Rana in vasca da bagno (foto by Alexas_Fotos/ Pixabay)

Moda: abiti, accessori e dintorni

La vasca da bagno
di Luisanna Tuti

Come molti accessori, entrati oggi nell'uso comune, ci sembra normale trovare in un bagno una bella “vasca di ceramica, seppure nella frenetica vita attuale, questa, abbia dovuto cedere il passo alla doccia, che ormai la fa da regina e consente anche un notevole risparmio d'acqua, divenuta un bene prezioso.

Però, che meraviglia quando possiamo rilassarci in un caldo bagno, possibilmente corredato da oli e sali profumati!

Sono certa che la pensassero così anche quei signori del Palazzo di Cnosso, nell'isola di Creta, cui risalgono le prime tracce della vasca da bagno nel 1700.

La prime tinozze apparvero nel Medioevo: di legno, scomode e rudimentali, erano usate soprattutto per cure termali individuali.

Nel III° secolo a.C. la vasca apparve in Grecia, rendendo il bagno un intimo momento di benessere oltre che di pulizia.

Dalla Grecia a Roma il passo fu breve e le grandi vasche in pietra dalle forme squadrate o tondeggianti divennero quasi un rituale sociale per incontri tra amici o discussioni politiche.

Nel 1800, con le prime installazioni di acqua corrente, iniziò nelle abitazioni la diffusione delle vasche, soprattutto in porcellana o ceramica, che sostituirono le vecchie in zinco o ghisa smaltata, pesanti e costose.

Ancora oggi, in paesi come il Giappone, è diffuso il rituale del bagno (Ofuro) in vasche di legno pregiato, sia nelle abitazioni private che negli stabilimenti termali o negli hotel giapponesi.

L'Ofuro non è un semplice bagno, bensì un vero rituale con cui si intende purificare il corpo, rilassandosi e liberandosi dello stress quotidiano. Si esegue al termine della giornata e la tinozza viene preparata nelle case private nel tardo pomeriggio. Prima di entrare nella vasca, più profonda di quelle convenzionali e non dotata di tubo di scarico, i capelli ed il corpo devono essere lavati accuratamente in un catino, poiché nella tinozza devono entrare, uno per volta, in ordine gerarchico, tutti i componenti della famiglia e, ove fossero presenti degli ospiti, questi, per dovere di ospitalità, devono essere i primi ad usufruire del trattamento. La vasca non viene svuotata ed è quindi necessario che le persone siano perfettamente lavate.

In molte abitazioni le tinozze di legno di cipresso sono state sostituite da moderne vasche in acrilico o in acciaio e dotate anche di scarico.

Sembra che questo rituale sia stato importato dalla Cina, poiché originariamente, i giapponesi usavano lavarsi versandosi addosso l'acqua con un catino, abitudine rimasta in uso ancora in molti paesi asiatici.

Per concludere, molti passi sono stati fatti dalla vasca di terracotta di Archimede o dalla tinozza piena di latte d'asina di Poppea o da quella con acqua medicamentosa di Jean Paul Marat, capo dei Sanculotti francesi, per arrivare alla vasca idromassaggi, ideata da Francesco Jacuzzi nel 1956. Questo, produttore di turbine per aerei, aveva un figlio affetto da artrite reumatoide, molto dolorosa ed incurabile. Il dolore poteva essere attenuato solo con dei massaggi. Francesco pensò allora di introdurre nella vasca una pompa che spingesse aria nell'acqua, generando bolle massaggianti. Nel 1968, Roy, un giovane rampollo della famiglia, perfezionò il meccanismo ed iniziò la produzione in serie della famosa vasca, ormai diffusa in tutti gli stabilimenti termali ed anche nei bagni di molte abitazioni private.

Ovali, quadrate, tondeggianti, rettangolari, ormai le vasche sono prodotte per essere adattate nei vari ambienti abitativi, purtroppo oggi molto limitati per gli spazi sempre più ridotti.

 

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