Foto originaria di Franciop, titolo foto: Casatiello.jpeg, From Wikimedia Commons

Pasqua: ad ogni regione la propria tradizione culinaria

Campania: la terra “d’ ò sole”
di Miriam Gambella

A Pasqua sulle tavole napoletane non può mancare il prelibato ed affascinante “casatiello”, fatto di pane, uova, pecorino e di ciccioli.
Questi ultimi due ingredienti sono dotati di un forte rimando simbolico riscontrabile fin dall’epoca pagana, difatti anticamente l’agnello era l’animale sacrificato in onore del cambio stagione, mentre il maiale rappresentava la fertilità; entrambi di buon auspicio per l’arrivo della primavera. Attualmente non hanno poi perso la loro valenza simbolica difatti, i “cicoli”, così chiamati in gergo, rappresentano fecondità ed abbondanza essendo dei residui della lavorazione del maiale; mentre il pecorino è il formaggio prodotto dal latte della pecora di cui si nutre l’agnello, simbolo del Cristo. Niente è lasciato al caso con il casatiello, difatti anche la sua forma tonda, come una ciambella, rimanda alla corona di spine di Cristo.
Il pranzo di Pasqua napoletano inizia con l’antipasto composto da salumi tipici sistemati su un grande piatto da portata, si propone poi il casatiello e le uova sode.
Segue la celeberrima “menestra maritata”, (minestra maritata), le cui origini risalgono al periodo della dominazione spagnola, questo piatto è composto da carne e verdure, dotato di un sapore delicatamente prepotente da poter essere ricordata anche da chi l’assaggia solo per una sola volta.
La tradizione esige poi tagliolini al sugo o tortellini, come secondo piatto l’ agnello o il capretto al forno con cipolle e patate e o con i piselli, da sempre immagine di purezza di Gesù; mentre il contorno è fatto da carciofi fritti o arrostiti.
Il pranzo giunge al termine solo con una serie di dolci tradizionali, dalla colomba alle uova di cioccolato ma sicuramente la regina del dessert pasquale è l’immancabile e insostituibile pastiera, dove la delicata frolla sostiene il ripieno di ricotta, di grano,di crema e di fiori d’arancio per un mix di sapori che insieme conferiscono alle papille gustative un vero e proprio momento di estasi.
La pastiera ha anch’essa un’origine mitologica, difatti la sua creazione è correlata alla sirena Partenope alla quale furono donati dai napoletani gli ingredienti come ringraziamento per il suo soave canto. La farina simboleggiava la campagna; lo zucchero ricordava la dolcezza del suo canto, la ricotta la ricchezza dei pastori; le uova da sempre il ciclo della vita; il grano bollito nel latte simboleggiavano Madre natura ed infine l’acqua di fiori d’arancio per ricordare i profumi della terra. La sirena Partenope consegnò i doni agli Dei che mescolarono gli ingredienti dando vita alla pastiera napoletana.

Spostandoci nell’entroterra campano, precisamente a San Gregorio Matese, paesino dell’alto casertano ricco di verde, non è da dimenticare una vecchia usanza culinaria di questo periodo cioè: la frittata di Pasqua, dotata sempre di un notevole significato simbolico. Questa non solo avendo i tipici ingredienti di una “semplice” frittata vanta nella sua composizione un minimo di 15 uova per un massimo di 100, viene poi arricchita con le interiora dell’agnello, bollite e saltate in padella, ed infine sono aggiunte erbe amare.
Tutta la popolazione si reca nella Chiesa del Paese prima del pranzo pasquale per la benedizione di questo piatto, momento di raccoglimento e di convivialità per tutta la piccola comunità.

Casatiello, pastiera o frittata da 50 uova ciò che conta nelle festività è stare accanto ed insieme alle persone amate.
Buona Pasqua a tutti.

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