Spiagge di Ferruzzano. Cortesie degli autori

C'era una volta un piccolo paese...

Ferruzzano
di Luisanna Tuti

Lunghe spiagge bianche di sabbia finissima che si stendono verso il promontorio, mentre un mare azzurro e cristallino carezza pigro la battigia, lento... per non far rumore, quasi a non voler turbare questo prezioso silenzio. Qua e là fa capolino una palma per ricordarci che siamo in una terra assolata, nella quale la calura estiva è quasi tropicale.
Affacciato dall'alto dei suoi 476mt incontriamo Ferruzzano, piccolo paese di 725 anime in provincia di Reggio Calabria.
Il suo nome può derivare da Ferrucianus (definizione con cui si indica un podere o un latifondo) o Ferru – nzanu (ferro che non si spezza).Ferruzzano Superiore. Cortesia dell’autore
Quando il mio amico Alberto mi parlava del suo paese, non credevo alle romantiche mirabilie descritte, fino a quando ho potuto verificare personalmente la bellezza di questo luogo che il terremoto del 23 ottobre 1907 ha praticamente raso al suolo. Ricostruito, nel 1978, una tremenda alluvione ha costretto i suoi abitanti a trasferirsi più in basso, verso la marina, edificando nuove abitazioni con criteri antisismici. Ferruzzano Alto o Superiore è stato via via abbandonato. Vi abitano solo 3 o 4 nuclei familiari di persone non più giovani.
Ora, nelle viuzze, tra le vecchie case, è possibile ascoltare il respiro del vento che incessante attraversa i vicoli; si può godere il profumo dei fiori che nascono spontanei sulle tegole dei tetti dissestati. I gradini di pietre sconnesse sono invasi dai rovi che la fanno da padroni, mentre le porte di legno, ormai rovinato, lasciano entrare solo le memorie di chi vuole ripercorrere il passato, alla ricerca delle proprie radici.
Dal basso, lo Jonio sembra guardare i gabbiani che volano tra le pietre, cercando di trovare spazio tra i nidi degli aquilotti che, indisturbati, nidificano negli anfratti di questi speroni rocciosi.
Arbusti e cespugli di macchia mediterranea crescono qua e là vincendo la durezza della  terra che declina verso il mare. Ginestre, oleandri, fichi d'India, olivi selvatici, finocchietto, ginepri, palme nane, ingentiliscono l'ambiente, mentre le piante di capperi si affacciano con i loro stupendi fiori viola dalle crepe delle case diroccate.
Attraversando la campagna, tra ulivi e greggi, incontriamo testimonianze della Magna Grecia che ci lasciano intendere l' antica grandezza di questo territorio.
La popolazione, all'inizio un po' sospettosa, si rivela poi ospitale e generosa, aprendo la propria casa, a volte modesta, ma senza dubbio calorosa, come questa terra. E mentre le donne sfaccendano tra i fornelli per preparare zeppole e frittelle, gli uomini si affrettano intorno al fuoco per un arrosto di capretto o di maiale, insaporito con erbe selvatiche.
Maccheroni filati a mano al sugo di carne di capra; pipi e patati (peperoni e patate); polpette di ricotta al sugo; calamari grigliati; pignolata al miele; petrali o pittelli, dolce natalizio a base di fichi secchi macinati, mandorle e vino “cotto”, sono solo alcuni dei tradizionali piatti che questa cucina offre al gradito viaggiatore.

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