By Les Chatfield from Brighton, England - Polite notice, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25882340

Educazione = cultura?

“Mamma, voglio un altro cammello!”
di Luisanna Tuti

Una sintesi straordinaria dell' azione educativa ce l'ha fornita il filosofo Antonio Rosmini affermando: “educare vuol dire rendere l'uomo autore del proprio bene”

“Mamma voglio un altro cammello!”
“Amore, i re magi erano tre, quindi i cammelli devono essere tre”
“No, io ne voglio quattro perché anche Lucio e Franca ne hanno tre, allora io ne voglio quattro...”
Battendo i piedi a piagnucolando davanti alla bancarella delle statuine, Francesco ha avuto il suo quarto cammello, con un presepio piuttosto anomalo e singolare: tre re magi, quattro cammelli.
Ma in fondo perché far piangere un bambino per tanto poco? Se una statuina in più, può rendere felice una creatura, perché non farla contenta?
Certamente la vita degli educatori è molto più semplice se si è sempre disposti a dire di si! Il “no” comporta spiegazioni, giustificazioni, rancori. Il “si” ci fa sembrare più buoni e disponibili agli occhi dei bimbi. Purtroppo il male che procuriamo a queste creature si palesa soltanto dopo molti anni, quando la vita li mette di fronte a difficoltà per loro insuperabili: 'sembrava tutto così semplice quando bastava un battito di piedi a risolvere i nostri problemucci,  ed ora…'
Diceva un mio professore: “per educare serve anche una sculacciata, purché non sia data per il piacere di procurare dolore”.
A volte si verificano circostanze che un educatore non sa come affrontare, soprattutto quando si trova di fronte ad una particolare aggressività, quando il bambino si avventa contro il genitore con la volontà di colpirlo. Sono casi estremi, ma non troppo rari. Ciò avviene soprattutto quando il bimbo non è abituato a sentirsi contraddetto. Tutto deve essere allineato ai suoi desideri, altrimenti è la guerra. Dovunque: in casa, per la strada, nei negozi, niente intimorisce la smania di dominio e di vittoria di un ragazzino viziato. La deve aver vinta a tutti i costi!!
Oggi, voci più o meno autorevoli, parlano di emergenza educativa, di incapacità di trasmettere alle nuove generazioni quei valori essenziali alla formazione dell'uomo.
Il concetto di educazione coinvolge tutti gli stimoli che provengono dal mondo esterno e si sviluppano in ciascun individuo nell'incontro della propria intelligenza con i mezzi di comunicazione in cui cresce e si evolve: affettivi, culturali, intellettuali.
Il concetto di educazione non va confuso con quello di istruzione (educazione intellettuale), bensì impegna tutti gli aspetti della nostra vita: parole, atteggiamenti, comportamenti e abitudini di ciascuno di noi.
Educare non può prescindere dalle attitudini innate dell'individuo (modo di sentire, capacità di reagire), ma deve essere al servizio di queste doti naturali per dar loro la capacità di esprimersi nel migliore dei modi. Non a caso educare, dal latino e-ducere, significa tirare fuori. I genitori sono le prime figure istituzionalmente educative, preposte a dare un significato alle scelte, analizzando i bisogni specifici dei propri figli. Educare è una missione che richiede attenzione, capacità creative, pazienza, tenacia, “amore”.
Il linguaggio verbale è uno strumento fondamentale di comunicazione, attraverso il quale i ragazzi acquisiscono informazioni che determinano il tipo di relazione che avranno con gli educatori e, di conseguenza, con la società.
Educare è soprattutto saper comunicare accompagnando i figli fino a renderli autonomi, aumentandone la capacità di scelte competenti nella costruzione dei valori.
Molto pericoloso è dire sempre “si”, mentre un “no” detto al momento giusto, con razionalità e coerenza, aiuta il bambino a rafforzare la propria personalità, il proprio equilibrio e, nel tempo, a capire che quel “no” era una dichiarazione di affetto di chi lo amava.

Santi i ceffoni della mia mamma che facevano più male a lei che a me, ma quanto mi sono serviti nella vita!!

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