevabili, ma sono anche soggetti ad interpretazione.
Non sono cioè, secondo me, assoluti.
Mi spiego.
Mentre le prime sono indiscutibili, i secondi sono relativi.
Relativi a quelli che li hanno determinati, relativi alle persone che li interpretano, relativi al momento in cui vengono alla luce, relativi alle circostanze nelle quali vengono esaminati.
Cioè si trovano ad esistere, ad essere valutati in un contesto assolutamente variabile.
Un Fatto che va bene un tempo non va bene in un altro.
Va bene per alcuni, va male per altri.
Senza nulla togliere né mettere al Fatto in sé.
Si dirà che questo sia ovvio.
Non è altrettanto ovvio che tutti condividano questo punto di vista.
Il che non fa altro che confermare quanto detto prima.
Poi, ci sono le Parole.
Qui le cose si complicano ulteriormente.
Queste sono sì, per un verso, indiscutibili nel loro significato.
Perché si può dire che le parole esprimono un concetto preciso.
I dizionari delle lingue parlate e scritte dicono esattamente quelle che una parola esprime.
Si può, anzi si deve, credere che le parole siano usate bene, cioè per esprimere in concetti ciò che letteralmente devono significare.
Ma è sempre così?
Oppure spesso è diverso o addirittura il contrario?
Quante volte si dicono delle cose giusto per dirle?
Ed in questo caso già andrebbe bene perché si usano delle parole per non dire nulla.
Ma quante volte invece si usano a sproposito?
A volte perché non si conosce esattamente il giusto significato delle parole usate.
Altre volte si usano delle parole dandole un altro significato.
Ed in questo caso la giusta comprensione sta non in quello che le pronuncia ma in quello che le ascolta.
Per questo esistono delle frasi comprensibili ed altre no.
Il giusto sentire, il giusto comprendere a questo punto dipende da molti fattori, da molte variabili.
Per esempio dal modo di pronunciarle.
Si può dire infatti, per esempio, buon giorno a qualcuno in maniera dolce, ed in questo caso assume un significato.
Lo si può dire in maniera ironica, ed in questo caso il senso è diverso.
Allora cosa è importante?
Le parole in sé o il modo di pronunciarle?
Io credo che il secondo sia più importante delle prime.
Per non parlare inoltre di altri casi.
Quando per esempio non siano invece manipolate per arrivare a conclusioni completamente diverse da quelle che le stesse parole volevano dire.
Abbiamo in questo paese, direi nel nostro mondo, esempi infiniti di persone che hanno usato le parole per raggiungere i loro obbiettivi.
A volte per giusti fini, altre volte no.
Allora come la mettiamo?
Io direi che, fra le altre cose, a scuola si insegnasse, oltre alla giusta grammatica, anche il modo giusto di interpretare le parole, le frasi.
Ed in questo caso come si dovrebbe definire questa materia?
Io non lo so.
Ma farei una interrogazione parlamentare, perché penso che in quel posto vi siano le persone che più che in ogni altro luogo, usano le parole nei più svariati modi e per altrettanto svariati scopi.
E se qualcuno sa come si potesse mettere una regola che in quel posto si dovrebbero usare le parole in maniera corretta, per cortesia si faccia avanti.

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