Artemisia Gentileschi – Giuditta decapita Oloferne – Google Art Project-Adjust, Wikimedia Commons

8 marzo

Donne per le donne
di Luana Ruscitti

Da sempre la nostra civiltà si basa sui binomi, uguali ma opposti, che assolvono a quella necessità intrinseca nella natura umana di categorizzare, ridurre le scelte da molteplici a due, per dare un senso alle cose, per poterle comprendere all’interno della nostra ridotta umana prospettiva. Buono-cattivo, bene-male, cacciatore-preda, servo-padrone, uomo-donna. I grigi non sono contemplati se non da poche menti illuminate.
Perché esiste una festa della donna? La spiegazione più nota (nonché falsa) non basta per definire il senso di questo “rituale”: un omaggio teso a mantenere memoria di un presunto rogo, avvenuto in una non ben chiara fabbrica, nella quale persero la vita centinaia di donne. La verità sull’origine di questa ricorrenza risiede, invece, altrove.
Bisogna tornare indietro al 1908, al Congresso della II Internazionale socialista di Stoccarda, che trattò per la prima volta il tema del diritto di voto delle donne. Nel maggio di quello stesso anno, si tenne a Chicago una conferenza del Partito Socialista a cui tutte le donne erano invitate a partecipare. Per questa ragione, quel giorno venne definito “Women’s Day”.
Il diritto di voto universale, che oggi ci sembra così scontato e che, a volte, non ci prendiamo nemmeno il disturbo di esercitare, rappresenta il primo vero leitmotiv su cui si sono mosse le forze femminili, nella loro battaglia verso il riscatto da una società maschilista.
Che senso ha il femminismo? Alcuni anni fa il mondo universitario era pieno di collettivi femministi con caratteristiche discutibili. Una tra tutte, un odio profondo per il genere maschile. Al centro della lotta femminista, invece, deve esserci la donna stessa, coi suoi desideri e passioni, con la sua sagacia, con il suo essere multi tasking, la donna in quanto essere umano, necessariamente, biologicamente, empiricamente e filosoficamente diversa dall’uomo. Siamo fatti di carne e sangue, di ossa e materia cerebrale, ma abbiamo modi diversi di usare questi apparati comuni. Non dovrebbe esserci contrapposizione ma comunione. Non lotta ma compromesso. Non forza ma astuzia. L’astuzia di usare il meglio di ogni genere.
Platone sosteneva che ognuno ha il suo posto in base alle sue caratteristiche. Marx ha rivisitato questo concetto in termini economici (anche Platone parla di economia ma intesa come governo della casa e della comunità). In termini economici platonici, l’uso della forza per opprimere e reprimere non è altro che uno spreco di risorse ed energie. Però, negli ultimi anni, complice probabilmente una maggiore attenzione dei media sul’argomento, pare ci sia stata una sferzata di atti di violenza di genere senza precedenti, talmente gravi e dalle caratteristiche di esecuzione così scabrose, da imporre a tutti una riflessione: a prescindere dall’essere uomo o donna, cosa abbiamo sbagliato come civiltà?
Negli ultimi mesi, a livello globale, è iniziato un movimento di donne per le donne. Per la prima volta nella storia del femminismo si è spostato l’ago della bilancia della lotta dall’opposizione al genere maschile alla realizzazione della donna in quanto Umano, al suo diritto di lavorare, di uscire, di vestirsi come vuole, di lasciare una relazione insoddisfacente, di esprimersi, di amare, odiare. Il movimento Non una di Meno è sorto spontaneamente, dopo il barbaro omicidio di Lucya, 16enne argentina stuprata e impalata dopo ore di agonia. Da allora le donne, in tutto il mondo, a prescindere dalla lingua, dalla religione, da qualunque fattore altrimenti distintivo, si sono unite per dire basta al silenzio contro le violenze subite, attraverso iniziative e manifestazioni in contemporanea da est a ovest, da nord a sud. Non contrapposizione ma unione.
La donna non ha solo un ruolo, la donna è la summa dei risultati delle battaglie di civiltà. Il livello del trattamento femminile, così come il livello di conflitto che ella è in grado di generare, si può definire come una cartina al tornasole dello stato di salute etico di una società e della civiltà che la caratterizza.
Oggi 8 marzo a Roma alle 17 l’appuntamento è davanti al Colosseo, per una manifestazione in nero e fucsia che dica Non una di Meno.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.