Storie da amaro in bocca

Vuoi uccidere papà o mamma?
di Rosario Vitti

"Vuoi più bene al papà o alla mamma?", questo, fino a qualche tempo fa, era il classico refrain che i grandi chiedevano ai bambini, non senza critiche degli psicologi che definivano questa domanda una scelta traumatica per un figlio: chissà cosa avrebbero detto sul modo di insegnare di due maestre elementari presso una scuola di Scarmagno vicino Torino.
Tutto ha inizio nella scorsa primavera, quando alcuni bambini manifestano alcune anomalie nel comportamento con strani discorsi raccontati dagli stessi, accaduti durante le lezioni. Attira l'attenzione specialmente il titolo di un tema che le due insegnanti avevano dato in classe dal titolo a dir poco inquietante: "Chi uccideresti prima tra mamma e papà?".
Dopo qualche incertezza, i genitori hanno voluto vederci chiaro sulle due maestre non più giovanissime, Caterina Irma Vesco, 54 anni e la collega, Domenica Roncaglione, 60 anni.
Attraverso i loro legali, otto dei genitori di questi alunni si sono rivolti ai carabinieri per approfondire non solo questo titolo, quanto i comportamenti reiterati delle due donne.
Le insegnanti avrebbero parlato, tra l'altro, esplicitamente di sesso, riferendosi ai loro genitori con frasi tipo: "Quando i papà vanno con le donne in strada mentre le mamme sono a casa" e del "bunga bunga". Frasi non certo adatte a bambini di otto o nove anni, come anche sulla morte "Prima o poi mamma e papà moriranno, bisogna farsene una ragione" che hanno creato non pochi traumi.
Infine, le due maestre si facevano massaggiare a turno dai loro alunni il collo o la schiena. Forse un gioco, ma ritenuto dai genitori un modo di fare per lo meno imbarazzante e sospetto, specialmente fatto da due adulti in un'aula con dei minori.
Ad aprile, con l'autorizzazione del magistrato, i militari dell'Arma, hanno messo nell'aula una telecamera esaminando per tutto il giorno, i venti bambini e le loro insegnanti per circa tre mesi.
Dalla visione dei nastri, però, non è risultato alcun maltrattamento, tanto che la Procura di Ivrea ha chiesto l'archiviazione del caso, pur rilevando comportamenti sicuramente "inopportuni" da parte delle due maestre, ma non penalmente rilevanti.
Decisione che ha lasciato sorprese e amareggiate le famiglie che avevano denunciato gli episodi avvenuti nella scuola.
Per questo i loro legali, hanno fatto istanza di opposizione all'archiviazione e ora sarà un gip a decidere se confermare la sentenza della Procura oppure se la vicenda vada approfondita. Nell'attesa è stato l'ufficio scolastico a togliere tutti dall'imbarazzo, sospendendo le maestre.
Questa la tesi dei genitori, ma le due insegnanti come hanno affrontato questo scandalo? "Trentacinque anni di insegnamento a Scarmagno - afferma Domenica Roncaglione - senza un problema, non un’ombra, e ora esplode tutto questo ingiustamente, davanti a mezza Italia. Immagini lei come può stare mia moglie. Un incubo".
I telefoni delle insegnanti squillano a vuoto da giorni e anche trovarle a casa è un miracolo. Intervistato da un giornalista della Sentinella Canavese, il marito della Vesco, ha dichiarato che: "Affronteremo passo dopo passo tutto quello che dovremo affrontare, ci presenteremo serenamente in sede di procedimento disciplinare con un nostro avvocato, certo – continua – Noi abbiamo la coscienza a posto, nulla da rimproverarci, neanche da un punto di vista morale. Non viviamo barricati, e anzi fanno piacere i tanti messaggi di solidarietà che stanno arrivando in questi giorni. Abbiamo parlato in modo franco anche con i nostri figli che sono grandi, dando loro disposizione tassativa di non parlare con nessuno di questa questione".
Una situazione certamente pesante che coinvolge non solo le 8 famiglie che hanno denunciato i fatti, ma anche le famiglie delle due insegnanti.
Abbiamo ancora nella memoria il caso che sconvolse l'Italia sulle maestre delle elementari che, con tanto di complici, a Rignano Flaminia adescavano per giochi erotici addirittura i loro stessi alunni, oggi ormai adolescenti.
Tutto si risolse giuridicamente con una assoluzione anche in appello per le due imputate, ma lasciò nel piccolo centro laziale una ferita di sospetti e di rancori che hanno avvelenato per anni intere famiglie.
Forse bisognerebbe agire con più discrezione e non mettendo tutto in piazza con il pericolo che a rimetterci siano gli innocenti, come i bambini di allora di Rignano.

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