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32 miliardi frodati da banchieri, avvocati e professionisti tedeschi

Truffa made in Germany al fisco
di Antonello Cannarozzo

Circa un mese fa, mentre alcuni giornali e uomini politici tedeschi come sempre si soffermavano sull'inaffidabilità degli italiani con i conti sempre in rosso e la corruzione dilagante, in quei stessi giorni scoppiava uno scandalo che osiamo definire storico: una truffa al fisco di quasi 32 miliardi, ma non da parte dell'Italia o della disastrata Grecia, bensì proprio dall'impeccabile Germania. La somma sottratta, afferma il settimanale Die Zeit, sarebbe stata più che sufficiente a coprire il costo della gestione dei rifugiati accolti in Germania per un anno intero.
I colpevoli dei miliardi evasi alle casse dello Stato non sono dei poveri cittadini tartassati che volevano solo salvarsi da un fisco crudele, ma noti banchieri, si parla di almeno 40 banche coinvolte, consulenti fiscali, avvocati i quali, approfittando delle sviste del sistema tributario tedesco dal 2001, hanno operato su possibilità fiscale sicuri dell'impunità.
Il castello di bugie costruito da grandi professionisti e stato però scoperto, per ironia della sorte, da una giovane impiegata dell’Agenzia federale delle entrate che, insospettita dalla richiesta continua di rimborsi assai elevati che arrivavano da un Fondo pensioni americano. In soli due mesi il Fondo, aveva acquistato titoli tedeschi per un valore di 6,4 miliardi di euro e rivendendoli poco dopo e a questo punto gli interessati richiedevano la restituzione di imposte pari a circa 54 milioni di euro.
Una prassi normale, certo, ma la giovane impiegata aveva notato ciò che era sfuggito ai suoi colleghi più anziani per oltre sedici anni; le richieste di rimborso erano tante, ma il beneficiario guarda caso era sempre solo uno.
Le sue domande di chiarimento avevano ottenuto risposte molto evasive da parte di una serie di studi legali e lei stessa era stata addirittura minacciata personalmente di venire denunciata se non avesse al più presto corrisposto alle loro richieste di rimborsi.
Ma invece di metterle paura, questa prepotenza aveva spinto l'impiegata a proseguire nella ricerca coinvolgendo altri suoi colleghi e a studiare altri dieci casi sospetti pescandoli tra le circa 20 mila richieste di rimborsi fiscali arrivate solo per l'anno 2011.
Tutto questo immenso lavoro ha portato alla fine i suoi frutti: i procuratori generali hanno avviato le indagini sul caso e il Bundenstag è stato costretto a creare una speciale commissione di inchiesta.
Grazie, dunque, alla denuncia della ragazza e alla stampa d'inchiesta, la truffa è stata scoperta in tutte le sue forme.
"I giornalisti si sono recati nei luoghi di origine delle transazioni - racconta il quotidiano tedesco Die Zeit - compresi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Svizzera. Hanno parlato coi procuratori di stato, con gli indagati, con coloro che erano stati finanziariamente danneggiati, con informatori, ricercatori e con un ex ministro delle finanze tedesco". In quello stesso momento, scrive ancora Die Zeit, "alcuni banchieri, broker, consulenti e investitori sono entrati nel panico, in tutto il mondo: a New York, a Londra e Basilea, a Monaco di Baviera, a Francoforte e a Neumarkt ".
Ricordiamo solo, per inciso, che ben quattro ministri delle finanze tedeschi avrebbero potuto mettere fine alla frode fiscale durante i loro mandati, ma nulla è stato fatto.
Del resto chi avrebbe mai potuto pensare ad una tale evasione fiscale in Germania, queste sono cose che succedono solo nei Paesi mediterranei, purtroppo per i tedeschi, nessun popolo può dirsi immune dalla truffa.
Ma come avveniva questa truffa? In due fasi.
Nelle compravendite della prima fase, le banche e gli agenti di cambio tedeschi acquistavano e alienavano azioni per conto di investitori stranieri, in pratica le banche prendevano in prestito le azioni dei loro clienti stranieri appena prima della spartizione dei dividendi e in seguito esigevano all’agenzia delle entrate tedesca il rimborso dovuto, come prassi, agli investitori locali. Così, dopo aver spartito i guadagni, le azioni venivano restituite o come si dice in gergo finanziario cum-cum trades.
Nelle compravendite del secondo tipo, assai più complesse, investitori e banche acquistavano e concludevano una vendita di azioni subito prima e subito dopo il pagamento dei dividendi, azioni in grado di richiedere rimborsi multipli per una singola pratica con una tassa pagata una sola volta, ma che in sostanza è stata rimborsata due volte o più.
Insomma, una bella creatività contabile, approfittando di una procedura che permette a più di una persona, addirittura anche ad istituzione, di possedere un’azione nello stesso momento, sono stati in grado di richiedere cospicui indennizzi fiscali. La pratica, però, è diventata illegale solo nel 2012.
Il caso, già grave di per se, potrebbe avere ripercussioni anche più vaste nel campo finanziario tedesco perché alcune banche, già in difficoltà finanziaria, se per rimediare alla truffa fossero condannate a versare milioni di euro allo Stato rischierebbero una grave crisi di liquidità. In proposito, senza alcun intento politico, pensiamo sia utile riprendere da un post di Marcello Foa sul Blog di Grillo a commento di questo episodio.
"E allora l’analisi sull’onestà dei tedeschi e degli italiani andrebbe esplorata da una prospettiva un po’ diversa. Il tedesco medio è senz’altro più ligio alle regole dell’italiano medio e lo Stato germanico senz’altro più efficiente. Ma solo un tedesco può concepire truffe da 32 miliardi di euro ai danni del proprio governo o da decine di miliardi di euro ai danni dei “fratelli” dell’ex Ddr. (Riferimento ai casi di acquisti speculativi e non solo, a danno dei cittadini e dei beni dell'Est. ndr) Anche quando truffa, il tedesco pensa in grande. Questa è la differenza, non so quanto onorevole".
Parole che non hanno, pensiamo, bisogno di alcun commento.

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