Foto di Stevebidmead [Nave spaziale in orbita (https://pixabay.com/it/fantascienza-nave-spaziale-razzo-441708/ )]. Attraverso Pixabay

Il viaggio cosmico di Ferdinand
di Mario Attanasio

Ferdinand non riusciva a capire dove si trovasse.
L’ambiente intorno a lui non gli era per niente familiare, neanche un po'.
Cercò di muoversi da quel lettino a sbarre nel quale si trovava, ma i movimenti non gli venivano naturali e non provava sensibilità agli arti: vedeva il suo braccio alzarsi ma non lo sentiva.
– È normale – disse una voce metallica alle sue spalle, – nello spazio interstellare non c’è gravità, per cui non si fa alcuno sforzo fisico a muoversi, basta solo il pensiero che costituisce l’impulso: è tutto il corpo che si muove senza sforzo, quindi senza dispendio di energia, ma anche senza la sensazione del movimento.
Ohibò, si disse Ferdinand, chi mai sarà costui che parla?
– Sono Hall, il Computer di bordo della Stazione Galattica M42 – rispose la voce leggendogli nel pensiero – e tu sei parte di questa spedizione interstellare partita dalla Terra dieci anni fa e finalmente arrivata nella sua fase finale.
– Ed io cosa ci faccio qui?
– Sei il filosofo del gruppo – disse Hall.
Ferdinand non ricordava una beata fava, né di essere mai partito, figuriamoci poi dalla Terra, né tantomeno di essere un filosofo.
– Logico che non ricordi – disse Hall – sei stato addotto.
– Addotto? Cosa significa?
– Significa che un essere proveniente da un altro mondo, sulla Terra li chiamano Alieni, ha preso il tuo posto e tu ora sei qui al suo, nel vuoto interstellare.
– Oh mamma Maria Santissima, ed io cosa ci faccio qui?
– Te l’ho già detto: il filosofo.
– Ma io non so niente di filosofia, a stento conosco i nomi di Aristotele e Platone, ma tutto qui!
– Sei stato scelto non per la tua conoscenza, bensì per la tua natura filosofica.
– E quale sarebbe il mio compito?
– L’osservazione dei popoli nei diversi pianeti abitati, rispose Hall.
– E a quale scopo?
– Ѐ in corso uno studio enorme sulle modalità di vivere sui diversi pianeti abitati per trarne delle considerazioni; anche la Terra ha aderito e su questa stazione vi sono i prescelti di ogni mondo.
Ferdinand non poteva credere alle sue orecchie: la stazione stellare, la ricerca sulla vita dei mondi lontani, la sua adduzione...
– Non temere – disse Hall, che aveva notato un iniziale tremito delle gambe di Ferdinand, − è tutto sotto controllo, non ci sono pericoli.
Mah, si disse lui, sarà come sarà, ma trovarsi in quella incredibile situazione lo inquietava non poco, ed inoltre non era sicuro affatto di poter svolgere il compito per cui era stato scelto.
A questo punto nella parete accanto a lui si illuminò uno schermo ed una figura in divisa comparve a mezzobusto.
– Sono il comandante – esordì lo sconosciuto, e passò una interminabile mezz’ora a spiegare gli scopi della missione e a dare le istruzioni.
Ferdinand venne così a sapere di essere uno dei sette osservatori spaziali scelti in base a particolari caratteristiche: ognuno avrebbe dovuto osservare almeno tre pianeti abitati e descriverne le peculiarità. L’ordine era casuale ed ognuno aveva a disposizione un osservatorio potentissimo che poteva spaziare liberamente dappertutto a grandissima velocità.
Caspiterina, qui la cosa si fa seria, pensò con un iniziale senso di curiosità e interesse. E così si mise in osservazione attraverso lo stesso schermo su cui era comparso il comandante, che vagava nello spazio interstellare a velocità più che supersonica.
Stelle, nebulose, asteroidi, polveri, passavano tutte velocemente sullo schermo, ogni tanto la velocità diminuiva, forse perché incontravano qualcosa di interessante, ma subito si ricominciava.
Quello che sembrava più strano, oltre a tutto il resto, era la sensazione della mancanza del fattore tempo.
Non capiva quanto tempo si impiegasse nel fare qualsiasi cosa: si viveva solo nel presente, non c’era né passato né futuro; strana sensazione ma non spiacevole.
– È normale – intervenne di nuovo Hall, che aveva evidentemente la capacità di leggergli nel pensiero in tempo reale, − qui il tempo si è fermato, anzi, non è proprio così, ma viaggiamo ad una velocità uguale a quella dell’espansione dell’universo e questo fa sì che una volta tornati sulla terra non sarà passato neanche un minuto dall’ora della partenza e così nessuno perderà neanche un attimo della propria vita sul proprio pianeta.
Va bene, pensava Ferdinand a cui la cosa continuava sempre più ad incuriosire, ma un po' di tempo della mia vita io lo avrei anche speso per questa missione spaziale.
Gli dispiaceva solo di non poter vedere Anita, chissà dov’era e se era preoccupata, non vedendolo.
− Stai tranquillo − intervenne di nuovo Hall − le abbiamo impiantato un chip nel cuore che fa sì che non soffra né si preoccupi.
− Mamma Santissima, che tecnologia, ma dove siamo?
− Siamo nel 3016 e voi siete stati scelti quali esseri umani di un millennio prima perché oggi nella nostra era super tecno-informatica non ci sono più alcuni valori e sensibilità della vostra epoca che invece sono indispensabili in questa ricerca spaziale che viaggia non solo nello spazio ma anche nel tempo, con alcuni salti da una dimensione all’altra non sempre predicibili, ma comunque sempre reversibili.
Ancora preoccupato, ma anche un po' rinfrancato, Ferdinand si mise all’osservazione.
Quello che né il comandante né Hall gli avevano detto era che esisteva una leva, uno switch speciale che gli permetteva, volendo, di cambiare le ere della sua osservazione.
Gli era permesso, azionando quella leva, di andare indietro nel tempo fin dove volesse.
Andare in avanti, nel futuro, non era ancora possibile ma stavano facendo enormi sforzi per riuscirci.
Ferdinand, allora, pensando ad Anita e, non vedendo l’ora che tutto questo finisse, si mise all’opera. Davanti a lui c’era un enorme schermo che trasmetteva le immagini dei mondi stellari che attraversavano.
C’era una tastiera davanti a lui con innumerevoli tasti che probabilmente corrispondevano a funzioni diverse.
Lui, anche per non fare la figura del cretino, invece di chiedere spiegazioni, si mise all’opera.
E mentre immagini cosmiche passavano davanti ai suoi occhi increduli, cercava di districarsi in quel mondo futuristico.
E fu così che premette il tasto Tempo.
Un grosso lampo quasi lo accecò e quando riuscì a riaprire gli occhi lo scenario che gli si presentò davanti non aveva niente di conosciuto, di consueto.
Una massa informe, dai colori non descrivibili perché non contemplati in nessuna cartella colori esistente, fluttuava davanti ai suoi occhi.
− E adesso cosa succede?
− Succede che − gli venne in aiuto la voce di Hall − ora vedrai velocemente tutto lo sviluppo dell’uomo durante le sue fasi, dalla Creazione ad oggi.
− ?
− Sì. Hai capito benissimo, questo percorso ti sarà utile quando vedrai gli altri mondi.
E così si dispose all’osservazione di quella massa informe che si muoveva davanti a lui.
Lui che non capiva niente, un bel niente.
Fino a quando una scritta in sovrimpressione non comparve sullo schermo davanti a lui.
1) Epoca Saturnina – Uomo ancora allo stato gassoso ed in contatto con il mondo sovrasensibile.
− ?
Ancora Hall pazientemente gli venne in aiuto dicendogli:
− Questo è il primo stadio dell’uomo dopo la Creazione Divina cui seguiranno tanti altri fino allo stato attuale, ma cerca di capire da solo perché sono molto impegnato e non ho tempo per te.
E così Ferdinand si mise all’opera e scoprì le fasi dello sviluppo dell’uomo e quindi dell’umanità.
Durante la fase Saturnina in cui Saturno, il Sole, la Terra e la Luna erano tutto un insieme, l’uomo si trovava in uno stato gassoso ed era ancora in contatto con il mondo sovrasensibile, quello stato dove esisteva il tutto ed era ancora indifferenziato, cioè quel mondo, o meglio, quella dimensione dove tutti sapevano tutto, senza sforzo e senza tempo.
Poi veniva la fase Lemurica, con la comparsa della Lemuria sulla terra, fra l’Africa e l’Asia con l’uomo che iniziava a discendere nel mondo materiale, ma in uno stato ancora semi liquido.
Venne poi, con la fine della Lemuria, la fase dell’Atlantide con il suo continente fra l’Africa ed il Sudamerica, in cui l’entità umana si addensò ulteriormente, perdendo in parte la sua capacità di connessione con il mondo sovrasensibile, dal quale si sarebbe ulteriormente staccato man mano che si materializzava sempre di più.
Ma ogni cosa ha la sua fine ed anche quella Atlantica ebbe la sua con l’impatto di un meteorite enorme con la terra, che mise fine anche all’epoca dei dinosauri.
Poi vennero in successione l’epoca indo-persiana, quella egizia-caldea, quella greco-romana ed, infine, quella moderna.
Anche lo sviluppo cosmico ebbe le sue tappe con il distacco prima di Saturno, poi del Sole, ed, infine, quello della Luna dalla Terra che è la nostra situazione attuale.
Naturalmente l’uomo si modificava ad ogni cambiamento cosmico, perdendo man mano la sua forma divina fino alla materializzazione attuale, con la capacità residua di inoltrarsi nel mondo sovrasensibile solo durante alcune fasi del sonno, quando il suo corpo astrale lascia il corpo materiale e quello eterico per addentrarsi, con il suo Sé, cioè con la sua scintilla divina, nel mondo sovrasensibile, nell’Akascia, dove viene in contatto con il Prima e il Dopo, con l’Essere ed il Non Essere, e vi attinge le superiori verità che però scompaiono al risveglio.
− Basta fantasie, Ferdinand!
La voce di Hall, insieme ad una leggera scossa lo fece sobbalzare dalla sedia e lo riportò alla sua missione, senza che si rendesse conto se ciò che aveva visto e sentito poco prima fosse verità o sogno.
− Dai! Ecco il primo pianeta da osservare! Guarda e commenta.
La voce di Hall non ammetteva repliche e lui si mise immediatamente all’opera.

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