Twilight of Islam and Christianity (Photo by David Evers)

Non più scontro di civiltà, ma incontro di culture

Islam: minaccia o opportunità?
di Riccardo Liberati

I fatti degli ultimi anni hanno posto di nuovo al mondo occidentale un interrogativo che ci si pone da circa quattordici secoli: l’Islam è una minaccia?
Innanzi tutto la domanda che si rincorre sui media è mal posta: l’Islam non è una realtà coesa e monolitica. Come la religione cristiana è frammentata in una quantità variegata di movimenti che si definiscono cristiani e che tra loro hanno divergenze dottrinali non banali, lo stesso avviene per l’Islam.
Basti pensare alla divisione tra sciti, sunniti e wahabiti che non solo hanno delle divergenze dottrinarie, ma come stiamo vedendo in questi anni, hanno anche scontri cruenti proprio a causa di queste controversie.
Ovviamente non basta questo per definire l’Islam come religione bellicosa.
In Europa, continente che si è sempre definito cristiano e quindi per sua natura pacifico e pacifista, abbiamo avuto guerre di tutti i tipi e una, quella dei trent’anni che ha devastato l’Europa centro - settentrionale, di stampo prettamente religioso.
Senza contare gli scontri tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del nord, scontri effettuati per altro con metodi prettamente terroristici. E’ pur vero che dalla sua nascita l’Islam ha sempre basato la conversione degli ‘infedeli’ più con la forza e la conquista più che con un’opera di pacifica predicazione.
Da questo atteggiamento spesso l’Europa si è dovuta difendere e, nel caso della Spagna, la conquista da parte dei seguaci del profeta Muhammad è pienamente riuscita anche se non è stata permanente.
Ma il problema attuale, quello del terrorismo, viene percepito giustamente dalla gente comune come un attentato alla sicurezza dei popoli europei. Si tratta, come il tam tam mediatico vuole far credere, di un fenomeno insito nell’anima dell’Islam fin dalla sua nascita e non di un ‘accidens’. Secondo questa visione, i popoli islamici sarebbero dei terroristi in pectore o comunque gente predisposta alla coercizione violenta.
Si fa continuamente riferimento alla libertà che esisterebbe in Europa contrapposta a quella che mancherebbe nelle realtà geopolitiche di religione islamica, alla libertà delle donne occidentali che non sono costrette a mettersi il velo, ecc. che poi in Europa questa libertà spesso purtroppo esista soltanto nelle parole e non nei fatti non ha importanza.
Che non passi mese in cui non si abbia notizia di donne uccise da mariti, fidanzati o amanti, questo non viene posto sulla bilancia del confronto tra Occidente e Islam. In realtà questo confronto non avrebbe neanche senso perché non si può contrapporre una categoria di pensiero come l’Occidente o peggio, una realtà geografica ad una religione, ma questo non sembra turbare le menti dei giornalisti.
Ciò che conta è dipingere la religione islamica come fonte per altro consapevole di tutti i terrorismi. Perché questo accanimento?
La realtà è che la società europea ha smesso di essere cristiana. Il Dio cristiano trascendente è stato sostituito dal dio immanente: il denaro. L’economia di mercato che ha portato sicuramente all’arricchimento di una cospicua parte dell’umanità, è degenerata al punto di considerare l’uomo come semplice soggetto economico individualista slegato dalla comunità. Per dirla con Guillame Fay, ormai non siamo più cittadini, bensì, residenti: il nostro destino si compie all’interno del nostro io. Anche la famiglia, con le teorie gender è ormai in disfacimento.
La contrapposizione non è quindi tra Europa cristiana e nazioni islamiche, ma tra un’Europa che ha rinnegato se stessa e le sue tradizioni e una società tradizionalista. Siamo noi che togliamo i crocifissi dalle scuole, non ce lo impone l’Islam.
L’Islam è quindi il nemico in quanto aggregante, in quanto si contrappone alla visione mercantilistica dell’uomo e del mondo. Come noi abbiamo giustamente paura del fondamentalismo islamico, loro hanno paura che il nostro modello che ha tra l’altro un forte potere magnetico, possa distruggere la società islamica e la reazione è purtroppo il terrorismo.
C’è anche da dire che l’integrazione di cui tanto si parla, ha un ostacolo: le società islamiche sono per loro natura teocratiche, laddove l’Europa che nasce nell’antica Grecia in uno di quei periodi della storia che Karl Jaspers chiamava assiali, propone un sistema sociopolitico non teocratico, in cui la legge ha carattere laico e non divino, cosa che non ha senso nella sharia. La tanto decantata e ricercata integrazione non ha avuto che un successo parziale anche se è stata tentata e si continua a tentare.
E’ chiaro quindi che la soluzione non è l’integrazione, ma la convivenza. E’ ovvio che la società islamica ha molto da imparare da quella occidentale, ma anche l’Europa deve imparare a ritrovare una sua identità basata sul concetto di sacralità e di trascendenza. Concetti che sono stati completamente accantonati con l’illuminismo.
La soluzione non è né l’integrazione né lo scontro, ma un riconoscimento dei propri limiti e dei propri difetti.
La società islamica non l’ho ancora fatto e l’Europa non sembra avere intenzione di farlo.

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