Dalle Lettere di Tolkien

Ricette per un matrimonio felice
di Antonello Cannarozzo

In questi giorni in Italia si sta parlando, forse più sui media che tra la gente, delle unioni civili, del riconoscimento per le coppie omosessuali e per una nuova concezione della famiglia sempre meno referenziata nei due ruoli tradizionali: marito-moglie e padre- madre.
Forse non ce ne accorgiamo perché stiamo vivendo questi eventi, ma questa legge se passerà, cambierà per sempre, volenti o nolenti, il nostro modo di vivere la famiglia e, dunque, la stessa società.
Davanti alle convivenze allargate, alla scelta di vivere insieme e non sposarsi, alle cosiddette famiglie allargate, probabilmente lo Stato non poteva rimanere inerte, ma, forse,viste le reticenze in parlamento, la cura prescritta rischia di essere peggio della malattia.
Ciò che manca, al di la di una nuova legislazione, è la visione che l'individuo dovrebbe avere per vivere al meglio un rapporto di convivenza con il proprio partner, sia se si è sposati o meno, per essere, per quanto possibile, felice od almeno serena.
La ricetta per un matrimonio che duri nel tempo e dia felicità alla coppia ce la da niente meno che il grande romanziere J. R. R. Tolkien, il padre della saga del Signore dell'Anello e della Terra di Mezzo, oltre ad essere un importante filologo, glottoteta, cioè creatore di linguaggi artificiali, e linguista britannico.
Tolkien s'innamorò per la prima volta a 16 anni di una sua coetanea, Edith Luthien, e fu il suo grande ed unico amore con un matrimonio durato ben 55 anni.
All'epoca, siamo nel XIX secolo, non era certo facile come oggi per i ragazzi mettersi insieme e fare anche le prime esperienze sessuali, allora la questione era molto più  complessa. Tolkien dovette infatti aspettare, in pura castità essendo da buon cattolico, fino al compimento dei 21 anni della sua amata per poterle dichiararle il suo amore e finalmente sposarla.
Ovviamente, Edith non aspettava che questo, così dopo questi cinque lunghi anni di "inattività" sentimentale, dal compimento fatidico della maggiore età, una settimana erano già fidanzati e pronti per le nozze.
Durante il lungo matrimonio che ne seguì,  il grande romanziere, scrisse per la sua amata poesie e lettere d'amore inoltre, come ricordano gli amici, non mancava mai di parlare ancora della moglie sempre in maniera da eterno innamorato.
Un amore intenso, dunque, che riporterà anche nella sua celebre saga del Silmarillion  nell'amore tra Beren e Luthien.
"Ma ella - scrive in una lettera al figlio Christopher - fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion -  e proseguedescrivendola - con i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai, e così lei poteva cantare e ballare".
Un amore destinato a durare oltre la vita. I due coniugi furono seppelliti uno accanto all'altro sotto un'unica lapide dove furono scritti, non a caso, i nomi di Beren e Luthien.
Ma qual'era il segreto per vivere così intensamente un rapporto per oltre mezzo secolo? Tolkien ci lascia la ricetta dove il vero amore implica l'abnegazione, donarsi completamente all'altro e come in una cornucopia più si da e più ci si arricchisce.
Secondo una definizione dei nostri giorni, l'amore è quando la persona che incontriamo ci fa palpitare, comprende i nostri desideri, esalta in breve il nostro io, centrando così tutto su noi se stessi in un perfetto ordinario egoismo.
Tutto questo Tolkien lo disprezzava come un atto miserevole per la coscienza umana. Una vera prostituzione dei sentimenti e non più un atto generoso d'amore.
Essendo anche profondamente cattolico e uomo di fede, l'amore autentico era solo quello fondato sull'altro, un donarsi che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione forte e determinata sulla volontà.
Per questa sua visione della vita affettiva fu criticato come un fanatico religioso, un oscurantista, una persona che non sapeva vivere in maniera moderna la sua affettività.
Se oggi, dunque, era il pensiero di Tolkien, per amore s'intende il proprio tornaconto, la propria sfera affettiva o meglio sessuale, il donarsi all'altro e qualcosa di incomprensibile: "Per un cristiano, però, non c'è scampo. Il matrimonio può aiutarlo a santificarsi e a gestire i suoi impulsi sessuali - scrive ancora nelle sue lettere -  la grazia divina può aiutarlo nella lotta, ma la lotta rimane  perché nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione". Parole dure e chiare che non lasciano certo adito a interpretazioni
Dalle sue lettere, pubblicate in Italia solo nel 1990 da Rusconi, con il titolo "La realtà in trasparenza", Tolkien, con humor prettamente britannico, afferma anche:"Solo un uomo molto saggio alla fine della sua vita potrebbe esprimere un sano giudizio secondo il quale, tra tutti i rischi possibili, la scelta migliore è stata quella di sposarsi".
In realtà, afferma: "la vera anima gemella alla fine è quella che uno ha sposato"
Ecco allora, che leggendo le sue lettere, ma soprattutto, aggiungiamo noi, conoscendo la sua vita, possiamo ritrovare tante volte le ricette per un matrimonio perfetto, dunque:"Se ami davvero qualcuno, l'amore vero è una lotta contro l'amore per se stessi, contro una natura egoista. È il morire a se stessi che dona la vita. Lo sforzo per la fedeltà non finisce mai, non importa quanto ami tua moglie".
"L'essenza dell'amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri e che scelgono di dare invece che di prendere".
Parole probabilmente inaccettabile nella nostra epoca, ma sempre Tolkien afferma in maniera positiva: "Quando scegli di essere fedele, la felicità inevitabilmente arriva".
Molti si arrendono quando le cose diventano inevitabilmente difficili: "Se in quell'istante però avessero scelto di essere fedeli e lottare, avrebbero trovato la vera felicità aspettando la fine della lotta".
L'unico scopo del matrimonio è "combattere e sopravvivere a quell'istante quando l'incompatibilità diventa indiscutibile."
In sintesi la ricetta è molto semplice, ma difficile da attuarsi.
"Uomini - esorta ancora  lo scrittore nelle sue lettere - se desiderate un matrimonio fedele e felice, dovete morire a voi stessi. Dovete mettere vostra moglie al primo posto. Dovete amarla con sacrificio e abnegazione allo stesso modo in cui Cristo ama la sua sposa, la Chiesa. Questo è il semplice segreto per cui molti mancano il bersaglio".
Alla prova di ciò che scriveva, in maniera quasi scientifica dimostrò la fondatezza delle sue affermazioni vivendo per 55 anni fedele al suo primo grande amore, la sua piccola Edith.

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