Foto di Lorenza e Vincenzo Iaconianni. [Biagio Antonacci in concerto. (https://it.wikipedia.org/wiki/Biagio_Antonacci#/media/File:Biagio_Antonacci_2009.jpg)]. Attraverso Wikipedia

30mila euro di cachet devoluti in borse di studio

Biagio Antonacci, eroe della solidarietà
di Francesco Curci

Una promessa è una promessa, si sa; e per fortuna c’è ancora chi, come Biagio Antonacci, mantiene fede alla parola data.
Il cantautore milanese, infatti, durante l’ultimo concerto tenuto a Taranto nel 2012, all’indomani dello scandalo dell’Ilva, aveva annunciato che si sarebbe presto prodigato per offrire un contributo concreto a tutte le famiglie colpite dalla tragica vicenda. Il motivo? Be’, al di là di quella che può essere la magnanimità d’animo dell’artista, di cui non dubitiamo, certamente conta molto anche il fatto che Antonacci abbia forti legami con la Puglia: suo padre era originario di Ruvo, cresciuto per anni a Bari. Durante l’ultimo live in territorio barese, l’artista non aveva fatto mistero del suo amore per la regione, rammentando con piacere le estati dell’infanzia trascorse proprio nel tacco dello stivale, nella casa della nonna, nel corso delle quali aveva approfondito la conoscenza del territorio: il Salento, le gite a Gallipoli con i genitori, fino ai concerti dopo la popolarità.
«Pur essendo nato a Milano, Bari e la Puglia fanno parte del mio Dna» aveva dichiarato dal palcoscenico.
Così la promessa si è presto fatta realtà: come ha reso noto il Senato accademico dell’Università di Bari, il compenso che sarebbe dovuto esser corrisposto al cantautore – pari a 30mila euro – per la prestazione artistica, è stato interamente devoluto per finanziare sette borse di studio da destinare ai figli e agli orfani dei dipendenti dell’Ilva. E come se non bastasse, per accertarsi che l’operazione andasse a buon fine, Antonacci si è avvalso della consulenza del notaio Luciano Quaggia, in modo da stroncare ogni tentativo di mancato utilizzo della somma per gli obiettivi prefissati.
Le borse saranno assegnate attraverso un bando pubblico, già predisposto, e intitolate proprio alla memoria di colui che ha reso possibile il legame del nostro con la regione, il padre Paolo Antonacci, scomparso due anni fa a causa di una grave malattia.
Il rettore dell’Università, Antonio Felice Uricchio, al termine della seduta del Senato accademico, ha speso parole di apprezzamento per il gesto tanto generoso.
Di fronte ad un’iniziativa simile, chiunque esprimerebbe la propria ammirazione; in fondo, Antonacci non era mica obbligato ad un’azione simile. Eppure, con profonda sensibilità artistica, ha pensato bene di schierarsi dalla parte della gente, persone che hanno perso il lavoro in pochissimo tempo, angosciate dalla preoccupazione di una famiglia da mandare avanti.
Ci sembra doveroso sottolineare che il gesto in questione debba servire d’esempio per tutti quegli artisti che arricchiscono solamente il proprio portafogli – e non stiamo certo qui a fare nomi. Attività come quella musicale, che Antonacci ha avuto la fortuna di rendere un vero e proprio mestiere, si reggono sui micro investimenti della gente comune (acquisti di dischi o biglietti per concerti), ed è dunque a loro che va espressa tutta la gratitudine ricambiando, là dove possibile, con iniziative di questo tipo.
L’obiettivo dell’arte deve essere non soltanto quello di interpretare i disagi del proprio tempo, ma anche di creare ponti solidali, di smorzare i climi stagnanti che si creano a seguito di vicende critiche come quella tarantina.
Tuttavia è altrettanto doveroso sottolineare che il nostro paese, o meglio i nostri artisti (per lo meno la maggioranza) si siano rivelati spesso generosi, se pensiamo alle iniziative degli anni passati: dalle “Amiche per l’Abruzzo” fino al concerto “Italia loves Emilia”, solo per citarne alcune.
Questo per rispondere a chi sostiene che la nostra sia una penisola che si regge solo sulla concorrenza e sulle rivalità. Le circostanze, fortunatamente, dimostrano esattamente il contrario: gli italiani, nei momenti di difficoltà, sanno ancora tenersi per mano e far vibrare la propria anima di sincero patriottismo.

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