Flashmob contro la violenza maschile © Raimond Spekking / , via Wikimedia Commons

Colonia e l’imbarazzo dei giornalisti progressisti
di Massimo Predieri

I gravi fatti avvenuti a capodanno hanno, come effetto collaterale, messo a nudo la difficoltà dei media di orientamento progressista ad abbandonare la loro posizione acriticamente buonista.

La stampa e i media “politicamente corretti” si sono trovati in imbarazzo nell’affrontare gli incidenti di Colonia avvenuti nella notte di capodanno, dove centinaia di donne sono state aggredite, derubate e molestate sessualmente da bande di immigrati prevalentemente nord africani e mediorientali. Nella mente di giornalisti ed opinionisti impegnati contro i pregiudizi xenofobi è probabilmente balenato lo stesso pensiero ansiogeno: “Questa non ci voleva!”. Alcuni si sono arrampicati sugli specchi, altri hanno addirittura evitato di riferire sui fatti di Colonia, forse non sapendo che pesci prendere.
La ZDF per esempio, seconda televisione pubblica tedesca, ha semplicemente ignorato la notizia fino al 5 gennaio, come riferisce il settimanale Der Spiegel, quando ha dovuto chiedere scusa ai telespettatori per la mancata copertura degli eventi, che invece era nei titoli degli altri notiziari già dal giorno precedente.
Scrive Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore a proposito dell’ortodossia della stampa liberale e progressista: “Una buona causa non dovrebbe mai essere un motivo per nascondere, deformare o capovolgere la verità”. Verità che dunque, come suggerisce Ricolfi, non è stata narrata con correttezza dai media, anche quelli che chiamiamo “progressisti”, dediti più a confermare ideologie e luoghi comuni che a informare realmente e descrivere la complessità degli avvenimenti.
La maggioranza dei cittadini, contrariamente alle donne aggredite a Colonia, vive solo marginalmente il problema della immigrazione di massa di cui è oggetto il nostro paese e l’Europa. Si forma la sua opinione, che poi nella democrazia influisce sulle scelte di governo, con le informazioni che riceve dai media, oggi più che mai frastagliati e polverizzati delle tecnologie emerse negli ultimi 30 anni. Rimane quindi fondamentale il ruolo del giornalista nella corretta esposizione dei fatti, anche se questi rischiano di urtare le convinzioni dei lettori.
Come ribadivamo su questo giornale più di un anno fa, il giornalismo è forse in declino, ma non l’esigenza di informazioni giornalistiche (I giornali sono morti, evviva il giornalismo). Anzi, la complessità delle interconnessioni nel mondo globalizzato richiede un accertamento dei fatti sempre più rigoroso e un coraggio addirittura maggiore che in passato. Prova ne è il destino degli oltre 700 giornalisti che negli ultimi 9 anni hanno perso la vita nell’esercizio del loro difficile e rischioso mestiere, come conferma un recente rapporto dell’UNESCO (pdf).
L’informazione giornalistica fonda sulla verità anche se solo percepita, creduta e verificata dal giornalista. Il silenzio, il conformismo e la pavidità dei media progressisti, come nel caso di Colonia, sono spesso causati dal desiderio di ribadire ciecamente l’apertura verso gli sfortunati migranti. Ma sono anche responsabili, almeno in parte, dell’avanzamento in Europa dei movimenti estremisti, xenofobi ed intransigenti.

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