Dziennik Mód Paryskich – 1845

Scomodità, poca igiene e malattie: ecco l'abbigliamento dell'Ottocento

Quando la moda era una rottura
di Antonello Cannarozzo

Nella seconda metà dell'Ottocento, in Gran Bretagna, ma anche nel resto del cosiddetto mondo civilizzato, si ebbe una vera e propria epidemia che riguardava principalmente gli uomini.
I sintomi potevano essere un forte mal di testa, accompagnato da nausee o addirittura forti conati di vomito, per arrivare a tremori o addirittura a temporanee paralisi.
Il problema fu scoperto anni dopo; il colpevole era il mercurio.
Anche se da tempo si conoscevano i suoi effetti pericolosi per la salute umana, rimaneva pur sempre il metodo più economico e veloce per trasformare le pellicce di conigli in un feltro flessibile per la lavorazione dei cappelli e siccome un gentiluomo non usciva mai di casa senza il proprio cappello di feltro di qui l'epidemia.
E non fu un caso isolato.
L'Ottocento fu un secolo dove, al di la delle belle immagini di donne con gli abiti enormi e svolazzanti e di uomini impettiti, la moda era un vero supplizio sia per la donna e sia per l'uomo alla moda.
Ad esempio, per gli ufficiali era obbligo avere sempre un portamento assai rigido ed elegante e di conseguenza era assolutamente proibito avere debolezze o cedimenti per stanchezza venendo meno alla propria dignità militare. In molti eserciti si pensò bene di mettere degli spilli al colletto della divisa che imponeva così al malcapitato di tenere sempre la testa e il collo rigidi insieme al resto del corpo.
Il secolo passò alla storia come l'apoteosi dell'epoca vittoriana dal nome della famosa regina inglese Vittoria che regnò dal 1837 al 1901 che, con il suo carattere e la sua vita ritirata, aveva segnato uno stile ed anche un costume di vita.
Come possiamo, allora, definire la moda dei nostri antenati? Sicuramente piena di orpelli e fronzoli, specialmente per le donne, ma anche assai pericolosa.
Prendiamo le crinoline, le famose sottogonne che reggevano e gonfiavano le gonne, erano scomodissime.
Sotto l’ampia struttura composta all’inizio da anelli concentrici in stoffa di crine rigida, in seguito, per sostenere le sempre più pesanti e vaporose gonne a balze degli abiti, divennero di metallo con relativo peso.
Le dimensione erano spesso esagerate raggiungevano addirittura il diametro della crinolina, rendendo complicati i movimenti delle signore per non parlare dei rapporti con l’altro sesso praticamente impossibili perché l'eventuale intraprendente veniva, gioco forza tenuto a distanza.
Questi abiti, oltre all'evidente scomodità, spesso provocavano incidenti nella vita quotidiana per il loro ingombro e conseguente scomodità; si impigliavano tra i mobili di casa, nelle macchine da lavoro, nel salire  nelle carrozze per non parlare dei colori altamente tossici che venivano utilizzati per le stoffe e facilmente infiammabili come il pregiato cotone egiziano così ricercato da uomini e donne.
In proposito, nel 1844 la ballerina britannica Clara Webster ebbe una morte orribile, dopo che il suo vestito prese fuoco dalle candele accese sul palcoscenico del teatro.
Non erano rari questi incidenti anche con le camicie da notte o con la biancheria intima con stoffe anch'esse altamente infiammabili, d'altronde il fuoco era ancora un elemento assai presente nella vita quotidiana dalla luce al riscaldamento così come il cucinare.
Se ci lamentiamo della sporcizia delle nostre strade asfaltate, pensate cosa doveva essere con le strade in terra battuta, spesso fangose, con tutto ciò che potevano rilasciare non solo gli animali, ma anche gli uomini. Non dimentichiamo che il bagno in casa era praticamente sconosciuto. Con le gonne lunghe, le donne riuscivano a assorbire tutta questa immondizia e, come se ciò non bastava, portando batteri e germi nelle case che non erano certo emblema di igiene.
Tornando alla salute, non era solo questione di igiene o di coloranti velenosi, ma indossare gli abiti alla moda richiedeva sacrifici e non da poco. Ad esempio, per le donne il pericolo di adattarsi ai corsetti sempre più stretti per  creare, anche quelle un po' formosette, dei vitini da vespa era a scapito della stato fisico.
Infatti, oltre la respirazione difficoltosa, nel tempo organi vitali come il fegato e pancreas venivano letteralmente schiacciati, per non parlare della schiena che subiva dei traumi pazzeschi.
Pensate con che gioia venne allora  accolta la nuova moda verso la fine del secolo dove le crinoline iniziarono a ridimensionarsi e furono introdotte le prime e più pratiche 'crinolettes' questa volta piccole strutture di cerchi metallici che reggevano solamente il retro della gonna lasciando così la sua ampiezza naturale sul davanti e sui fianchi. 
Solo le cosiddette signore per bene mal sopportavano questa nuova moda perché veniva direttamente dai vestiti pieni di fronzoli delle donne che lavoravano presso le case di tolleranza, dove potevano esaltare le forme del così chiamato lato B, contribuendo a dare un aspetto innaturale e bizzarro alla donna che sceglieva la moda nuova e 'scellerata'.
Verso la fine del secolo gli abiti prosciugati dalle varie crinoline e resi certamente più semplici cominciarono ad essere popolari, abbandonando le scomode lunghe sottovesti o i pesanti cerchi, divennero allora di moda i cuscini che riempivano il vestito sul retro.
I primi erano alquanto morbidi fatti di stoffa che trattenevano sotto la vita il retro della gonna. Il retro diventava una vera esposizione di accessori, drappeggi, frange e gioielli con la formazione di code che diventavano sempre più lunghe, ma gli umani tendono sempre a complicare la vita e così, verso il 1880 questi cuscini si trasformano in vere e proprie impalcature, anche se per breve tempo, almeno fino alla prima guerra mondiale.
Proseguendo in questa breve carrellata del costume femminile per completare il vestito delle signore non potevano certo mancare le austere cuffie che davano un aspetto severo rispetto ai cappelli a falde larghe che si imponevano sempre più specialmente verso la fine del secolo con colori sgargianti oltre piume e fiori finti come ornamento. Peccato che come per gli uomini per creare questi cappelli si usava non più il mercurio, ma una miscela velenosissima di potassio e arsenico.
Nel 1860, si può leggere in un rapporto incaricato dalla Ladies’ Sanitary Association che addirittura solo in un solo cappello c'era arsenico sufficiente per avvelenare 20 persone e per non farsi mancare niente, nello stesso periodo il British Medical Journal denunciava che una donna: "aveva sulla gonna veleno sufficiente per uccidere tutti gli ammiratori che avesse incontrato in una mezza dozzina di sale da ballo". Immaginiamo in che condizioni di sicurezza dovevano lavorare le sartine, spesso poco più che bambine.
L'abbronzatura, poi, a differenza di oggi, non andava assolutamente di moda durante l'epoca vittoriana, anzi, un colorito brunito era quello dei detenuti obbligati nei lavori forzati all'aperto o ai più onesti contadini.
Così, le donne della ricca borghesia vittoriana, si assoggettavano a lunghe sedute di trucco per accentuare il proprio pallore che oggi darebbe l'idea di una persona malata e non è solo un modo di dire, difatti tra i prodotti utilizzati si adoperavano cosmetici a base addirittura di piombo che potevano provocare, oltre alla paralisi, anche dei disturbi nervosi e altre gravi conseguenze.
Oggi la moda è certamente più sicura e accentua proprio il benessere di chi la indossa, il genere 'casual' la fa da padrone, pur tuttavia il volersi fare del male nella donna pur di apparire bella non è finito, un esempio per tutti è il famoso tacco 12 che a detta di ogni ortopedico porta a lungo andare gravi patologie non solo al piede, ma a tutta la spina dorsale. Insomma, alla fine qualche sacrifico la moda lo richiede sempre alle sue affezionate clienti e come dicevano le nostre nonne:"chi bello vuole apparire...un po' deve soffrire".

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