Vista del museo di Villa Arbusto. Immagine via ischia.it.

Ville italiane

Ischia: Villa Arbusto
di Luisanna Tuti

La Campania è bella: bella da guardare, da visitare, da godere.
È questa, senza dubbio, una considerazione che farà sorridere chiunque la legga, poiché è un’osservazione talmente scontata che è ridicolo ripeterla. Io però desidero partire proprio da qui, dalla bellezza del suo mare cristallino e azzurro che si perde, quasi confondendosi, in un cielo sempre limpido, offrendo all’uomo un senso di infinito che fa riconciliare con la vita.
Il calore del sole ed i profumi che ti invadono attraversando questa terra benedetta, le sue scogliere, le sue pianure, i suoi parchi ti regalano emozioni che raramente si possono provare.
Davanti alle coste campane si sdraiano, pigre e assolate, varie isole, tutte egualmente belle, ma oggi ne vogliamo considerare una, per poter parlare di un tesoro nascosto tra gli alberi che vestono le pendici del monte Epomeo: Ischia e la sua Villa Arbusto.
Difficile parlare di questa isola, poiché è un insieme di paesaggi, di panorami mozzafiato, di luci, di scenari unici, sempre differenti. Da una parte alte coste che si gettano a strapiombo sul mare, terminando su piccole spiaggette sassose, raggiungibili solo in barca, e dall’altra strisce di sabbia che ti invitano a sostare per goderti quell’acqua, a volte particolarmente calda per la presenza di sorgenti termali. Su tutto, domina maestoso il monte Epomeo che, fin dall'arrivo, cattura l’occhio del visitatore. Raccontano i pescatori che quando il cielo è sereno sulla vetta del monte, anche se lungo le coste campane diluvia, a Ischia non pioverà.Veduta di Ischia. Foto via Raffaele Birnardo, Flickr.
Parlare dell’archeologia campana è come rileggere un libro di storia antica: Greci, Romani, Etruschi, Sanniti, Longobardi hanno attraversato questa terra lasciandole un patrimonio unico al mondo.
Una testimonianza di questo è proprio Villa Arbusto, così chiamata dal nome della masseria acquistata nel 1785 da Don Carlo Aquaviva di Atri, antica famiglia nobile abruzzese che costruì un casale di campagna nel grande giardino sul quale si trovava un piccolo fabbricato, una cappella, delle fumarole calde ed una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana con la quale si provvedeva al rifornimento idrico di tutto il complesso edilizio, compresa una bellissima fontana.
Nel 1805, esaurita la linea maschile degli Aquaviva, la villa passò alla famiglia Biondi e, dopo vari altri proprietari, nel 1952 fu acquistata dall’editore Angelo Rizzoli che si innamorò di Lacco Ameno, dove fece costruire alberghi ancora oggi meta di personaggi noti, provenienti da tutto il mondo.
Nel 1978, dopo la morte di Angelo Rizzoli, Villa Arbusto fu messa in vendita. In occasione di un convegno, fu proposto ai congressisti di visitarla con il proposito di farne un museo, qualora fosse sembrata idonea a tale scopo. Gli archeologi furono entusiasti della soluzione e, con il contributo della Provincia e della Regione, la villa fu acquistata dal Comune di Lacco Ameno, ma solo nel 1999 il progetto è stato realizzato.
Tra oleandri, pitosfori, buganvillee, ibiscus, agavi, lagerstroemie, feijoe, eucalipti, ulivi e pini, vanto del grande giardino, valore aggiunto al museo, nelle cui sale interne si possono ammirare strumenti di ossidiana, vasi decorati con varie tecniche, ceramiche di Monte Vico, tazze e scodelle risalenti al 3500 a.C. o all’età del Bronzo (1400 – 1330 a.C.) e all’età del Ferro. Alcune teche sono dedicate a corredi tombali di tipo egizio, boccette, unguenti, coppe (nota è la Coppa di Nestore) ed anfore (la più importante è quella di Aiace ed Achille), spazi espositivi straordinari per i reperti e per la struttura, unica ed ineguagliabile, ubicata nel verde, affacciata sul mare, attrattiva per turisti e studiosi di tutto il mondo.

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