Loris Petrillo nella sua attività di coreografo. Cortesia

Il rientro dei cervelli

…si, io ritorno qui...
di Simona Peroni

Loris Petrillo, nato in Emilia da mamma siciliana e papà campano, ha trascorso la sua infanzia nel capoluogo isolano. Ben presto ha avvertito il richiamo della danza che, la situazione culturale dell'epoca, non sembrava favorire. Oltreché danza classica studiava anche solfeggio, pianoforte e storia della danza al Teatro Massimo di Palermo, ma, ancora adolescente, prendeva la decisione di trasferirsi a Roma dove, casualmente, Fellini lo sceglieva per una partecipazione in un film. Loris Petrillo nella sua attività di coreografo. Cortesia
Sul set conosce Pina Bausch e “Fu allora che ebbi la necessità di migliorare il mio bagaglio tecnico e culturale” -  afferma Loris, parlando della sua passione per il ballo - “Mi trasferii quindi a Parigi dove feci uno degli incontri più importanti della mia vita professionale: il maestro Dan Moisev. Severo ed esigente mi insegnò tutto ciò che un danzatore dovrebbe sapere: tecnica, movimento e qualche trucco sul linguaggio scenico. Iniziai a lavorare nel Balletto di Toscana, ma Moisev mi spronò a muovermi in un panorama internazionale. Fu così che coprii ruoli di primo ballerino al Ballet Royale de Wallonie, in Belgio, poi allo Stadttheatre di Berna e quindi al Goteborgs Operan Ballet, in Svezia. Dopo 15 anni di successi professionali all'estero, il richiamo della famiglia e della insostituibile Italia, mi hanno riportato a casa. Così sono approdato al Teatro Regio di Torino dove ho iniziato a creare le mie prime coreografie, commissionate proprio dalla direzione artistica. Loris Petrillo nella sua attività di coreografo. Cortesia
La mia professione mi ha permesso di conoscere e lavorare con grandi artisti come Robert North, Hans Van Manen, Fernando Alonso, Luisa Spinatelli, Julio Bocca, Federico Fellini e molti altri. “Nel frattempo” - continua Petrillo - “la danza contemporanea proseguiva il suo cammino e, devo aggiungere, che proprio noi coreografi italiani le abbiamo dato un impulso notevole. Nel 2000 ho fondato la Compagnia Petrillo Danza attraverso la quale, dopo 10 anni come coreografo freelance, ho potuto sviluppare il mio linguaggio artistico che, per me, significa chiudersi nel laboratorio e studiare gli strumenti a mia disposizione, per evidenziare le potenzialità della macchina-uomo, cercando di superare anche i limiti fisici. In questo caso i corpi dei danzatori. La danza non è un insieme di sequenze, passi e conti, come si pensa comunemente, ma una partecipazione emotiva che richiede passione ed entusiasmo, lontano da logiche commerciali che finiscono per imbrigliare l'arte, limitandone la libertà d'espressione. E' per questo che resto fuori da questi meccanismi, ritenendomi un artista indipendente, collaborando con realtà che mi consentono di svolgere la mia professione senza costringermi in circoli viziosi che potrebbero arrivare ad “avvilire” la mia creatività.
I miei figli, la mia compagnia, il paesino in cui ho scelto di tornare e di mettere le mie radici, sono la linfa vitale che mi consente di coniugare arte e realtà, in una fusione armonica di figure ed espressioni che sono alla base delle mie coreografie”.

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