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Sempre più giovani hanno gravi problemi di udito

Andiamo a spaccarci i timpani
di Antonello Cannarozzo

Probabilmente, tra meno di due generazioni, la metà dei giovani di oggi porterà un apparecchio acustico.
Uno scenario non certo rassicurante.
Sempre più ragazzi, infatti, anche giovanissimi, si espongono in maniera assurda a suoni e rumori con decibel assai forti, più di quanto l'orecchio umano possa sopportare.
Non è raro leggendo le cronache cittadine di adolescenti portati in ospedale dopo aver assistito dal vivo ad un concerto rock con patologie che vanno dall'acufene, sentire un fischio continuo, o la perdita momentanea e purtroppo anche definitiva del proprio udito con tutta una serie di disturbi collaterali che vanno dalla mancanza di equilibrio a problemi di concentrazione fino a patologie invalidanti.
È la generazione che possiamo definire "a tutto volume", con pericoli per la salute non indifferenti tanto che in Francia hanno dedicato al problema addirittura una giornata di sensibilizzazione ed in Italia la situazione non diverge molto da quella degli altri Paesi sviluppati.
Solo tre anni fa il fenomeno riguardava il 3% dei giovani tra i 15 e i 25 anni mentre oggi c'è stato già un incremento del 25% portando la percentuale al 4,2% per una popolazione di circa mezzo milione. Nel mondo secondo i dati dell'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) addirittura un miliardo di ragazzi.
Sono esposti a questo danno tutti coloro che rimangono per ore in discoteca, indossano le cuffie del loro smatphone che li isola dalla realtà circostante fino alla possibilità estrema di andare a concerti rave per intere giornate fino allo sballo con l'uso conclamato di sostanze che certo non aiutano a stare meglio.
Ancora l’Oms, per aiutare a prevenire i danni acustici, ha redatto una lista di quanto tempo al massimo ci si può esporre ai vari modelli di rumore.
La lista è molto lunga, basta andare sui siti dell'Organizzazione dell'Onu, dove troviamo ai primi posti dell’inascoltabilità la musica dal vivo, non certo un trio di archi che esegue musica da camera, ma quelli rock con i suoi 115 decibel ed oltre, una musica che il nostro udito non tollera oltre 28 secondi, ricordando che sopra gli 80 decibel le orecchie cominciano ad avere problemi arrivando alla soglia del dolore a quota 120, alcuni anche 150, un bel guaio perché ci si accorge del danno solo quando ormai è troppo tardi.
Il consiglio dell'Oms è dunque non più di 60 decibel di musica e non ascoltarla oltre i 60 minuti al giorno.
Ma se non si hanno gli strumenti per segnalare i decibel lo si può fare anche in maniera empirica, ad esempio quando il rumore non permette di ascoltare chi ci è vicino a un metro e bisogna gridare, in un ingorgo stradale nonostante i finestrini della vostra auto sono chiusi tuttavia il vostro vicino di fila sente un rumore assordante della vostra autoradio, quando su di un bus o in treno il vostro malcapitato vicino sente il vostro iPod come se fosse lui ad indossare le cuffie, lo stesso problema, forse anche peggio, per chi questa tipo di musica la suona stando vicino alle casse che certamente superano la normativa europea di 120 decibel.
Altre contromisure potrebbero essere: "Ridurre l’uso continuativo di Mp3 o di altri riproduttori musicali a non più di due ore al giorno - raccomanda Antonio Cesarini, presidente della Società italiana di audiologia - e quando si va in discoteca o a un concerto seguire la regola del prendersi una pausa di un quarto d’ora ogni 90 minuti".
Pertanto un udito sano è, come si legge nei vari documenti degli specialisti, sintomo di buona salute perché a volte un disturbo uditivo può essere il campanello d'allarme per altre patologie anche più gravi.
La sordità non è un fattore fisiologico dovuto all'età, spesso è causato dall'ignoranza e dalla superficialità come frequentare ambienti rumorosi, abuso di droghe, alcol, fumo o dovuto anche alla presenza di colesterolo alto, trigliceridi e diabete.
Pensiamo a tutto questo quando ascoltiamo un brano musicale, ne va anche della nostra salute e non è poco.

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