Chiesa moderna (foto di Pubblico dominio)

Si cercano effetti, luci e colori, ma si dimentica la sua funzione di culto

Nelle chiese moderne Dio è ormai un optional
di Antonello Cannarozzo

Passeggiando per le periferie delle nostre città e osservando le nuove chiese a volte viene alla mente un dubbio, antico quanto l’uomo, ma Dio esiste?

Non credo di essere isolato se giudico queste costruzioni che dovrebbero elevare l’anima alle cose del Cielo, troppo spesso qualcosa di brutto, per non dire vere cafonate dello spirito da parte del suo progettista, ma peggio di chi ha dato il permesso di edificarle.

In questi progetti si cerca sempre l’originalità, la forma, il colore, l’effetto luminoso, ma non si cerca Dio, qualcosa che sembra essere lasciato solo alla buona volontà dei fedeli.

Le chiese, fino al Concilio Vaticano II, davano l’idea di una struttura, definita nei secoli, per offrire al fedele o al semplice visitatore, qualcosa di bello che si poteva vivere anche negli edifici più semplici: era il senso del sacro.

Ogni progetto doveva rispettare gli aspetti della fede e della dottrina e l’architetto di turno come il semplice scalpellino ben sapevano come dovevano regolarsi.

Una legge che è rimasta inalterata nei secoli, almeno fino ad oggi.

Quando entriamo nelle antiche abazie benedettine o cistercensi, romaniche o barocche, gotiche o anche in una piccola pieve di campagna troviamo sempre che tutti i punti di fuga prospettici portano all’altare maggiore dove, un tempo, era conservato nel Tabernacolo il S.S Sacramento, centro e motore immobile di tutta la vita della Chiesa, oggi, non a caso, spostato e sempre più marginale.

C’era sempre una costante topografica dove il cristiano si poteva facilmente orientarsi: all’entrata c’era la fonte battesimale ad indicare che per entrare in chiesa e partecipare alla sua vita bisognava prima essere battezzati, proseguendo poi ai lati della navata centrale c’erano sempre altri altari o anche cappelle dove si celebravano le messe private dei sacerdoti oltre alla devozioni del santo esposto.

Nello spazio sopra le pareti della navata troviamo le finestre per la luce che doveva certo illuminare, ma non esageratamente, questo per una maggiore predisposizione alla preghiera, una tecnica antica, ma ormai applicata in qualsiasi centro di meditazione.

Questa in estrema sintesi la logica che doveva osservare l’architetto nel mettere mani ad una struttura sacra.

Viene allora da domandarsi perché le chiese moderne o post moderne non sono belle, non attirino lo sguardo, perché quelle antiche anche semplici attirano i turisti o anche i semplici fedeli?

Cos’è che rende una chiesa un luogo di culto ed insieme un capolavoro?

È nella sua finalità di lode a Dio nella bellezza delle forme tradizionali e nell’elevazione dell’anima al Cielo.

Anche se la chiesa non è un capolavoro, mantiene però quell’armonia che porta l’uomo alla preghiera o quanto meno al riposo dalla fatica della vita.

Spesso, in questi penosi tempi moderni e pseudo-evoluti, si guarda all’imponenza di certe chiese piena di ori e di stucchi come alla vanagloria, alla superbia dell’uomo che si vuole ammantare di tesori e siccome ogni forma di vera devozione è lontana dalla loro mente dimenticano che tanti, anche povera gente, si sono levati letteralmente il pane di bocca per contribuire ad innalzare monumenti a Dio e di cui oggi però ne ammiriamo la bellezza e l’armonia: due cose sconosciute nelle attuali costruzioni ecclesiastiche.

Nei Vangeli leggiamo l’episodio della Maddalena che unge i capelli e i piedi di Gesù con olii costosissimi per onorarlo, ma uno degli apostoli insorge affermando che i soldi di quei preziosi unguenti potevano essere utilizzati per i poveri, ma la risposta che ottiene è disarmante: «Perché infastidite questa donna? Essa – dice Gesù – ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete».

Quell’apostolo così solerte si chiamava per la cronaca era Giuda Iscariota.

Così sono nate le chiese, le cattedrali, i duomi per onorare il Salvatore, opere che hanno segnato non solo la vita spirituale, ma anche sociale di intere comunità per tanti secoli, come in una gara ad omaggiare quanto era possibile Dio nella sua gloria.

Mentre oggi costruiscono le nuove chiese firmate dalle archistar più apprezzati al mondo, a volte, bisogna riconoscerlo vere opere di ingegneria, ma che non hanno il senso del sacro e soprattutto del bello.

Opere stravaganti fino all’eccesso, dalle forme di capannoni, di fabbriche, sale di attesa dell’aeroporto o di angoscianti cubi, luoghi in cui si celebra di tutto, balletti, musica e teatro tranne il culto a cui sarebbero demandati.

E, intanto, ogni città desidera la propria chiesa contemporanea, come un tempo si ambiva al campanile, per sentirsi moderni e aggiornati anche se poi rimangono tragicamente vuote.

Concludendo, avendo visto su internet centinaia di foto orrende di ciò che dovrebbe essere una chiesa mi viene da dire, come Angelo Crespi nel suo libro ‘Costruito da Dio’: «Dio, “condonali” perché non sanno quello che fanno».

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