Più atto dimostrativo che vero attacco

 

Siria: la notte dei missili

 

 di Diego Grazioli

 

La salva di missili lanciata dalla Coalizione americano-franco-britannica nella notte tra venerdì e sabato scorso contro alcune infrastrutture militari siriane, ha voluto essere più un atto dimostrativo rivolto a Mosca e Teheran che un vero attacco al regime di Damasco.

I siti colpiti infatti rappresentano ben poca cosa rispetto al reale potere militare di Assad e dei suoi alleati nella guerra civile che dal 2011 si combatte in Siria. Peraltro, poche ore prima del blitz, Mosca è stata avvertita di quello che sarebbe successo sui cieli del Mediterraneo Orientale. Una sorta di minimo sindacale dopo le roboanti dichiarazioni fatte dal Presidente americano Trump sul presunto uso di armi chimiche da parte del regime contro i ribelli che ancora controllano parte della Ghuta, la verdeggiante regione che si estende ad est di Damasco.

I missili lanciati dalla Coalizione hanno rappresentato il segnale che l’Occidente è tornato a far sentire la propria voce nella partita siriana, dopo gli anni d’inattivismo dell’amministrazione Obama che hanno consentito a Mosca di ritagliarsi un ruolo da protagonista in Medio Oriente ed a Teheran di alimentare le proprie mire egemoniche a supporto della grande famiglia sciita che si estende dall’Iran al Libano.

In attesa delle conseguenze paventate dal Cremlino, dopo il bombardamento dello scorso weekend, è l’Iran, secondo Washington, il vero obiettivo dell’attacco. Negli ultimi anni infatti il regime degli Ayatollah ha fatto della Siria una sorta di base avanzata per foraggiare le milizie degli Hezbollah libanesi nell’ottica di uno scontro con Israele, come dimostra il lancio del drone di ultima generazione sui cieli della Galilea, poi abbattuto dalla contraerea di Tel Aviv....

Video Intervista ad Abdul: La voce dei senzatetto, a cura di Giorgia Vitobello. Progetto di Davide Selim Damato

In cerca di solidarietà

La Voce dei Senza Tetto
di Davide Selim Damato

Da circa un anno con la nostra associazione di volontariato “La Voce Dei Senzatetto” analizziamo e documentiamo il disagio che dilaga a Roma. Ci siamo accorti che vi è una indifferenza generale nei confronti dei più deboli sia da parte delle amministrazioni che dai cittadini stessi.
Abbiamo quindi, pensato di sensibilizzare, attraverso delle video interviste, gli italiani che continuano a non curarsi di tematiche sociali, come quella dei senza fissa dimora.



L’intento è quello di informare e rendere visibile in maniera lineare e senza barriere le storie di uomini, donne e bambini costretti a vivere in condizioni di forte disagio. Una tra queste è quella raccontata da Abdul, partito dal Marocco in cerca di un futuro, in Italia da sedici anni, ed ora si ritrova con la propria ed altre venti famiglie a vivere in una tenda nel portico antistante della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma. Questa situazione è il risultato di una disorganizzazione comunale su temi riguardanti gli immigrati e gli occupanti, vedi la delibera numero 50 del Commissario Tronca del 2016, che prevedeva di risolvere il problema degli occupanti assegnando ai cittadini in graduatoria oltre 70 immobili rinvenuti. Come denuncia limpidamente Giorgia Vitobello nell’intervista, oltre all’assenza di servizi, Abdul e gli altri occupanti devono fronteggiare anche situazioni di intolleranza razziale, di forme di provocazione insensate e contemporaneamente provare ad essere accettati dai residenti. Concluderei con un concetto ribadito più volte da Abdul nella nostra intervista: “in questo sit in condividiamo la giornata, le sofferenze, il pezzo di pane questo vuol dire che siamo solidali e coraggiosi per questa resistenza che stiamo facendo per ottenere un diritto, il nostro diritto, una casa dignitosa”.

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In questo numero il Focus della redazione

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