Joe Gebbia, cofondatore di AirBnB, al TED2016 di Vancouver in Canada. Foto di Bret Hartman / TED – Attribuzione CC BY-NC 2.0

L’appello alla solidarietà di AirBnB, il colosso della condivisione di case vacanze

#weaccept di AirBnB
di Massimo Predieri

I circa 650.000 proprietari di casa di tutto il mondo iscritti a AirBnB si sono visti recapitare a inizio febbraio il seguente messaggio:
#weaccept - 5 febbraio 2017 - Crediamo nella semplice idea che, indipendentemente da chi siamo, da dove veniamo, da chi amiamo o a chi indirizziamo le nostre preghiere, noi tutti dobbiamo avere la possibilità di sentirci a casa. Siamo consapevoli che si tratta di un idealismo destinato a incontrare molti ostacoli lungo il cammino, a causa di un'altra constatazione che sembra semplicistica ma non lo è: non tutte le persone, oggi, sono accettate e tollerate.
Il disagio causato dai primi decreti del neopresidente Donald Trump, forse soprattutto la preoccupazione per il proprio business, ha spinto diversi colossi americani dell’informatica e dei servizi online a prendere le distanze dalla politica anti-immigrati. Così il portale della condivisione online di case vacanze AirBnB, un gigante che offre 3 milioni di alloggi in tutto il mondo ed è valutato 30 miliardi di dollari, ha deciso di chiedere ai propri utenti proprietari di casa di sottoscrivere una dichiarazione di solidarietà ai rifugiati, indipendentemente delle loro origini o credo religioso.
L’azienda AirBnB si impegna inoltre a donare 4 milioni di dollari in quattro anni al International Rescue Committee per aiutare i rifugiati. Un segnale di buona volontà, con una somma tuttavia piuttosto modesta, tenendo conto che il fatturato annuale di AiBnB dovrebbe aver superato nel 2016 il miliardo di dollari.
Coloro che sono stati sfollati, continua la dichiarazione firmata dai fondatori di AirBnB Brian CheskyJoe GebbiaNate Blecharczyk, sia per ragioni legate alla guerra che per altri fattori, hanno un bisogno particolare di essere accettati e compresi. Hanno bisogno, …di un luogo che possano chiamare casa. Ecco perché abbiamo deciso di agire.
Questo è solo l'inizio, e ci auguriamo tu possa unirti a noi condividendo il tuo alloggio con chi ne bisogno o donando alle organizzazioni che stanno assistendo gli sfollati. Se lo desideriamo, possiamo fare in modo che i bambini di oggi crescano in un mondo diverso, nel quale possano sentirsi accettati per chi sono, indipendentemente da dove si trovino. Perché siamo sinceramente convinti che più ci accettiamo per ciò che siamo e più il mondo può diventare un luogo migliore.
Questa singolare iniziativa messa in atto dal potente operatore mondiale di servizi di prenotazione di Bed and Breakfast e case vacanze con sede a San Francisco è un segnale della preoccupazione che serpeggia nelle grandi aziende americane a fronte delle politiche di protezionismo e chiusura della nuova amministrazione conservatrice degli Stati Uniti. Non ci sorprenderebbe se alla iniziativa di AirBnB ne seguissero altre analoghe della grande industria americana che dipende dal mercato globale.

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