Palazzo Farnese di Caprarola. Foto di Livioandronico2013 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40802875

Ville italiane

Caprarola: palazzo Farnese
di Luisanna Tuti

Tra le varie dimore signorili appartenute alla famiglia Farnese, a Caprarola si trova Palazzo (o Villa) Farnese. E' questo uno degli esempi migliori dell'epoca Manierista (corrente artistica del XVI secolo che si ispira allo stile dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, come Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti).
La dimora, iniziata come residenza fortificata con caratteristiche difensive, nel 1530 venne affidata inizialmente ad Antonio Sangallo il Giovane, da Alessandro Farnese il Vecchio. Nel 1546 il Sangallo morì e la costruzione fu sospesa fino al 1547, quando Alessandro il Giovane chiamò il Vignola per riprendere il progetto.
Questo lo modificò totalmente e, pur mantenendo la pianta pentagonale, la fortificazione divenne un imponente Palazzo Rinascimentale, residenza estiva del Cardinale Farnese e del suo seguito.
Ampie terrazze aperte sulla campagna sostituirono i bastioni; un cortile circolare all'interno, leggermente inclinato verso il centro, dove una “bocca della verità” raccoglieva l'acqua piovana che serviva quotidianamente per tutti gli usi (lavarsi, cucinare…). Davanti all'ingresso principale, un'ampia scalinata terminava su di una piazzetta, collegata con una strada fatta costruire appositamente per indicare la volontà di integrazione con il territorio, pur rimanendo la villa in una posizione dominante e distaccata rispetto all'abitato.
All'interno della sontuosa dimora, importanti pittori e architetti dell'epoca, come Taddeo Zuccari, il fratello Federico che gli successe alla sua morte e Fulvio Orsini, realizzarono affreschi memorabili nelle varie zone in cui era divisa la casa. Troviamo infatti dipinti di Taddeo Zuccari al piano dei “Prelati” (piano rialzato), mentre possiamo ammirare affreschi del Vignola nella “Stanza delle Stagioni” e lungo la scala interna (Scala Regia) che gira intorno a 30 pilastri di peperino e dove – si dice – il Cardinale salisse a cavallo.
A Nord-Est, la più fredda, era la zona estiva, mentre a Sud-Ovest, più assolata, la zona invernale. Le stanze della servitù, annesse alle cucine e ai magazzini, erano separate e collegate ai piani superiori da una scala a chiocciola, con una guida scavata sul corrimano, dove venivano lasciati scivolare messaggi in cartocci di carta, appesantiti da sabbia o sassolini, affinché arrivassero rapidamente nelle mani dei servitori.
Sala dei fasti farnesiani Di Etienne (Li) - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=42325494
Sopra il piano rialzato era il Piano Nobile con la camera da letto del cardinale (Camera dell'Aurora) e la camera degli ospiti illustri (Stanza dei Fasti Farnesiani) oltre che l'Anticamera del Concilio che prendeva il nome dall'affresco del Concilio di Trento. La Stanza delle Geografiche o del Mappamondo è di certo la più rappresentativa per gli affreschi di Giovanni Antonio da Varese.
All'esterno, gli Orti Farnesiani rimangono uno splendido esempio di giardini tardo-rinascimentali, con terrazzamenti ideati dal Vignola, collegati con la residenza attraverso dei ponti e riempiti con la terra di scarico delle fondazioni della Chiesa del Gesù a Roma.
All'interno dei giardini troviamo una piccola residenza che Luigi Einaudi scelse per le vacanze estive durante i sette anni della sua Presidenza della Repubblica (1948-1955).
La Villa fu terminata due anni dopo la morte del Vignola, avvenuta nel 1573, mentre i lavori dei giardini si conclusero nel 1630, sotto la direzione di Girolamo Rainaldi.

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