Downtown Aleppo, Queik river at night. Syrian Republic (photo by Mohamed Zaki)

Il nido di Aleppo
di Mario Attanasio

Quale responsabile dei mercatini natalizi europei, Ferdinand aveva dovuto vivere il profondo dolore della strage di Berlino perpetrata da un fanatico affiliato all’Isis.

Aveva dovuto collaborare con i vari stati per la messa in sicurezza di tutti gli altri mercatini natalizi che avevano raggiunto ormai una diffusione capillare ovunque, con grande successo e fatturato.
Era però molto dibattuto fra la condanna totale di questi avvenimenti tragici e la ricerca di una spiegazione logica a tale orrore.
Anita, cosa devo fare?
Tu cosa ne pensi?
Mah, Ferdinand, anche io sono molto confusa e non capisco cosa possa spingere questi uomini a gesti così estremi che, fra l’altro, comportano sempre il sacrificio delle proprie vite e quelle di innocenti che non c’entrano assolutamente nulla con i loro problemi.
Mentre era dilaniato da questi dubbi gli venne un’idea.
Anita, perché non andiamo a fare la distribuzione dei tradizionali doni in Siria vestiti da Babbo Natale?
Ma tu sei pazzo Ferdinand, chi vuoi che conosca Babbo Natale in Siria?
Ma Anita, ormai con la globalizzazione si conosce tutto di tutti in qualsiasi parte del globo, e poi, una cosa del genere potrebbe avvicinare i popoli.
Lei era molto perplessa, ma ormai lo conosceva bene: quando aveva una delle sue strane pensate non c’era modo di fargli cambiare idea, per cui gli chiese direttamente come volesse procedere.
Ci penso io!
Lui in effetti non aveva le idee molto chiare, ma si mise subito all’opera.
Il cliché doveva essere sempre lo stesso: un aereo invisibile che rimorchiava la slitta sulla quale stava Babbo Natale con i doni per i bambini.
È così telefonò ad Obama per avere uno Stealth, come la volta precedente.
A dire il vero avrebbe dovuto chiederlo a Trump, quale Presidente eletto degli Stati Uniti, ma conoscendo la sua posizione sugli immigrati dal Messico, scelse di chiederlo al Presidente uscente.
Questi non aspettava altro che fare una cosa contraria alle idee del suo successore e subito si mise in moto e poco dopo lo richiamò dalla linea rossa.
Ferdinand, non abbiamo attualmente Stealth disponibili, sono tutti in missione, però abbiamo un vecchio Air Force One, potrebbe andare bene?
Lui non poteva credere alle proprie orecchie.
Un Air Force One!
Sì, lo abbiamo pronto nell’hangar ed un equipaggio di piloti in pensione si presterà per questa missione umanitaria in Medio Oriente, con la speranza che sia la volta buona.
Ferdinand, che era solo spinto dalla curiosità di saperne di più sulla questione terrorismo e senza la minima intenzione di risolvere alcunché, non osò disilluderlo ed accettò con grande piacere ma con un po’ di imbarazzo, perché aveva capito che Obama cercava il grande successo politico di fine mandato, visto che molte sue iniziative umanitarie si erano infrante contro le volontà contraria del Congresso a maggioranza repubblicana.
È così insieme ad Anita e grazie alle ditte sponsor, si mise a preparare di buona lena i doni natalizi con l’attenzione rivolta ai bambini di quelle terre devastate dalla guerra civile.
Grande cura fu messa nell’evitare qualsiasi cosa che ricordasse la guerra come pistole, fucili o altre cose del genere.
Naturalmente dovette chiedere a Re Laurino una coperta particolarmente grande che rendesse invisibile l’aereo, viste le sue enormi dimensioni.
E fu così che si prepararono al viaggio più stupefacente che avessero mai fatto.
L’Air Force One non potendo atterrare a Bressanone, dove loro avevano caricato la slitta, dovette attendere fino a quando non li agganciarono in aria dove si erano fatti portare da un Cesna dell’aeroclub locale.
Lungo fu il viaggio e grandi furono i dubbi che assillarono sia Ferdinand che Anita.
E ora che facciamo?
Beh, dai ce la faremo, diceva Ferdinand senza molta convinzione sperando nella sua buona stella.
Pronti allo sgancio!
Cosa?
Si siamo arrivati sull’obbiettivo, dicevano i piloti dell’aereo, stiamo sorvolando Aleppo, dove la battaglia è finita da poco; dopo lo sganciamento voi avete venti minuti di autonomia di volo con la vostra slitta per planare lentamente fino ad atterrare nelle vicinanze dello stadio.
La gente già ha visto e vi attende, buona fortuna!
Veniamo a riprendervi fra 24 ore!
Uno strattone segnò l’inizio della loro avventura.
Non sapendo come, atterrarono con la slitta in un prato non lontano da edifici in cattive condizioni, mentre dal cielo piovevano migliaia di pacchetti natalizi, regalo del Pentagono che una volta tanto invece di bombe mollava giù regali.
I segni della guerra civile erano evidenti, muri crollati, case senza tetto, tutto rimandava ai filmati che avevano visto in televisione.
E ora?
Aspettiamo, intanto vestiamoci, disse Ferdinand.
È così non uno ma due Babbi Natale guidavano la slitta che miracolosamente si muoveva sul prato come sulle nevi della Norvegia.
A dir la verità Ferdinand aveva fatto installare un motorino nascosto che silenziosamente faceva avanzare la slitta.
Piano piano della gente iniziò a comparire intorno a loro; uomini pochi ed in genere vecchi, più donne e bambini.
Dopo un primo momento di stupore per questa apparizione cominciarono a vociare intorno a loro. Le parole erano incomprensibili, ma il loro atteggiamento non lasciava dubbi: erano contenti e vedevano in loro una apparizione quasi sovrannaturale.
Vedendo questo iniziarono a distribuire i regali di Natale.
Incredibile era ai loro occhi la felicità che i bambini mostravano quando aprivano i regali; non stavano più nella loro pelle a vedere le macchinine, le bambole, i trenini, i giochi, la cioccolata, i cappellini, i vestitini e tutte le altre cose che avevano portato.
Scambiandosi un’occhiata capirono che già quello spettacolo li ripagava dei loro sforzi.
Ma lo scopo del viaggio era un altro per cui, pur facendosi capire con difficoltà, riuscirono a farsi condurre nel centro città.
I segni dell’orrore si vedevano ovunque, non c’era casa che non avesse subito dei danni, le strade piene di buche dovute alle esplosioni, un disastro ovunque.
Ma perché tutto questo? Chiedeva Ferdinand alla loro guida.
Mah, non si capisce bene, anzi non si capisce niente; prima c’era Assad che comandava e diceva che i ribelli erano cattivi e volevano solo il potere.
Poi sono venuti i ribelli che dicevano di averli liberati dal tiranno Assad.
Poi è venuto il Califfo dell’Isis che anche lui ha detto di averci finalmente liberati.
Intanto combattimenti senza fine, morti, fame, sofferenze si sono succedute senza sosta sia con i primi che i secondi.
Ora ci stanno venendo in soccorso i russi che ci bombardano, è veramente strano da parte di chi ti vuole liberare.
Ormai abbiamo imparato a guardarci da chi ci vuole liberare.
Ma non ci facciamo più caso perché noi, povera gente, non contiamo niente, siamo carne da macello, non ci restano più lacrime da versare, abbiamo già dato tutto, anche quelle.
Ma perché ve la pigliate con la povera gente che non c’entra niente in Europa, dove fate stragi di innocenti anche nei mercatini natalizi?
Oh noi non possiamo fare niente contro queste belve, sono dei giochi che si fanno in alto, in genere promettono a chi si immola per Allah il Paradiso in cielo e la sicurezza economica per la sua famiglia.
Ma non sono anche dei patrioti che si battono per la loro patria, anche se mi riesce difficile definire patrioti chi uccide degli innocenti?
Ma come è iniziato tutto questo?
Ma come non lo sapete?
No, non lo sappiamo.
E dovreste saperlo, è tutto iniziato con la scoperta del petrolio, la ricchezza delle famiglie regnanti e la cupidigia occidentale che si vuole assicurare il petrolio.
Poi è tutto precipitato quando Bush ha deciso di fare fuori, con la complicità inglese, Saddam Hussein.
Lui assicurava, come tanti altri Raìs, la tranquillità sociale, anche se con la dittatura.
È quella che cosa è?
Un edificio quasi intatto si era materializzato davanti a loro.
È il nido di Aleppo, l’unico edificio rimasto, non si sa come, miracolosamente illeso.
Possiamo visitarlo?
Ma certamente, andiamo.
Ferdinand e Anita entrarono in un luogo magico.
Quello che succedeva fuori non lasciava alcuna traccia in quelle stanze.
Sapete, diceva la loro guida, ormai nascono così pochi bambini che quelli che vedono la luce hanno tutto il possibile anche di quelli che non ci sono.
Anita era commossa, quei bambini erano un amore e lei chiese: si può prenderne in braccio uno?
Ma certo!
Disse una nurse porgendole un pargolo.
Il contatto con quella creatura la mandava in estasi.
Si sentì improvvisamente come una madre con il proprio bimbo in grembo.
Un amore totale verso il bimbo si impadronì di lei.
Si sentiva così strana da non capire cosa le stesse succedendo.
Iniziava a sentirsi più gonfia del solito soprattutto nel seno che iniziava ad inturgidirsi. Contemporaneamente il bambino con le manine cercava il suo seno, lei non riusciva ad opporsi a questo, anzi con gesto amorevole si scoprì e lo offerse alla bocca vorace del bambino che non aspettava altro.
Ma cosa mi  succede, si chiedeva lei.
Stai tranquilla, è tutto normale, va tutto bene, una Voce le parlava direttamente in testa.
Chi parla? Chi sei?
Sono uno spirito  e ti parlo a nome delle anime del mondo spirituale.
Cosa?
Sì, le anime che sono qui nel mondo spirituale, e vi sono anche quelle che vi sono arrivate per queste guerre, vogliono fare qualcosa per questo mondo disgraziato.
E cosa?
Allevare un po' di gente saggia, visto che i popoli di queste parti, e non solo, non sono capaci di risolvere nessuno dei gravi problemi che li affliggono.
E come?
Attraverso il latte che queste creature potranno bere dal tuo seno, dove noi abbiamo riversato la Saggezza Universale, noi possiamo allevare una piccola generazione di persone illuminate che, quando arriveranno a posti di responsabilità politica, guideranno i loro paesi verso un futuro di pace e prosperità.
Ma voi siete pazzi, voi non esistete, questo è un incubo!
No, non è un incubo, è la verità.
Lei non riusciva a capacitarsi e si dava dei pizzicotti, ma non succedeva niente, anzi il desiderio di allattare quei bambini aumentava sempre più.
Ma Ferdinand, fai qualcosa, tutto ciò non è credibile, anzi è assurdo, mi rifiuto di credere alcunché di questa faccenda, riportami subito a casa!
Mentre Ferdinand pensava a come uscire da questa inaspettata situazione, Anita cambiò del tutto il suo atteggiamento e iniziò a prendere fra le braccia i piccoli esseri che le rivolgevano degli sguardi misericordiosi come se vedessero la Madonna.
E lei Anita, piano piano iniziò a nutrire uno dopo l’altro tutti i bambini di quel nido.
Sai Ferdinand, disse la stessa voce di prima, bastano poche gocce di questo latte materno per fare di ogni bambino un essere speciale, è come allevare un’ape regina.
Ognuno di questi bambini, una volta diventato grande, farà sì che la pace si diffonda in queste terre, come era una volta, e come è giusto che sia dovunque; questo è ciò che possiamo fare noi esseri del mondo spirituale e, credimi, non è poco.
Noi normalmente non possiamo mai intervenire materialmente, ma questa situazione di oggi ha superato di gran lunga ogni più pessimistica previsione con il coinvolgimento di persone innocenti. È sempre la stessa storia, ma questa volta è stato oltrepassato il limite, per cui ci siamo mosse.
Anita hai finito?
Sì, quasi, manca l’ultimo bambino, ma faccio presto, vogliono solo una boccata e basta, è incredibile.
Non è incredibile, si intromise la solita voce, abbiamo infuso tanta potenza nel tuo latte in modo che basti una sola poppata per svolgere il suo effetto, visto che c’erano tanti bambini da allattare.
Infine insieme alla loro guida uscirono di nuovo in strada e non potettero credere ai loro occhi, dovunque macerie mentre il nido era non solo intatto ma anche tenuto molto bene.
Mentre Ferdinand restava sbalordito di fronte a questo miracolo, il telefono squillò.
Qui l’Air Force One, avete concluso la missione?
Beh sì, disse senza convinzione Ferdinand.
Bene, allora veniamo a prendervi, risalite sulla slitta.
Non fecero neppure in tempo a rimontare sulla slitta che vennero agganciati  dall’Air Force One in cabrata al suolo.
Gli  occhi della popolazione incredula naturalmente videro solo la slitta che si alzava in volo portandosi via Babbo Natale.
Dopo una sorvolata sul Rosengarten, dove sganciarono il mantello magico restituendolo a Re Laurino, li lasciarono sull’aeroporto di Bolzano dove atterrarono dolcemente, mentre l’aereo proseguiva per gli States.
Portami a letto Ferdinand, le emozioni sono state troppo forti, non c'è la faccio più, gli sussurrò Anita.
Lui fece di tutto per esaudire al più presto il suo desiderio  e così raggiunsero in un baleno la propria casa e ancora più velocemente il letto.
Quando Ferdinand aveva Anita fra le braccia non sapeva assolutamente trattenersi, per cui le chiese: ma cara, di quel latte speciale....ce ne sarebbe ancora un po' anche...anche per me?
No, Ferdinand, di quello non ce n’è più, ma per te c’è sempre dell’altro, e ti assicuro che non è meno buono...
E fu così che, davanti a tutto questo, i problemi del mondo passarono in secondo piano.

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