Sindaco di Roma Virginia Raggi, Livioandronico 2013, Common Wikipedia

Le nuove linee urbanistiche per la città eterna

Urbanistica pentastellata per Roma
di Tullio Serafini

Quando si parla di Roma, purtroppo, non si pensa più alla città che ha fatto la storia europea, che ha creato le basi per la civiltà o la sede della cristianità, ma al degrado, al mal costume, al disordine, insomma, in poche parole alla sua invivibilità.
In questo contesto poco invidiabile, la nuova giunta Pentastellata si è trovata a gestire mali ormai incancreniti dal tempo ed un patrimonio non di soldi, ma di debiti.
La sindaca Virginia Raggi poi ha messo del suo con una gestione, a cinque mesi dalla sua elezione, a dir poco da verificare: dalla composizione della propria giunta, al progetto di una funivia sulla città per alleggerire il traffico; dal no alle Olimpiadi, fino al blocco delle due linee di metropolitana. Insomma, una città che non sembra saper ritrovare una propria strada.
Eppure, in tutto questo caos qualcosa si muove: progetti che non appaiono sui grandi mezzi di informazioni, più propensi a vedere gli scandali, sono i nuovi progetti presentati dall’assessore all'Urbanistica e Infrastrutture di Roma Capitale Paolo Berdini.
Una carriera di tutto rispetto, docente di Urbanistica presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Tor Vergata e presso numerose università italiane e straniere, quali la Scuola di Architettura di Mendrisio in Svizzera, ha ricoperto ruoli di primo piano in seno all’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), per continuare con la sua attività di progettazione, direzione tecnica e consulenza in materia urbanistica per conto di numerose pubbliche amministrazioni.
Un personaggio autorevole e fuori dai giochi politici che, per usare una espressione colorita, si è rimboccato le maniche e ha avviato la costruzione di una vision urbanistica per Roma, molto europea, basata su tre macro-obiettivi: Riavvicinare le periferie fra di loro e al centro mediante una rete di trasporto pubblico su ferro con la realizzazione di nuove linee tranviarie, Recuperare e destinare a nuovo uso gli spazi abbandonati, come ad esempio il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo, ecc. e rivedere il protocollo di intesa con Ferrovie per chiudere, finalmente, l'Anello ferroviario interno.
Progetti complessi ma che sembrano non preoccupare il nostro “professore”.
Berdini ha tracciato, per la prima volta dal suo insediamento, le linee essenziali di quello che egli stesso ha definito “un programma urbanistico per la città di Roma”, presentato lo scorso mese durante i lavori della Conferenza Internazionale “Green Urbanism”, organizzata dall’Istituto Ierek (International Experts for Research Enrichment and Knowledge Exchange) e dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre.
Il neo assessore in quell'occasione ha messo in luce, davanti ad un pubblico internazionale di esperti urbanisti, come la nostra capitale sia una piccola metropoli per numero di abitanti, se raffrontata ad altre capitali euro-afro-asiatiche (in quell’occasione Mosca e Il Cairo) ma al tempo stesso molto grande per estensione e problemi del suo territorio, tra i più grandi d'Europa.
Basterebbe questo per comprendere la straorinaria complessità del lavoro da portare avanti come i due fattori combinati che rendono quasi invivibile la città: una urbanistica spesso disordinata e con il più alto tasso di abusivismo in Europa - addirittura legalizzato e incoraggiato dai ben tre condoni nel 1985, 1993, 2003 e che ha prodotto più di 200 borgate prive di infrastrutture e servizi e consumato oltre 55mila ettari di terreno, con costi sociali ed economici tuttora enormi - e l'inadeguatezza del sistema della mobilità pubblica, con una incidenza pari a solo il 30% del traffico complessivo in una città con un bilancio a un passo dal default economico a causa di un debito elevatissimo, di oltre 13 miliardi.
Bisogna interrompere quella che egli definisce “urbanistica allegra”, causa nel recente passato di privatizzazioni di servizi, territori e spazi di socialità, e produttrice di disagi e fragilità nella popolazione. In base a questo principio, e considerate le aree di maggiore sofferenza, l’azione dell’assessorato all’Urbanistica si è concentrata soprattutto sulle periferie, intese sia come “periferia fisica” sia come “periferia esistenziale”, ha detto Berdini citando papa Francesco.
Nella sua lunga e dettagliata relazione Bernardi non è stato certo tenero nel mettere il dito nelle piaghe della città, anzitutto occorre invertire la tendenza nell’impostazione fondamentale del governo urbano, si deve tornare a una gestione pubblica forte, la città è un’idea pubblica finanziata dal pubblico, e non può essere la risultante degli interessi privati.
Per risolvere almeno in parte i problemi evidenziati, “stiamo lavorando per realizzare 5 nuove linee ferroviarie di superficie – tram, metropolitane leggere o simili” anche se ciò non ribalterà le condizioni sociali ed economiche di chi vive in queste realtà urbane, potrà però mitigarne il disagio. Un esempio - ha voluto proporre - è quello di Napoli, dove una efficace cura del ferro ha ridotto le distanze dal centro ai quartieri degradati, facendo nascere nuove opportunità che possono rappresentare una leva per invertire il processo di esclusione.
Ma i progetti dell'assessore non si fermano qui. Avviare la creazione di poli territoriali di necessaria concentrazione dei servizi pubblici, che produrrebbero il duplice beneficio di creare spazi di socialità e riferimenti di prossimità dei cittadini, contrastando quella situazione di disagio diffuso dovuta principalmente alla perdita di coesione sociale e alla progressiva contrazione della spesa per i servizi di welfare territoriale.
Questi sono i progetti, ora bisogna vedere come intendono attuarli, ma questo è tutto un altro discorso.

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