I garibaldini entrano a Messina (Litografia - 1861)

Dopo 157 anni, la questione meridionale è sempre più viva e drammatica

Il nostro Sud è ancora senza speranza
di Antonello Cannarozzo

Poco meno di trent'anni fa, con la famosa caduta del muro, la Germania si riunificava dopo la tragica divisione avvenuta alla fine della seconda guerra mondiale.
Iniziava per i tedeschi l'impegno per una unificazione non solo politica, ma anche economica e culturale.
Le infrastrutture della vecchia Germania comunista erano praticamente allo sfascio o troppo obsolete per essere ancora utilizzate, per questo Berlino si prodigò con l'efficienza tedesca e non senza qualche scandalo, a rimettere in piedi questa parte della nazione tanto che alla fine degli anni '90 poteva vantare i primi successi e diventare la Germania che oggi tutti noi conosciamo, grazie anche ai generosi contributi europei.
Noi italiani invece, dopo ben 157 anni, abbiamo ancora il problema del Meridione, l'ex regno borbonico.
Secondo tutti i dati pubblicati lo scorso giugno siamo addirittura tornati indietro in ogni indicatore economico, valga per tutti il Pil pro-capite di prima della crisi, il 2007, dove a Nord era di 32.680 euro e nel Sud di appena 18.426. con un gap tra Nord e Sud valutato in 14.255 euro.
Nel 2015, l'ultimo dato disponibile a livello regionale, il gap è aumentato a 14.905 euro, con 32.889 euro al Nord e in discesa con 17.984 euro ancora al Sud.
Una variazione assoluta tra il 2015 e il 2007 di 650 euro, con una sola eccezione per la Basilicata e per la Puglia con un piccolo incremento del Pil +09, il resto un dramma.
A questi dati sconfortanti dobbiamo aggiungere la piaga sempre più forte della criminalità organizzata come mafia, camorra e ndrangheta, fattori che insieme alla crisi economica tengono il nostro Sud come elemento di arretratezza per il Paese.
La questione meridionale è ormai secolare, già all'indomani dell'Unità avvenuta nel 1861, avevano trattato questo tema intellettuali come Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini, fino ad arrivare in tempi più recenti ad Antonio Gramsci e Luigi Einaudi che denunciavano come tra l'Ottocento e il Novecento esistevano già due 'Italie', sia geograficamente che economicamente con gravi disuguaglianze sociali grazie anche a scelte politiche disastrose.
Ricordiamo il protezionismo introdotto nel 1887, che distrusse in breve la già debole economia del Sud a favore della grande industria del Nord e del latifondo, il Meridione veniva ridotto negli anni a mercato coloniale nell’interesse degli industriali del Nord e dei latifondisti del Sud, associati in un blocco politico-sociale borghese e protezionista.
Il risultato di queste politiche non tardò a manifestarsi specialmente tra le classi più povere del meridione.
Tra la metà degli anni ottanta dell'Ottocento e lo scoppio della Prima guerra mondiale l'Italia dovette assistere alla più grande emigrazione di massa all’estero della nostra storia: solo dal Mezzogiorno partirono più di quattro milioni di persone, seguiti dal Veneto, dal Friuli e dal Piemonte, dove il Risorgimento era iniziato, per un totale di 10 milioni di persone.
Oggi non è cambiato nulla solo che al posto dei bastimenti si usa l'aereo e invece delle valige di cartone si parte con il computer e il trolley, ma la sostanza non cambia.
La questione del Mezzogiorno è destinata a durare ancora per molto tempo, forse un altro secolo, aggravata, secondo osservatori economici, da una immigrazione ormai incontrollata specialmente dai Paesi africani.
Ma perché tutto questo sfascio in una terra che ancora ai tempi dei Borboni, pur tra molti problemi, era una nazione ricca di manifatture, di commerci ed anche di innovazione tecnica?
Forse perché in realtà il Sud non è stato mai liberato, ma semplicemente conquistato e questa verità storica è ancora viva quando si scava nell'animo dei meridionali o, come li definivano gli ufficiali sabaudi, 'affricani', con due "ff", perché , secondo loro, erano incivili e ignoranti come gli africani veri e per questo meritavano quello che il Piemonte, ormai padrone incontrastato dietro l'immagine del liberatore, si accingeva a fare con i vinti: deportazione, fucilazioni per rappresaglia, incarcerati senza processo, non dimenticando le figlie dei cosiddetti briganti, anche bambine, stuprate per "punire" i famigliari in odor di brigantaggio, in questa guerra contro il Sud che non si piegava bisogna dare atto ai piemontesi, ben prima degli inglesi nella guerra in Sud Africa contro i Boeri, la realizzazione dei primi campi di concentramento con la deportazione di soldati e ufficiali borbonici, fatti morire letteralmente di fame e malattie, con la colpa di rimanere fedeli al proprio re. La fortezza di Finestrelle insegna.
Così è facile che su una stima di 7 milioni di persone, era allora la popolazione dell'ex regno borbonico, manchino 500 mila persone svanite nel nulla già pochi anni dopo l' unificazione del Paese.
Oggi, nonostante tutto, nessun italiano sano di mente contesterebbe l'unità del Paese e le guerre risorgimentali, ma per una vera pacificazione della storia e degli animi bisognerebbe dire tutta la verità su quei momenti della nostra storia, senza alcun infingimento partendo dal presupposto che la verità rende liberi anche da impossibili ritorni al passato.

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