Quadro di  Manuel Domínguez Sánchez, Il suicidio di Seneca, 1871, Museo Nacional del Prado, Madrid

Il cinismo davanti alla morte di una studentessa

La banalità di un suicidio
di Antonello Cannarozzo

Abbiamo dato un titolo volutamente provocatorio nel raccontare una tragedia che si è consumata la scorsa settimana in un centro commerciale nei pressi di Torino.
La storia lascia sgomenti per la velocità con cui si sono svolti il fatti e per la reazione degli altri clienti del centro.
La mattina di quel giorno maledetto, Giusy Shari Morando, 26 anni, quinta di sette fratelli e prossima a prendere la laurea in medicina, aveva fatto normalmente colazione in casa con i suoi per poi accompagnare la madre a fare spese al centro commerciale.
Tutto tranquillo insomma, sentendo il racconto della madre, nulla faceva presagire la tragedia e nessuno tra quanti l'hanno conosciuta sono stati in grado di spiegare il folle gesto se non cercare forse in quel male oscuro della depressione che da qualche tempo le aveva tolto il suo sorriso, causato probabilmente da un forte stress, come poi hanno confermato gli stessi investigatori.
Il dramma si è scatenato in un attimo, quando le due donne, dopo aver riempito il carrello della spesa, si sono recate alla cassa per pagare ed è stato qui che Giusy ha preso una scatola di tonno l'ha aperta e con il coperchio di latta affilato si è recisa la giugulare, un gesto che non le dava alcuna possibilità di salvezza anche per la fuoruscita di una grande quantità di sangue.
Qualcuno dei presenti ha dichiarato che la ragazza una volta accortasi del gesto che aveva compiuto avrebbe chiesto aiuto con un flebile "Salvatemi", ma un medico che era lì per caso, davanti all'accaduto non ha potuto far altro che constatarne la morte.
Il dramma di una ragazza che si suicida in un luogo pubblico è già un fatto che lascia nei cuori l'amarezza, ma ciò che è successo subito dopo ci lascia ancora più attoniti per l'imbecillità di alcune delle persone presenti al fatto.
Dopo una iniziale confusione, i clienti hanno continuato a fare la spesa come se nulla fosse successo addirittura dei mentecatti hanno fatto anche le foto al cadavere ancora caldo e non mi meraviglierei se alcuni di loro avessero fatto anche dei selfie.
Dopo qualche tempo i sorveglianti, forse mossi a pietà davanti a quel giovane corpo, hanno allontanato le persone chiedendo loro almeno un po' di rispetto e soltanto quattro ore dopo, con i locali ormai vuoti di clienti, si sono abbassate le serrande in segno di lutto.
L'episodio mi ha ricordato quando due anni fa vidi in televisione un fatto di cronaca capitato nel centro di Roma all'ora di punta, nel quale una donna, madre di famiglia, era stata travolta da una macchia a grande velocità.
Ci furono alcuni feriti per fortuna leggeri, solo il corpo della donna giaceva immobile davanti al portone di un ufficio. Mi fece orrore vedere gli impiegati  che entravano scavalcando il povero corpo che ostruiva in parte l'entrata come la cosa più normale di questo mondo.
Non un momento di silenzio, non una preghiera, nulla di nulla tutto procedeva come sempre e magari avranno pure parlato delle ferie essendo il fatto accaduto in pieno agosto.
Potremmo raccontare anche degli ingorghi che si creano lungo le strade a causa dei curiosi che rallentano per osservare un incidente stradale e fare magari le inevitabili foto con il cellulare, insomma, mi viene da dire con un gioco di parole, che viviamo in una società così tragicamente banale dove anche la morte non può che essere vista come una banalità.

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