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Anche se il regime fascista non ne volle mai parlare

Fu italiano il primo avvistamento Ufo
di Antonello Cannarozzo

Parlare di Ufo (Unidentified Flying Object) o di dischi volanti non crea più quell'eccitazione di un tempo; internet ci riempie di notizie e immagini da ogni parte del pianeta e non solo, ma anche da Marte o dalla Luna.
Insomma, siamo invasi, è proprio il caso di dire, dagli Ufo con migliaia di avvistamenti, filmati e quant'altro, eppure ancora non c'è una prova concreta della loro esistenza, infittendo così un mistero che ha dato origine anche alle ipotesi complottiste più ardite.
Il primo avvistamento ufficiale di questi oggetti non identificati nell'era moderna è quello avvenuto negli Stati Uniti il 24 giugno 1947 dal pilota militare Kenneth Arnold.
L'uomo sostenne che mentre sorvolava un'area dove era precipitato un aereo militare poté osservare nel cielo nove insoliti oggetti vicino al Monte Rainer, nello stato di Washington. Gli oggetti volavano in modo irregolare, ma ad una velocità assai elevata e dagli oblò usciva una luce rossa intermittente, ma ciò che incuriosì particolarmente Arnold era la loro forma come di grandi dischi volanti, un nome che rimarrà per sempre legato agli avvistamenti in tutti questi anni.
Forse, però, la storia del primo avvistamento non è andata proprio così. Sembra infatti che il primo nella storia degli avvistamenti extraterrestri nel secolo scorso non avvenne negli Usa, ma in Italia, vicino all'odierno aeroporto di Malpensa il 13 giugno 1933. 
Quel giorno, come riportarono dei dispacci di agenzia, cadeva un apparecchio non identificato lasciando a terra oltre ai rottami anche i corpi dei due piloti alieni.
Secondo le accurate ricerche del ufologo Roberto Pinotti, i resti di questo antesignano degli odierni Ufo venne descritto in alcuni disegni tecnici ritrovati negli archivi come di forma cilindrica, con un restringimento poco prima del fondo e con oblò sulla fiancata, da cui uscivano luci bianche e rosse.
Tutto questo materiale ritrovato venne nascosto nei capannoni dell'allora stabilimento Siai-Marchetti a Vergiate, dove rimase conservato nel più assoluto riserbo per ben 12 anni. Comunque, a fianco di questo ritrovamento c'è anche un particolare risvolto politico, accennato dallo stesso Pinotti durante un convegno svoltosi ad Roma quest'anno, un caso destinato ad intraprendere l'alleanza di Mussolini con la Germania nazista.
Si credeva, infatti, che la costruzioni di questi velivoli, neanche erano pensabili gli extra terrestri, poteva essere costruita solo dai tedeschi, così: "Il Duce credette, forse, che sarebbe stato opportuno - afferma Pinotti - allearsi con una potenza militare come quella della Germania nazista, capace di produrre un velivolo mai visto prima, piuttosto che averla come nemica". 
A prova della loro possibile origine tedesca alcune testimonianze affermarono che "i cadaveri dei piloti ritrovati accertavano che la loro altezza era stimata intorno ad un 1metro e 80 inoltre avevano, avevano capelli e occhi chiari", dunque di razza ariana.
Un episodio che dette vita, oltre al dato scientifico, a scenari assolutamente top secret di politica, di affari esteri, di spionaggio e di contro spionaggio, il tutto ovviamente in un clima assai complicato dalla situazione internazionale.
In un telegramma dell’epoca, ritrovato negli archivi, spedito dall'agenzia stampa Stefani ad un collaboratore, chiarisce assai bene lo spirito di quei giorni convulsi tra Milano e Roma, e la gravità del fatto: "Caro Alfredo, del caso Moretti (uno di coloro che conoscevano la storia, ndr) non si può parlare che a quattr’occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda. Il Gabinetto RS/33 è ormai un ente autonomo e nessuno può scriverne senza le indicazioni opportune. Per quanto ne so e posso confidarti, l’ente è formato da soli scienziati italiani, (tra cui Marconi, e gerarchi fascisti importanti, come Italo Balbo e Galeazzo Ciano, ndr) ma la presenza di elementi germanici è quasi certa, soprattutto per le concessioni dello stesso Duce che aspira alla reciprocità. Se mi chiedi consiglio eccolo: non dire a nessuno – ripeto nessuno e ciò comprende anche i parenti più stretti – quanto hai visto. (…) Posso assicurarti che un caso analogo precedente si è concluso con il ricovero in manicomio. Dunque, occuparti di certe cose può essere pericoloso. Distruggi questo foglio dopo la lettura".
Nelle settimane precedenti al ritrovamento dell’UFO alcune comunicazioni ufficiali inviate alla Prefettura di Milano, segnalavano già delle stranezze nei cieli del Nord Ovest d’Italia tra cui uno del 3 giugno del 1933: "Raffica di telegrammi - diceva un dispaccio della prefettura - per un “velivolo sconosciuto” che sfreccia a grande velocità a quota altissima, attraversando in pochi minuti lo spazio aereo che dalla Svizzera porta a Como e Milano, descrivendo una rotta alquanto anomala; viene intercettato da terra alle 10.00 (da Sondrio), alle 10.10 (da Montespluga), alle 10.22 (da Milano Termine), alle 10.30 (Portoceresio). Alle 11.50 lo stesso ordigno (o uno analogo) punta verso la Svizzera (tornando dunque indietro). Lo spiegamento di forze notevole. Alle “ore 5″ un fonogramma della camicia nera Agosti avvisa che è stato decretato l’allarme aereo dalla postazione milanese di via Solferino".
Dunque, non era un caso isolato quello di Malpensa.
Comunque, alla fine della guerra, ormai agli inizi degli anni '50, furono gli Alleati a prelevare tutto il materiale e ad imbarcarlo per gli Stati Uniti.
Ad aggiungere un ulteriore mistero alla storia, senza voler fare i complottisti a qualsiasi costo, fu la fine che fecero le tre persone che sapevano di questo trasferimento: due morirono in incidenti di mare ed uno addirittura suicida.
Curiosamente alcuni anni dopo, finita ormai la guerra, in quella stessa zona venne registrato a circa trenta chilometri ad est di Tradate, un cosiddetto “incontro ravvicinato del terzo tipo” tra un operaio e dei misteriosi omini vestiti di blu vestito che riparavano un velivolo di forma ovale, come riportato con grande clamore nella copertina della Domenica del Corriere dell'epoca. Per una strana coincidenza della storia, la forma dell'ufo descritta fu utilizzata da Spielberg nel celebre film E.T..
Tanti gli avvistamenti, ma nulla ancora che possa provare la loro esistenza. Bisognerà aspettare che uno di questi oggetti atterri, ad esempio, a Roma davanti a migliaia di persone, sperando solo che i visitatori alieni non incontrino nel loro atterraggio scioperi, cortei, manifestazioni e traffico in tilt tanto da essere costretti a ripartire di gran carriera. Qui in Italia è tutto possibile.

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