Foto di Francesco Curci. [Il palco del Coca Cola Summer Festival in Piazza del Popolo a Roma].

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Non chiamatelo erede del Festivalbar
di Francesco Curci

Piazza del Popolo è già piena di gente. Si accalca a ridosso delle transenne al di là delle quali si erge maestoso il palcoscenico. La scenografia è originale: coinvolge il Pincio alle spalle lasciando che sia lo splendore di Roma a parlare. I grossi schermi laterali proiettano a intermittenza il logo dell’evento, ricordando che siamo al Coca Cola Summer Festival. “L’evento dell’estate” è così che lo definiscono. A condurre c’è l’onnipresente Alessia Marcuzzi, fasciata – neanche troppo – in un cortissimo abito bianco. Insieme a lei ci sono Rudy Zerbi e Angelo Baiguini.
La lista dei cantanti è nota, l’ordine di esibizione no. Così si aspetta. Tra gli artisti più attesi ci sono Benji e Fede, Lorenzo Fragola, Fedez. Insomma i soliti. E poi ovviamente non manca il tocco di Maria. No, non lei, quell’altra. La “regina” di Canale 5. Sì, Maria De Filippi, che si nasconde nel backstage per paura che qualcuno la veda. Come se non lo sapessimo che la metà del cast l’ha portato lì lei. Dalle vecchie glorie che si gioca ogni anno con entusiastico orgoglio – Emma, Amoroso – fino ai nuovi. L’ultima trovata, Sergio Sylvestre, il vincitore dell’ultima edizione di Amici. L’omone grosso e nero – come Calimero – sale sul palco con un bizzarro giubbottino fucsia che neanche gli si abbottona; roba da arrestare lo stylist, se mai ce ne fosse uno. Apprezziamo solamente il fatto che canti dal vivo, come canta dal vivo la Pocahontas Chiara Grispo che ci martella l’inciso del suo ultimo singolo “Come on” o la “rosa” Elodie. Gli altri, invece, quelli che amano farsi definire “grandi”, o più internazionalmente “big”, ricorrono più semplicemente al playback. Che gli frega, loro la fama già ce l’hanno. C’è Nek, c’è Elisa, c’è J-Ax. E come vedete lo zampino De Filippi c’è sempre, considerato che la giuria dei coach dell’ultima edizione del suo talent è praticamente al completo.
C’è Francesco Renga, c’è Fabrizio Moro, c’è Giusy Ferreri, la sfrenata Baby K che propone il suo nuovissimo singolo “Venerdì” esibendo una coreografia stile Heather Parisi ed un ritornello stile Cristina D’Avena.
Poi è il momento ormonale con le tredicenni che quasi si strappano i capelli per l’arrivo di Briga – anche lui in playback ovviamente. Ma fin qui, tutto regolare. Almeno fino a quando ti rendi conto che quelle ragazzine – ai tempi miei le definivano bambine – hanno in mano un libro. Ti avvicini per leggere meglio e scopri che il libro è dello stesso tizio che sta cantando sul palco. Loro lo sollevano fiere ma tu, dentro di te, stai pensando che forse anche l’editoria è finita. Del resto, se gente come Barbara D’Urso, Totti e Ibrahimovic pubblicano libri, perché precludere la possibilità ad un rapper di successo la cui madre, insegnante, si scopre esser stata la prof della conduttrice Alessia Marcuzzi?
L’unica nota positiva va ad un cantante non italiano, Aston Merrygold, elegantemente vestito con abito grigio, che sfoggia una disinvoltura disarmante nei passi della sua coreografia stile Michael Jackson ed una voce che ricorda fortemente Bruno Mars. Una vera e propria lezione di palcoscenico, la sua.
Quando tutto finisce però e le luci si spengono e Piazza del Popolo cade di nuovo nel suo disarmante silenzio, è tempo di resoconti. Sei appena stato ad un concerto, si sono appena esibite decine di artisti, ma adrenalina addosso non ne avverti affatto. Per quale ragione? Forse perché ai tuoi tempi l’evento dell’estate era un altro. Era il Festivalbar. Ai tuoi tempi sul palco ci saliva gente come Anastacia che regnava sovrana ai vertici delle classifiche per mesi. Star internazionali di tutto rispetto a cui concedevi persino il playback, ma che almeno sapevano tenere la scena, riempirti il palco. Grandi voci, ritmi che ti scuotevano ogni muscolo. Eventi a cui valeva davvero la pena assistere e che non ti spieghi come sia possibile che non si tengano più.
Non che il Coca Cola Summer Festival non meriti di essere visto, chiariamoci. Anzi, per chi non ha potuto seguirlo dal vivo, ricordo che andrà in onda ogni lunedì per quattro settimane in prima serata su Canale 5. Però non definitelo l’erede del Festivalbar perché la musica potrebbe subire un danno cardiaco irreparabile.

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