Il mistero della “macchina” umana
di Riccardo Liberati

Le notizie delle conquiste e delle efferatezze dell’ISIS, sono ormai l’argomento principale e quotidiano dei giornali e dei media in generale.
Come è possibile che persone dotate di normale intelligenza arrivino a fucilare bambini soltanto perché assistevano ad una partita di calcio in televisione?
Da decenni siamo abituati a considerare l’uomo il prodotto della società. Secondo questa visione del mondo, l’essere umano, come l’ape o la formica, non esisterebbe di per se e in fondo non ha nemmeno alcun senso studiarne i comportamenti, essendo semplicemente l’ingranaggio di una macchina complessa.
Quello che conta è la macchina nel suo complesso, non l’ingranaggio, tanto che Mao Zedong arrivò a dire che bisogna collettivizzare l’individuo.
La teoria ‘scientifica’ marxiana inoltre, riduce tutti i comportamenti umani agli effetti dell’economia. Ma secondo questa visione dell’uomo, come si spiega che persone di ceto sociale elevato si uniscono all’ISIS e come mai società non certamente ricche non producono fenomeni simili?
Ovviamente la ‘scienza’ marxista ha i suoi grossi limiti. Il fatto è che il marxismo è un prodotto dell’illuminismo, cioè di una dottrina filosofica che credeva di poter ricondurre tutti i fenomeni umani all’elemento puramente razionale.
Ma l’uomo non è un essere prettamente razionale.
Secondo la teoria dell’encefalo ‘a cipolla’, il cervello umano si sarebbe evoluto da quello dei dinosauri e successivamente dei primi mammiferi con l’aggiunta di strati, formando una struttura, appunto a cipolla.
Gli strati interni di questa cipolla sarebbero responsabili di comportamenti istintivi, quelli cioè destinati a soddisfare le esigenze primarie dell’uomo. Come sostenuto da Richard Dawkins nel suo ‘Il gene egoista’, l’unico scopo della struttura genetica del vivente, è quello di replicarsi.
Questo implica che l’organismo possessore di quel gene deve avere dei comportamenti innati, cioè gli istinti che lo conservino in modo da consentire questa replicazione.
Se torniamo agli albori della storia dell’uomo scopriamo che i primi ominidi erano animali da branco.
Questo gli consentiva di attuare strategie di caccia efficienti e di difendersi da animali predatori.
La necessità di associarsi con altri della sua specie è quindi un istinto dell’uomo necessario alla replicazione della sua struttura genetica.
Con l’evoluzione della struttura cerebrale, quelli che una volta erano meri comportamenti istintivi, sono diventate pulsioni, cioè in fondo, istinti che si manifestano in forma più complessa.
"Human brain NIH". Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Human_brain_NIH.png#/media/File:Human_brain_NIH.pngChe cosa spinge quindi gli uomini ad associarsi? Semplicemente la necessità di sopravvivenza del gene. L’associazione avviene attraverso una sorta di collante che fa si che uomini diversi, appartengano allo stesso ‘branco’.
Questo collante può essere la religione, le idee politiche o qualsiasi cosa non necessariamente razionale che faccia sentire due persone membri stesso gruppo e la finalità del gruppo è la mutua difesa in modo da aumentare le probabilità di replicazione del DNA di ciascuno.
Tanto più è forte questo collante, tanto più gli appartenenti al branco si sentiranno uniti e per rimanere uniti saranno capaci di mettere completamente da parte la ragione.
L’encefalo umano è diviso in due emisferi cerebrali, uno razionale, il sinistro ed uno emotivo, il destro.
Il destro è quello responsabile anche delle pulsioni ed ha prevalenza su quello razionale.
Per questo motivo ad esempio, quando una persona è innamorata si dice che ha perso la testa, cioè il suo emisfero sinistro è stato messo da parte per dare spazio alle esigenze del destro.
Recentemente, in una università giapponese, è stata scoperta una proteina, la Nr2b che sarebbe responsabile di questo diverso comportamento dei due emisferi cerebrali.
Questa proteina, in ultima analisi, farebbe in modo che le pulsioni e la razionalità si troverebbero spesso in conflitto e che le pulsioni alla fine comunque prevarrebbero. E’ come se ci fosse una più profonda razionalità contenuta negli istinti, che predomina su quella dell’emisfero sinistro.
L’uomo quindi è un essere complesso e la società umana non può essere studiata senza studiare e capire i comportamenti dell’elemento che la compone, l’uomo.
Non è possibile immaginare ‘scientificamente’ una società esclusivamente razionale perché agli albori della storia dell’uomo qualcuno ha deciso che una piccola molecola proteica influenzi i nostri comportamenti molto più di qualsiasi ragionamento scientifico.

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