"Circum-Arctic Map of Permafrost and Ground Ice Conditions" di Brown, J., O.J. Ferrians, Jr., J.A. Heginbottom, and E.S. Melnikov. 1998, revised February 2001. http://nsidc.org/data/docs/fgdc/ggd318_map_circumarctic/index.html. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons

Scioglimento dei ghiacci; riappaiono virus e batteri dalla preistoria
di Michele Sermone

Quando vengono riesumati gli scheletri dei nostri progenitori spesso si notano, al di la di eventuali fratture dello scheletro, anche delle devastazioni ossee procurate da virus pericolosissimi che fanno immaginare come doveva essere la vita in quel periodo, non solo difendersi dalle intemperie, dagli animali feroci, ma anche dai microscopici virus che erano come oggi spesso inarrestabili.
Oggi, comunque, nessuno penserebbe seriamente di poter prendere una di queste malattie, probabilmente distrutte dai millenni, ma le cose non stanno proprio così.
Ancora oggi un virus o un batterio sconosciuto, in grado di provocare una fatale pandemia, si nasconde intrappolato nel ghiaccio artico siberiano, ma pronto a risvegliarsi con il cambiamento del clima, il disgelo delle zone artiche, già avviato con lo scioglimento dal pack della rotta marittima del nord, sta anche compromettendo il permafrost con il pericolo di ridestare microbi pericolosi.
Per studiare questo pericolo, una squadra di scienziati francesi del Centro Nazionale Ricerche Scientifiche di Parigi ha annunciato che risveglierà in laboratorio uno dei virus preistorici scoperti trivellando il sottosuolo siberiano perennemente impregnato di ghiaccio, noto come "permafrost", un vero e proprio frigorifero naturale che da migliaia di anni mantiene ibernati microrganismi che possono risalire all'uomo di Neanderthal.
Il virus che sarà studiato dai francesi è stato scoperto a 30 metri di profondità nella tundra di Kolyma, regione di Magadan, ed è considerato un "gigante" tra i virus, misurando 0,6 micron, poco più di mezzo millesimo di millimetro.
Il suo codice genetico è più cospicuo e ampio della maggior parte dei virus odierni pensate che, per fare un esempio, il pericoloso Hiv, l'agente dell' Aids, ha un Dna composto da una decina di geni, mentre questo preistorico ne ha almeno 500.
Il microbo risalirebbe a 30.000 anni fa, alla piena epoca dell'ultima glaciazione.
Ad occuparsene è la divisione di genomica del Cnrs: «È possibile che questi virus si rivelino ancora capaci di causare malattie" -afferma Jean Michel Claviere professore di genomica del centro di ricerche francesi - "Se non stiamo attenti e industrializziamo queste zone senza pensare ad adeguate precauzioni, corriamo il rischio un giorno di risvegliare morbi, come anche il vaiolo, che giudicavamo sradicati".
Non è la prima volta, comunque, che si trovano tra i ghiacciai germi sottoghiaccio da millenni anche se per tranquillità nessuno ancora si è dimostrato pericoloso per gli uomini. Nel 2003, ad esempio, fu trovato il "Minivirus" e nel 2013 il "Pandoravirus", così, nel marzo 2014 si è scoperto il "Pithovirus", rinvenuto nella tundra costiera del Mare Siberiano Orientale.
Per ora, non è segnalata la "peste venuta dal freddo", ma gli scienziati ci informano che è meglio non distrarsi, il nemico è sempre in agguato; questi virus possono vivere per tempi infiniti se trovano come nel caso dei ghiacciai chi li blocca nella vita ma poi si risvegliano come nel 2004 quando fu trovato sulla salma di una donna sepolta nel permafrost dell'Alaska il vecchio morbo dell'influenza spagnola, che fra il 1918 e il 1920 uccise 50 milioni di persone in tutto il mondo.
Un pericolo sia per l' uomo, sia, teoricamente, per gli animali utili alla nostra economia di sopravvivenza.
Facciamo ancora un esempio; se dal disgelo affiorasse un microrganismo mortale per le api e in genere gli insetti impollinatori, tutte o quasi le coltivazioni agricole si annullerebbero per la mancata fecondazione dei fiori e di conseguenza la nascita dei frutti.
E dato che il riscaldamento climatico delle zone artiche ha velocità doppia rispetto al resto del globo, si ipotizza che entro il 2100 si avrà un aumento medio di almeno 7 gradi nella tundra, meglio tenere dunque gli occhi aperti, il pericolo è il caso di dire è vicino a noi.
Le regioni siberiane, purtroppo, sono oggetto di ambiziosi programmi di sfruttamento man mano che il clima si addolcirà, dati gli ingenti giacimenti, in larga parte ancora vergini, di petrolio, gas e metalli, per non parlare del legname.
L' affollamento che si creerà in alcune aree porterà a un'accresciuta possibilità che microbi artici possano trovare la via per diffondersi verso i continenti abitati, con l' aggravante che l'uomo moderno può non avere più difese immunitarie contro malattie preistoriche.
Un'altra studiosa del centro, Chantal Abergal, ha ricordato che non si può parlare mai di estinzione totale di un virus: "Il fatto che si possa essere infettati anche dai resti di un uomo di Neanderthal morto da millenni, dimostra come sia sbagliata l'idea che un virus possa definirsi sradicato dal pianeta".
Il virus risvegliato verrà messo in contatto con una ameba per osservare se le provocherà danni, poi lo si porrà su tessuti umani in vitro, tutto in condizioni di massima sicurezza.
I francesi lavorano in stretta collaborazione con russi e americani.
Il prof. William Allington, dell'università del Nebraska ammette: "È vero che non tutti i virus colpiscono l' uomo e che in genere ognuno si adatta a una singola specie, ma questa possibilità legata al cambiamento climatico esiste".
Siano microbi nuovi appena classificati oppure antiche varianti del vaiolo o della peste, già il 24 settembre 2013 lo scienziato russo Boris Revich lanciava l'allarme, in particolare sull'antrace rimasto in antiche renne allevate dalle tribù locali: "Lo scioglimento del permafrost potrebbe rilasciare antrace da vecchie sepolture di bestiame infettato. Dobbiamo capire a che livello è il rischio, magari prendendo campioni di sangue da questi animali".
Sembra di vivere un film di fantascienza anni '50 dove mostri venuti da un altro mondo potevano uccidere l'intera umanità con la differenza che questi mostri li abbiamo in casa, sulla nostra Terra.

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