Il mondo non se ne accorge, ma

Il Papa parla del diavolo
di Antonello Cannarozzo

Papa Francesco non smette mai di stupire. Considerato da tutti un pontefice fuori dagli schemi secolari della Chiesa, aperto alla gente e al mondo, quasi che lo rincorresse per abbracciarlo, per dirgli, guarda sono qui con te, non ti preoccupare, abbi fiducia, la Chiesa ti vuol bene chiunque tu sia: omosessuale, divorziato, eretico, ateo, tutti stanno nel cuore del papa, forse meno un po' per coloro che si ostinano a credere in una Chiesa d'antan ancora legata alla Chiesa cattolica tradizionale. Da un uomo così, confesso che non ci saremmo mai aspettati che parlasse in una omelia pubblica del 30 ottobre scorso in santa Marta, di un personaggio scomodo per eccellenza: il diavolo.
Si quello con le corna, orribile a vedersi e che è sempre circondato di fiamme come da sempre viene illustrato.
Dimenticato dopo il Concilio, solo Paolo VI accennò a lui come il fumo di Satana che era entrato in Vaticano e che, aggiungiamo noi, non sembra ancora andato via.
A lui in questi ultimi cinquant'anni di rivoluzione nella Chiesa si è preferito parlare di psicologia, di psicoanalisi o ancora di malessere sociale. Insomma il diavolo poco meno che una forma isterica.
Pensate quanto avrà goduto, dal fuoco dell'Inferno, sapere che proprio papa Francesco lo abbia ricordato e non come figura simbolica, ma autentica realtà con cui ogni cristiano deve farci i conti.
"A questa generazione, e a tante altre, hanno fatto credere - ha detto il pontefice - che il diavolo fosse un mito, una figura, un'idea, l'idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui". "La vita è una milizia. La vita cristiana - ha proseguito Bergoglio - è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande: quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza. Ma sì, tutti siamo un po' pigri, no, nella lotta, e ci lasciamo portare avanti dalle passione, da alcune tentazioni. È perché siamo peccatori, tutti! Ma non scoraggiatevi. Coraggio e forza, perché c'è il Signore con noi".
Espressioni belle e, soprattutto, forti, con importanti riferimenti all'antico codice cavalleresco nella battaglia, aspetto più volte citato da santi come san Bernardo, fondatore dei Templari, da Bernardino da Siena e la sua "Conquista del Paradiso" per non citare Lorenzo Scupoli con il suo famoso manuale che parla addirittura di "Combattimento Spirituale".
E di combattimento parla ancora il papa, altro che una pace spesso indolente: "Ci vogliono forza e coraggio per resistere e per annunziare il Vangelo. Per andare avanti nella vita spirituale - ha riaffermato - si deve combattere. Non è un semplice scontro, no, è un combattimento continuo".
Francesco ha quindi rammentato che sono tre "i nemici della vita cristiana": "Il demonio, il mondo e la carne", ovvero le passioni, "che sono le ferite del peccato originale".
Parole che fanno pensare che anche un papa così anticonformista alla fine deve sempre ricordare ai suoi fedeli le verità della Dottrina e questo, sinceramente, è un messaggio che apre il cuore alla speranza, affermando che: "La salvezza che ci dà Gesù è gratuita", noi però siamo chiamati a difenderla e la risposta è chiara su cosa fare " Indossare l'armatura di Dio, ci dice Paolo, cioè quello che è di Dio ci difende, per resistere alle insidie del diavolo" - ed aggiunge Francesco in tono severo -. "È chiaro? Chiaro. Non si può pensare a una vita spirituale, a una vita cristiana, diciamo a una vita cristiana, senza resistere alle tentazioni, senza lottare contro il diavolo, senza indossare questa armatura di Dio, che ci dà forza e ci difende".
Speriamo solo che questo discorso non rimanga racchiuso tra le mura di santa Marta, ma sia lievito per la Chiesa e per le sfide che l'attendono anche se per ora, visto il rilievo sui media, nessuno sembra essersene accorto.

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