Ingresso Goetheanum, il centro antroposifico di Dornach, Svizzera Foto di Massimo Predieri

Continua il viaggio di Ferdinand in Valsugana (quinta parte)

La Casa della Salute dell'Anima
di Mario Attanasio

Naturalmente lui se lo aspettava.

Infatti dopo pochi minuti, mentre si gustava il suo solito tè verde, la voce del dr Gasperin arrivò alle sue orecchie.

- Hai fatto una buona colazione, Ferdinand?

Lui sapeva che era solo una domanda inutile e formale, ne coglieva però anche il tono ironico ed un po’ malizioso che il dottore usava per provocare e saperne di più sui suoi pazienti.

- Beh a dire il vero sto ancora aspettando lo champagne ma credo che oggi non avrò il tempo per berlo, vero?

Anche Gasperin sapeva stare al gioco, per cui gli disse che forse avrebbe potuto gustarselo più tardi, durante l’esercizio del giorno.

- E quale sarebbe l’esercizio di oggi?

- Oggi andiamo nel reparto dei malati terminali e tu ti occuperai di loro.

- Io?

- Sì, tu!

- Ma io non so niente di tutto ciò. Non saprei cosa fare!

- Tranquillo, non sarai solo, ci sarà anche il personale specializzato addetto e tu dovrai solo collaborare.

Ferdinand come altre volte venne preso dalla voglia di andarsene, ma non seppe dire altro che un “va bene, va bene…”.

Fu così introdotto nel reparto dei malati terminali.

Il reparto era collocato nel contesto della casa di cura, ma nascosto in modo molto discreto e appartato, infatti vi si poteva accedere solo accompagnati.

Ivi si trovavano in genere dei vecchietti che per un motivo o per un altro non avevano più speranze di sopravvivere.

Grande fu il suo sconforto iniziale nel vedere quella situazione.

Uomini e donne (queste ultime in maggioranza) giacevano in letti di tipo ospedaliero circondati da infermieri che si occupavano di loro.

- Ed io cosa faccio qui ora?

- Tu fai quello che puoi e ciò che ritieni giusto da fare, disse il dr Gasperin andandosene.

- Ed ora?

- Ed ora inizia a conoscere tutti i malati, gli disse il capo infermiere accompagnandolo in corsia.

- Ecco Ferdinand!

Esclamò lui ad alta voce presentandolo a tutti.

- Oggi vi farà compagnia, rivolgetevi a lui per qualsiasi cosa, disse mentre si allontanava.

Per Ferdinand iniziò una giornata veramente indimenticabile.

Piano piano, vincendo la sua iniziale ritrosia, si fece coraggio e cercò di parlare con ognuno di loro.

Con sua grande sorpresa tutti i malati, grati che ci fosse qualcuno disposto ad ascoltarli, gli raccontarono le loro storie.

Tutto gli venne detto da quelle persone.

Le loro vite, le gioie, i dolori, i successi, gli amori, le delusioni.

Nulla gli venne nascosto da quelle persone in fin di vita.

E grande era il contrasto fra la loro misera esistenza attuale e quello che gli rappresentavano della loro vita trascorsa.

E mentre lui pensava che fra poco molti di loro, se non tutti, sarebbero a breve passati a nuova vita, gli venne in mente la parabola del Cristo che osservando il cadavere di un cane morto lungo il suo cammino disse: - guarda che bei denti ha questo cane!

E fu così che Ferdinand scoprì degli esseri meravigliosi in quel gruppo di persone morenti.

Ognuno ai suoi occhi aveva qualcosa di straordinario, qualcosa che oltrepassava la vita, che anzi vedeva la fine di questa vita terrena come un passaggio, non solo obbligato, ma liberatorio di un orpello, di un fagotto pesante senza il quale poi sarebbe stato più facile e leggero navigare in un altro mondo…

- Basta per oggi, Ferdinand!

La voce ormai conosciuta del dr Gasperin lo riportò alla realtà e gli diede appuntamento al giorno dopo…

 

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