Venezuela: protesta del 20 maggio 2017 (Foto di pubblico dominio)

Crisi economica e violenza: boom di richieste dal Sud America per la cittadinanza italiana

Il ritorno dei nuovi italiani
di Antonello Cannarozzo

In questi caldi e riarsi giorni d'estate tra incendi e siccità, le prime pagine dei giornali parlano ancora dei continui sbarchi di immigrati dalle coste dell'Africa in cerca di fortuna nel nostro sgangherato Paese con l'aggravante che per la fine dell'anno, se tutto procede senza intoppi per gli scafisti, potrebbero arrivare a 250 mila persone da aggiungere al mezzo milione già arrivato solo in questi ultimi quattro anni.
Questa cosiddetta invasione africana però non è l'unica emergenza umanitaria che dovrà affrontare il nostro Paese dove le persone che giungono da noi sono straniere, il problema diventa oneroso se a voler tornare in patria sono gli italiani all'estero con tanto di passaporto e cittadinanza.
Una realtà di cui ancora pochi parlano, ma sta diventando realtà in America Latina.
Sono ben due milioni di nostri concittadini a tutti gli effetti, ma residenti all'estero, soprattutto in Sud America, che possono tornare in Italia.
Ricordiamo cosa successe nel 2001 in Argentina dove a causa della spaventosa crisi economica davanti alle nostre rappresentanze diplomatiche e non solo, si crearono delle vere e proprie tendopoli con migliaia di persone in attesa di un visto di espatrio.
Oggi sono già 160 mila le richieste di riconoscimento della nazionalità italiana, di cui almeno 116 mila solo dal Brasile, e sono in continua crescita anche perché per la legge italiana basta poter dimostrare di essere discendenti di un emigrato arrivato anche più di cento anni fa e la richiesta trova accoglienza.
"La nostra legge è così ampia e tollerante - dichiara il viceministro agli Esteri Mario Giro - che il numero complessivo delle persone che, potenzialmente, avrebbero diritto a vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana è di 80 milioni. Più degli abitanti odierni della Penisola". Ovvio - spiega ancora il sottosegretario - che non ci sono solo motivi affettivi in chi sta tentando questa strada, ma soprattutto il tentativo di garantirsi un passaporto europeo in un momento di difficoltà economiche e tensioni politiche e sociali".
In pratica la nostra legge sullo ius sanguinis non pone alcun limite ad una parentela assai indietro negli anni, a differenza ad esempio della Spagna, dove l'ascendente non supera la parentela del nonno. Il problema è che spesso questi italiani, essendo di terza o quarta generazione, non parlano la nostra lingua e hanno una conoscenza della nazione alquanto sommaria.
Per la stragrande maggioranza di questi italiani non è tanto la nostalgia per l'Italia che li spinge, ma, come abbiamo accennato, la crisi economica spesso accompagnata dalla violenza politica oltre che sociale.
Al momento la situazione più allarmante arriva dal Venezuela dove la nazione è sul baratro di una guerra civile anche per il recente referendum di questi giorni che vede la trasformazione della nazione in una vera dittatura, tanto che la situazione per le nostre sedi diplomatiche si presenta assai difficile.
I residenti italiani in Venezuela, insieme a coloro che sono della terza o quarta generazione, arrivano a 152.405, solo a Maracaibo, per fare un esempio, dal 2011 ad oggi sono tornate in Italia 3.326 persone, ma gli iscritti per il ritorno sono ancora 29.680.
Ma con questi documenti di cittadinanza succedono anche cose poco chiare.
A Caracas, la capitale, gli iscritti sono 122.725, ma dal 2014 ad oggi 4.539 connazionali con tanto di cittadinanza hanno abbandonato la circoscrizione, non riuscendo a stabilire la loro destinazione.
La spiegazione può essere molto semplice.
Molti di coloro che hanno ottenuto un passaporto italiano, hanno riparato, senza tornare in Italia, con più facilità nei Paesi limitrofi come Panama o altre nazioni del Centro America, altrimenti impossibile da poter realizzare, spingendosi anche oltre mare sulle coste della Florida, suscitando le proteste delle autorità statunitensi che accusano di trovarsi davanti a persone a tutti gli effetti sudamericane, ma con i documenti italiani, e accusano le autorità preposte di concederne troppi.
Molte volte, però, il riconoscimento della nazionalità se veloce nella verifica dei documenti non lo è certamente per il rilascio di italianità.
L'istruttoria non è breve e spesso si arresta proprio nei nostri municipi dove l'iter della pratica può durare anche molti anni a causa di diversi accertamenti su documenti non sempre disponibili. Le risposte arrivano allora con grande ritardo presso le sedi diplomatiche che a causa del personale ridotto per motivi di bilancio subiscono ulteriore ritardo per istruire le pratiche con la consegna finale ai richiedenti.
Purtroppo, come spesso capita, quando la burocrazia fallisce o è colpevole di ritardi cronici si inseriscono gruppi anche malavitosi che a pagamento offrono la possibilità di avere in tempi celeri il tanto agognato ius sanguinis.
L'Italia è intervenuta contro questo mercato illegale chiedendo alle autorità locali di rimuovere gli annunci contraffatti e, grazie anche ad una indagine partita dalla nostra polizia, è stato reso possibile l'arresto di sette persone, tra la Florida e la provincia di Siracusa, accusate di truffa per i documenti, assoldate da faccendieri brasiliani che con complicità locali riuscivano ad ottenere la nostra cittadinanza.
L'Italia potrebbe diventare fra poco tempo, vista la situazione mondiale, un nodo strategico per l'emigrazione da ogni parte del mondo dato che salvo alcune situazioni, vige di fatto l'accoglienza sempre e comunque.
Certo giungere dal sud America, come scrivono alcuni commentatori, con i barconi sarà complicato, ma l'ingegno di chi scappa, come sappiamo, non ha limiti, speriamo solo di non trovarci come al solito impreparati davanti a questa nuova eventuale emergenza.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.