Scoperti i batteri che resistono anche ai super-antibiotici
di Sergio Lo Martire

Il pericolo per l'umanità nel prossimo futuro si chiama Mcr-1. Diciamo subito che non è un asteroide che colpirà la Terra o un androide pronto a distruggerci, ma un essere infinitamente piccolo, un gene dei batteri che neanche gli antibiotici più aggressivi lo possono annientare e, forse, stiamo entrando in un epoca assai prossima dove ci sentiremo dire dai medici che non c'è cura neanche per una banale infezione.
Sembra assurdo, ma è così.
Fino ad oggi, nei casi gravissimi si usa ancora un vecchio ma attivo farmaco chiamato Colistina, realizzato da scienziati giapponesi nel 1949 da un ceppo di batteri fermentanti. Recentemente, però, sull'autorevole rivista medica britannica "The Lancet", un team di studiosi cinesi ha annunciato di aver rinvenuto una quantità non trascurabile di batteri invincibili, contigui ad almeno tre specie diverse e imputabili di epidemie che vanno da polmonite alla dissenteria, da infezioni del sangue alle delle vie urinarie fino alla meningite.
Tutto a causa del già citato Mcr-1, un gene che conferisce a questi batteri la resistenza ai più forti antibiotici.
La sua nocività deriva dalla cosiddetta trasmissione orizzontale, in altre parole un procedimento che permette a questo gene di propagandarsi a una celerità molto superiore del normale e di spiccare un salto da una specie di batteri all’altra chiamata anche “trasmissione plasmidica”.
Quando Mcr-1 è in un cromosoma, può contagiare solo di "padre" in "figlio", ma quando riesce a introdursi in un plasmide, cioè in un frammento molto mobile di Dna, ha l'opportunità di spostarsi in tutti i batteri vicini, anche facente parte a specie diverse.
Spiega Giuseppe Cornaglia, direttore della Microbiologia all’Azienda ospedaliera universitaria di Verona: "Possiamo paragonare i plasmidi alle app dei telefonini. In un baleno conferiscono agli apparecchi delle caratteristiche che prima non avevano".
Queste “app” rendono i batteri invulnerabili ai farmaci come questo famoso gene, individuato per caso nel 2011 durante un accertamento di routine in un allevamento intensivo di suini in Cina.
"Pechino — commenta ancora Cornaglia — ha imparato la lezione della Sars e ora prende molto sul serio questi allarmi, ha subito avviato una campagna di test sugli animali da allevamento e sui pazienti d’ospedale".
I risultati sono stati però allarmanti.
Il gene Mcr-1 è presente nel batterio in molte patologia, come abbiamo accennato, ed è risultato presente nel 15% della carne di pollo e di maiale macellata esaminata per campioni e nel 21% dagli altri animali da allevamento.
Purtroppo, anche in 16 persone ricoverate per varie infezione nella nel sud-est della Cina sono morte per mancanza di cure.
Senza andare nell'altra parte del mondo, in Europa si calcola che i microrganismi insensibili ai farmaci causano la morte ad almeno 25mila persone malate all’anno, specialmente nei ricoveri per lunghe e travagliate degenze.
Secondo previsioni della Review of Antimicrobial Resistance, questa cifra potrebbe arrivare addirittura a 390mila fra appena 35 anni nel 2050.
Una situazione preoccupante che richiede il massimo controllo da parte degli operatori della sanità e a noi cittadini un uso più ragionevole degli antibiotici per non neutralizzare di fatto i loro benefici, come purtroppo è avvenuto in questi ultimi decenni.

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