Belvedere di Villa Rufolo, foto philwild, Creative Commons

Uno spettacolo da ricordare

I tromboni furono i primi a sollevarsi
di Mario Attanasio

La serata era meravigliosa.
Uno scenario unico si manifestava davanti agli occhi degli spettatori riuniti a Ravello nell’ambito del Festival di musica classica dedicato, come sempre, a Wagner. Il palco era sospeso tra mare e monti, con le luci delle lampare sull’acqua e, cosa meno tranquillizzante, i fuochi dei boschi in fiamme sulle montagne intorno a loro. Lo spettacolo di quella sera riportava la mente alla Roma in fiamme con Nerone che suonava la lira oppure al Titanic che affondava mentre l’orchestra suonava ancora.
La celebre orchestra tedesca invitata da Alessio Vlad, Direttore Artistico del festival, suonava lo “Stabat Mater” di Rossini, in quel contesto unico che è la Costiera Amalfitana.
Moltissimi gli spettatori, tutti belli ed eleganti. Le donne con i loro vestiti lunghi con le spalle coperte solo in parte da capelli fluenti e gli uomini in giacche bianche.
La commozione suscitata negli animi dalla musica struggente e dall’abilità dell’orchestra era tangibile nell’aria. Si era all’adagio del secondo atto con la voce del Basso che attraversava l’anima degli ascoltatori portando dentro di loro tutto il dolore della Madre per la morte del Figlio, quando i tromboni cominciarono per primi a sollevarsi in aria. E dopo di loro, piano piano anche gli altri strumenti. I violini, le viole, gli archi, le trombe, i piatti, i flauti, tutti i fiati, lentamente ma con decisione si staccavano dalle mani degli orchestrali per librarsi nell’aria.
I musici, sconvolti, cercavano di trattenerli ma nulla potevano. Si separavano da loro, sollevandosi nell’aria ma continuando a suonare. E, mano a mano che si sollevavano la musica acquistava una purezza sconosciuta. Era come se, liberandosi dal mezzo umano che normalmente li suonava, tutti gli strumenti si liberassero dalla materialità umana per sollevarsi a vette celesti, intrise di purezza.
Mai musica così celestiale fu udita da orecchie umane. Era come se a suonare quegli strumenti fossero entità celesti, quasi angeli del Paradiso. Mai musica così sublime avevano mai udito le orecchie di Ferdinand. E mai si era così sentito rapire l’anima.
Il culmine dello spettacolo si verificò quando una nuvola avvolse quell’orchestra composta dai soli strumenti che suonavano sospesi in aria, acquistando lentamente le sembianze di Rossini. Era come se lui fosse lì a dirigerli, in piena purezza celeste, senza nulla di umano.
Improvvisamente però un fortissimo scroscio di applausi lo ridestò. Riaprendo gli occhi vide l’orchestra in piedi che riceveva gli applausi del pubblico entusiasta. Gli amici vicino a lui, felici di quella esibizione della Filarmonica di Berlino, applaudivano sperando in un bis.
Ti è piaciuto Ferdinand? Anita lo guardava con occhi brillanti.
Sì...sì…certo, rispondeva lui chiedendosi se il concerto che avevano ascoltato gli altri fosse lo stesso a cui avesse assistito lui. Con il dubbio se fosse stata visione o realtà non riuscì a profferire parola per il resto della serata…
Ma in fondo alla sua anima aveva una sua idea…
Che cioè alcune volte realtà e visioni si confondono in modo tale che non si riesce a capire quale sia l’una e quale l’altra… e che in fondo sia meglio così…

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