La conversazione tra Fabiana Marion Spengler ed Angelo R. Schiano sulla giustizia alternativa. Foto Giorgio Castore

Giustizia alternativa in cerca di identità
di Giorgio Castore

La visita in Italia di una docente e ricercatrice brasiliana è stata l’occasione per un confronto, a margine di una missione di studio sugli istituti giuridici della conciliazione, della mediazione e dell’arbitrato della cosiddetta Giustizia alternativa.
Fabiana Marion Spengler, responsabile del “Progetto di ricerca di terza missione” dell’Università brasiliana di Santa Cruz do Sul ha incontrato l’avvocato Angelo R. Schiano, promotore della costituzione dell’Organismo di Conciliazione e Mediazione Italo Estero e della Camera Arbitrale Italo Estera, per uno scambio di idee e di esperienze in questa branca della giustizia civile.
Il confronto tra le reciproche esperienze ha subito toccato una questione pratica e non secondaria: quella delle facilitazioni per il minor carico fiscale che grava sulla soluzione consensuale della controversia, presente nel procedimento in Italia, ma mancante nel sistema brasiliano, che all’incentivazione del ricorso alla mediazione preferisce il disincentivo della multa, nel caso di non comparizione della parte invitata.



Fuori intervista la professoressa Fabiana ha illustrato più nel dettaglio il proprio lavoro entrando anche nello specifico e in dettagli esplicativi. In particolare si è discusso de “La crisi della giurisdizione e la cultura della pace, la mediazione come mezzo autonomo, democratico e consensuale di trattare con i conflitti” un progetto che ha svolto le sue attività insieme alla circoscrizione di Santa Cruz do Sul, in cooperazione con il Tribunale di Giustizia Gaúcho, in un ambiente confortevole ed informale, utile ai partecipanti alla mediazione.
Ascoltare i concetti espressi come obiettivi del “Progetto di ricerca di terza missione” dell’Università brasiliana di Santa Cruz do Sul, mi ha riportato alla mente il concetto di “cidadania” (letteralmente: cittadinanza), un concetto ben diverso da quello cui ero abituato nella pratica in Italia, prima di vivere alcuni anni in Brasile.
In quell’enorme Paese non privo di contraddizioni, esercitare il diritto di cittadinanza significa aver coscienza dei propri diritti e dei propri obblighi: preparane l’esercizio costituisce uno degli obiettivi del sistema di istruzione di un Paese. Si tratta di un concetto spesso rivendicato dalla parte meno abbiente della popolazione rispetto al quale le istituzioni non si sottraggono, ma vi partecipano con convinzione.
Per restare in tema di parole di uso comune, il dipendente della Pubblica amministrazione o anche chi svolge un ruolo pubblico istituzionale gode dell’appellativo “Servidor público”, anche questo un concetto spesso molto diverso da quello cui siamo abituati in Italia, specialmente se ci fermiamo alle cronache giudiziarie.

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