Meat packages in a supermarket - By User:Mattes - Own work, CC BY-SA, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7475205

Mutano i consumi per il cambiamento economico della società

L'Italia vista dal supermercato
di Antonello Cannarozzo

In tanti libri o film polizieschi si vede spesso l'investigatore di turno, pur tra mille riluttanze, aprire il sacchetto dell'immondizia del sospettato e riuscire così a ricostruire le abitudini non solo alimentari, ma anche della sua stessa vita, riuscendo a tracciarne un profilo quasi perfetto.
Ipotesi di fantasia da giallista? Niente affatto, in realtà ognuno di noi è oggi un sorvegliato speciale grazie al carrello della spesa e domani della propria spazzatura.
Quando entriamo in un supermercato lasciamo le nostre tracce come gli animali nella jungla ed è grazie a loro che il cacciatore - venditore riesce ad individuarci come prede - consumatori.
Una caccia che si trasforma in sconti sempre 'eccezionali', in offerte 'imprendibili', in 'occasioni' dell'ultimo minuto per non parlare dei punti fedeltà e altre armi che servono a colpire la preda-consumatore, in altre parole tutti noi.
Dalla spesa quotidiana gli esperti di marketing (il cacciatore - venditore) apprendono anche lo stato di salute dei consumatori del loro vero potere di acquisto e di come si orientano nel fare la spesa.
Non è pura curiosità commerciale, è da queste indagini che gli operatori del settore scelgono le nuove proposte per le campagne pubblicitarie.
Prendere da uno scaffale una confezione di biscotti rispetto ad un altra, ad esempio, significa decretare la fine di quel prodotto con tutte le conseguenze economiche che questo comporta, insomma roba da non scherzarci specialmente in questo periodo di crisi.
In proposito, la Nielsen, una multinazionale esperta di ricerche di mercato, ha studiato le nuove abitudini commerciali di noi italiani dopo il ciclone della crisi economica anche se per molti di noi è ancora tutt'altro che finita.
I dati analizzati dalla Nielsen raccontano di un Paese diviso in due dove la forbice del benessere si allarga in maniera grave tra ricchi e poveri.
Facciamo un esempio; nelle regioni del Centro-Nord come Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana si registra una sottile ripresa economica e di conseguenza sono scelti prodotti di gamma più alta, con una gamma di prodotti più qualificati. Sono in aumento, infatti, le vendite di salmone affumicato, più 12,8 %, affettati, più 9,6%, birre artigianali, più 11,6% e piatti pronti, più 29,3% e, curiosamente, anche frutta secca sgusciata, più 16 %.
In netta flessione, invece, i consumi di biscotti per l'infanzia, meno 12,8%, merendine, meno 4 % e lo yogurt intero, meno 5,4 %.
Diversa è la situazione nel nostro meridione, dove la disoccupazione, specie quella giovanile, incide molto sulla scelta oculata dei prodotti da comprare.
Dagli scaffali dei supermercati come dei discount vanno alla grande il consumo di bottiglie di acqua naturale, più 6,5 %, lo yogurt magro, più 13,1 %, e il latte a lunga conservazione, più 17,5 % mentre rallenta il consumo di quello fresco, meno 11,4 %, così i dadi per il brodo, meno 10,2 % e le confetture e spalmabili, meno 7,3 %.
"È in atto un cambio deciso delle modalità di spesa, sul quale incide l'uso di internet e dell'e-commerce - spiega Italo Piccoli, sociologo dell'Università cattolica di Milano - In questo quadro naturalmente la forbice di reddito fra Nord e Sud si è allargata, ingigantendo un fenomeno che in Italia esiste da sempre. Storicamente la differenza fra settentrione e meridione ha sempre oscillato fra 800 e 900 euro al mese per ogni famiglia. Adesso crisi e difficoltà occupazionale hanno portato il divario a circa mille euro".
Con la diminuzione del reddito anche la scelta sugli scaffali cambia ed inutile dire che chi guadagna meno si orienta di più tra discount, insieme alle offerte e agli sconti diventati ormai un campo di battaglia commerciale senza esclusione di colpi tra le grandi catene di supermercati.
Queste offerte e promozioni negli ultimi dieci anni sono cresciute addirittura del 15 % anche perché, come molti sanno, sul web è possibile trovarne di qualsiasi genere utilizzabili ormai anche sulle app per tablet e smartphone di nuova generazione e questo incide naturalmente sulla qualità degli acquisti.
Dalla fine degli anni '90 e soprattutto negli ultimi otto di crisi economica, il cambiamento è stato più evidente.
Con meno soldi, si scelgono prodotti di prima necessità senza tante fantasie, così, la mortadella, tipico salume dell'Emilia-Romagna, è ai primi posti nei consumi del Sud a differenza del prosciutto crudo che registra una continua flessione perché certamente caro per molte tasche.
Lo stesso per i prodotti già confezionati come pelati o pomodorini ai quali si preferiscono gli ortaggi freschi acquistati al mercato, ma ciò che colpisce gli esperti è che in un periodo così difficile dove risparmiare è ormai la regola a qualsiasi livello, hanno cominciato a crescere i consumi decisamente più cari come i prodotti bio o senza glutine le cui vendite sono salite fra il 20 e il 90 % non solamente acquistati dai celiaci, ma anche da chi non ne ha bisogno con una diffusa convinzione, spesso errata, che facciano bene alla salute.
Comunque, il dato certo che si ricava da questa indagine è la maggiore attenzione per la qualità rispetto al risparmio con un consumo finalmente più intelligente che sa spendere con oculatezza.
Prodotti una volta considerati di nicchia che, a dispetto dei costi più alti, sono in aumento lungo tutta la Penisola come, per esempio, le birre artigianali, in crescita del 46 %, così il consumo di prodotti integrali a base di farro e di farina di kamut, più 23 %, senza dimenticare i piatti pronti freschi, le cui vendite sono cresciute del 33 %, e i salumi già affettati in vaschetta, in aumento del 40 %.
Un fenomeno che dimostra come il fattore tempo, anche nella spesa, sia diventato decisivo, l'importante è acquistare prodotti di qualità che possano essere preparati soprattutto in modo veloce.
A indicare questi cambiamenti nei consumi, oltre alla Nielsen, è stata anche l'indagine dell'Istat, che come ogni anno ha aggiornato il suo 'paniere economico'.
Dal 2014 sono state inserite nel paniere bevande vegetali, biscotti e pasta senza glutine, la birra analcolica, il formaggio grattugiato e quello spalmabile in confezione e, infine, il caffè, ma in cialde o in capsule.
Una differenza, a nostro avviso, epocale rispetto al passato, che bandisce alcuni generi alimentari più tradizionali in una posizione ormai di nicchia a causa di componenti strutturali come ad esempio la composizione media delle famiglie italiane passato in pochi anni da 2,8 a 2,4 persone e con un aumento dei single, o famiglie mononucleari, senza dimenticare che il 21% della popolazione italiana ha più di 65 anni di età.
Fattori questi che contribuiscono a modificare completamente le nostre abitudini di spesa e, dunque, alimentari.
Prendiamo il consumo della pasta, vera regina della tavola italiana, che in poco tempo, forse a causa della mania delle diete, ha subito una flessione delle vendite a differenza dell'aumento dei consumi per i prodotti di frutta e verdura.
Altra novità sono anche i prodotti a marchio dello stesso distributore rispetto a quelli tradizionali di note aziende che grazie ad un rapporto di qualità-prezzo gli hanno consentito di avere una quota commerciale di oltre il 20 %.
Una cifra importante anche se ricordiamo è ancora lontana dagli standard europei.
Possiamo dire ormai che abbiamo imparato a scegliere e a spendere meglio forse anche a causa della crisi e questo vale per tutto il Paese.
Insomma, l'Italia al supermercato cambia facendosi più attenta e informata al Nord come al Sud, dove la crisi ormai premia solo qualità e sostenibilità.

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