La Regina Elisabetta II brinda con il Presidente alla Casa Bianca a Washington Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2079828

“Buon appetito” è segno di educazione?

Alcune note di Bon-Ton
di Luisanna Tuti

Rigide norme di comportamento, fino ad allora considerate patrimonio esclusivo delle Corti Regali, furono stabilite e divulgate con l'avvento dell'Umanesimo. Ancora oggi queste regole definiscono e disciplinano forme corrette delle diverse azioni nei rapporti interpersonali, adattate ai vari Paesi a seconda della loro politica, cultura e tradizioni.

“Prego signora si accomodi”.
Mai un uomo deve commettere questo errore entrando in un luogo pubblico.
Sembra che in tempi ormai remoti, il “cavaliere” mandasse avanti un servitore per ispezionare l'ambiente che doveva essere idoneo ad accogliere la propria “dama”. E' questa la ragione che spinge l'uomo ad entrare per primo al ristorante, assicurandosi che la signora si possa sentire a proprio agio tra persone sconosciute che non siano chiassose o volgari.
E' l'uomo che si rivolge al maitre per l'assegnazione del tavolo e cede poi il passo alla signora che sceglie il posto per sedersi. Normalmente quello rivolto alla sala, per osservare ed essere ammirata.
La scelta del vino è affidata a chi invita (che si può consultare con l' ospite) ed effettuata a seconda del menu, offerto prima alla signora che ha diritto di chiedere ogni precisazione sulle pietanze proposte. L'ordinazione definitiva è fatta sempre dalla persona che invita.
Se la portata è servita su vassoio comune, la precedenza va alla o alle signore, poi ai commensali uomini ed infine al “padrone di casa”.
Al momento di saldare il conto, l'invitante si reca alla cassa, assentandosi con una scusa. Infine sono le signore ad alzarsi ed uscire per prime, poi gli ospiti maschili e, per ultima, la persona che invita.
Sono da evitare le telefonate durante il pasto, ma, se proprio inevitabili, il ricevente, scusandosi, si deve alzare ed allontanarsi per non disturbare gli altri.
Ovviamente è rigorosamente vietato mangiare con le mani guantate.
Di certo esistono dei modelli di “donne di classe” alle quali sarebbe concesso di commettere a tavola errori molto discutibili, ma essere sempre considerate “icone di sicura eleganza”. Se Jacqueline Kennedy o Audrey Hepburn avessero mangiato la pizza con le mani, o avessero spinto i piselli sulla forchetta, sarebbero state sempre considerate “modelli di nuova eleganza”.
Rimane ancora incerta la necessità di augurare il “buon appetito” all'inizio dei pasti. Mentre Benedetta Craveri, autrice del libro “Civiltà della conversazione”, precisa che il divieto del “buon appetito” deriva dalla esigenza di stemperare ed esorcizzare la violenza degli istinti e garantire uno scambio sociale ed armonioso, per Rosita Missoni, creatrice di elegante vasellame per la tavola, è un meraviglioso segno di salute. “Quando me lo augurano” dichiara la stilista, “mi rasserena perché lo considero un gesto di grande cordialità”.
Si dice che il divieto sia stato imposto dalla nobiltà con “l'arrivo della forchetta”, che sostituì l'uso delle mani e segnò il “distacco dal cibo”, quale necessità animale. Cibarsi doveva apparire solo un piacere, non un'esigenza.
“Auguriamo un piacevole pranzo
” sembra un compromesso garbato per ovviare a questo annoso dilemma.

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