I paradossi della giustizia

Ottant'anni per una sentenza
di Rosario Vitti

Tutto ebbe inizio sabato 30 giugno del 1934, quando, alle ore 11 venne fissata la prima udienza della causa che vedeva contrapporsi il comune di Arienzo, in provincia di Caserta, nella figura del locale podestà, siamo in epoca fascista e non esisteva la figura del sindaco, e Tommaso de Falco davanti al presidente della Corte di Appello, Gaetano Azzariti, commissario liquidatore degli usi civici.
La causa era stata intentata per l'uso di 10 ettari di terreno del quale il comune reclamava, per diritto feudale la sua proprietà contro la nobile famiglia dei de Falco che invece si riteneva legittima proprietaria.
Dal quel lontano 30 giugno, la causa ha seguito un iter assai lungo e laborioso durato ben ottant'anni anche perché gli elementi della causa affondavano le radici di un primo contenzioso risalente addirittura al 1536, per arrivare tra vari contenziosi al 1° catasto francese del 1801, ricordiamo il dominio francese in Campania in quell'epoca, per accertare "possessi continui e non interrotti" di terreni contesi impugnando anche i provvedimenti legislativi emanati da Giuseppe Bonaparte, sempre durante la reggenza francese del Regno di Napoli.
Dopo tanto peregrinare, attraverso quasi quattro generazioni, finalmente si è arrivati alla sentenza definitiva e tra un mare di ricerche d'archivio, perizie, opposizioni, ricorsi, verifiche tecniche, il commissario per la liquidazione degli usi civici per la Campania ed il Molise, presidente Anna Maria Allagrande, ha messo la parola definitiva a questa lunghissima causa, accogliendo la tesi avanzata per anni, dalla famiglia de Falco e dal suo attuale discendente, il prof. Diego, docente universitario.
Con la sentenza si riconosce la legittima proprietà delle terre alla famiglia de Falco, come è risultato, "dopo faticosa ricerca, dal catasto francese del 1801, foglio 496, istituito da Giuseppe Bonaparte".
La burocrazia è sicuramente lenta, ma alla fine come dimostra questa storia, nulla si perde. Certo, può far sorridere amaramente che per una questione di demanio bisogna aspettare ben sedici lustri, per una disputa ormai fuori dal tempo, ma non tutto il male, come si usa dire, vien per nuocere.
"Si tratta di un caso molto interessante che, senza dubbio, denota i meccanismi infernali dell'accertamento della verità processuale dopo due secoli - spiega l'avvocato Passaro difensore della famiglia de Falco - ma è anche uno straordinario esempio di analisi storica. Basta leggere la sentenza del presidente Allagrande per rendersene conto".
Speriamo solo che questo non sia un precedente per portare a decine di anni contenziosi amministrativi che potrebbero riportarci alle sentenze emesse nell'antica Roma con grande interesse sicuramente per gli storici, ma non certamente nell'interesse della giustizia.

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