Disperazione

Africa, vendono un rene per il viaggio della speranza
di Amedeo Feliciani

Che cosa c'è dietro la donazione degli organi e i 65 mila trapianti che ogni anno si effettuano nel mondo?
Fuori dalla legalità degli ospedali o dei centri autorizzati che meritoriamente si prodigano per far rinascere malati destinati un tempo a morte certa, c'è, purtroppo, anche la mano della malavita che non guarda certo ad alcun aspetto morale o di onestà, ma solo ad un veloce guadagno.
Oggi, davanti ad una richiesta sempre più ampia di pazienti gravi in attesa di un trapianto, cresce il fenomeno dei donatori di organi non tanto come atto volontario, ma per necessità, specialmente in un continente martoriato come l'Africa. Qui, chi vuole tentare di scappare dalla propria miseria non esita a vendere per pochi soldi un proprio un rene, che sul mercato illecito viene valutato anche 200 mila dollari, soldi che passano per varie mani dall'acquirente, al venditore ed infine al chirurgo.
Così un Continente, già spogliato della sua ricchezza prima dalle colonie, poi dalle multinazionali e ora anche dai cinesi, offre al mondo consumistico anche la sua carne viva.
L'Africa è un fornitore in ascesa, se così si può definire questo mercato, per un affare che oggi coinvolge illegalmente almeno 50 nazioni, tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità, Oms, ha calcolato che, quasi il 10% tra i reni trapiantati ogni anno viene procurato illecitamente nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo.
Ad essi si affiancano scafisti eritrei, beduini del Sinai, trafficanti della Nigeria e figure di broker che in giro per il mondo lavorano per procacciare questa "merce di valore" per quei 63mila trapianti di rene, di cui abbiamo accennato, per non citare anche gli altri trapianti non meno invasivi.
Oggi con lo sviluppo della tecnica chirurgica sono aumentate le richieste di trapianto, quando un tempo non c'era assolutamente speranza, e non è un caso se aumentano i pazienti pronti a trasferirsi, per la disperazione di non trovare un organo da trapiantare in tempo, in qualsiasi luogo affrontando un'operazione illegale in mano alla criminalità, con il pericolo che non sempre sono rispettati i protocolli di competenza e d'igiene.
Una materia prima, come abbiamo accennato, facile da trovare nella disperazione della povera gente che diventa, lo dico con disagio, una specie commercio all'ingrosso.
Chi ci guadagna in questo lavoro, se tale si può definire, non sono certo i donatori o gli scafisti che rappresentano appena il 10% di percentuale, vere e proprie briciole, questi sono la manovalanza, il vertice è costituito dai colletti bianchi: chirurghi, dottori, tecnici di laboratorio o agenti di viaggio che gestiscono una montagna di denaro che arrivano da facoltosi malati spesso di rene dal Giappone, Italia, Israele, Canada, Taiwan, Stati Uniti e Arabia Saudita.
Quando nei telegiornali vediamo, a volte infastiditi, questa fiumana di profughi che arriva disperata sulle nostre coste, pensiamo a cosa hanno dovute dare molti di loro per questo viaggio della speranza.
Forse capiremo di più cosa significa la parola disperazione.

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