Sto guidando, non posso rispondere

Cellulare killer
di Luisanna Tuti

“Scusa, sto guidando, non posso rispondere…” questa la frase che dovrebbe essere incisa nella segreteria dei nostri cellulari, per informare amici e parenti che siamo impegnati al volante. E’ questo il consiglio che sta mandando in giro per il mondo la giovane Liza, ragazza del Maryland che, per rispondere ad un SMS della mamma, incurante del fatto di guidare in una strada a scorrimento veloce, ha provocato un incidente che le ha causato la perdita di un occhio e sfregi permanenti sul volto. In conseguenza di ciò, da reginetta di bellezza, corteggiatissima dai suoi coetanei ed invidiata dalla compagne, è rimasta sola, con un viso deturpato e tanta amarezza nel cuore.
Purtroppo troppe volte abbiamo notato persone che approfittano della sosta ad un semaforo o del rallentamento del traffico per rispondere ad un messaggio. Mi chiedo: se la risposta tardasse dieci minuti, cosa cambierebbe nella vita di ciascuno di noi? Ma, da quando sono entrati in circolazione i cellulari, sembra che tutto abbia una scadenza rapida. “Ma quando non c’erano, come facevamo?” E’ una domanda che mi rivolgo e mi sento rivolgere molto di frequente. Sembra che il mondo ‘ante-telefoninum’ fosse immobile: che il papà non avesse la pasta pronta in tavola rientrando in casa; che gli studenti non riuscissero a fare i compiti con i loro compagni; che l’amica del cuore non potesse raccontare tempestivamente le sue pene d’amore. Insomma oggi non si può proprio pensare che sia esistita un’epoca priva di cellulari.
Certamente questi hanno dato una svolta inimmaginabile al progresso, ma è anche vero che il progresso sarebbe riuscito ad avanzare anche senza di loro che, anzi, se male usati, possono provocare danni irreversibili. Prova ne è Liza. Ma quante altre Liza potremmo raccontare? Mamme, papà, nonni, casalinghe, uomini d’affari: gli incidenti provocati dall’uso scriteriato dell’“oggetto dei desideri” colpiscono tutti, indipendentemente dall’età e dall’attività degli utenti. Non pensiamo poi alla continua evoluzione degli apparecchi. Ho letto un giorno in qualche rivista, una frase che mi ha molto colpito: “Tutto ciò che di tecnologico viene immesso sul mercato la mattina, la sera è già obsoleto...”. La scienza corre, ha fretta e, con lei, tutti noi che la inseguiamo a ritmi veloci, senza tener conto che l’uomo non è un robot: ha bisogno di tempi e riflessioni per mettere a fuoco le idee e con esse le risposte. Non è sufficiente la luce rossa di un semaforo a permettergli di portare a termine un’operazione che, comunque, necessita di un tempo di attenzione.

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