"Chichen Itza 3" by Daniel Schwen - Own work. Licensed under CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Chichen_Itza_3.jpg#/media/File:Chichen_Itza_3.jpg

Una società complessa, come l'attuale, rischia il collasso

La teoria delle catastrofi e la fine della civiltà
di Riccardo Liberati

Che cosa hanno in comune lo scioglimento del ghiaccio e la fine dell’impero romano?
Che cosa accomuna un crollo in borsa e la caduta dell’impero ittita?
Apparentemente nulla, ma a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, un matematico e filosofo francese, René Thom formulò una teoria matematica, la teoria delle catastrofi, con la quale spiegava il collasso apparentemente immotivato di alcuni sistemi complessi e le civiltà sono sistemi complessi per antonomasia.
I ruderi di antiche costruzioni, sono per lo storico come i fossili per il paleontologo. Così come il paleontologo si interroga su come era fatto e come viveva l’essere vivente di cui è rimasta soltanto una traccia fossile, lo storico si chiede come vivevano coloro che entravano nel Partenone o che andavano ad assistere alla corsa delle bighe nel Circo Massimo.
I ruderi parlano di mondi che una volta erano fiorenti e che ora non esistono più.
Molte di queste civiltà sono state estromesse dall’evoluzione della civiltà umana semplicemente perché inadatte ad evolversi, altre perché sconfitte militarmente, ma altre ancora perché troppo complesse.
Che cosa è la complessità?
Anche qui la matematica può venirci in aiuto.
Quando esaminiamo un fenomeno, tendiamo a semplificarlo o, detto in termini matematici, a linearizzarlo, cioè facciamo in modo che se intervengono varie azioni, la risultante, sarà la somma di quelle azioni.
Quindi se metto su una bilancia un chilogrammo di farina e poi ne aggiungo un altro, ottengo due chili di farina. Ma la maggior parte dei fenomeni sociali, sono ‘complessi’, cioè non lineari e l’effetto combinato di due azioni, non è semplicemente la loro somma, ma intervengono altri fattori.
Poiché questi fattori sono imprevedibili, possono verificarsi dei fenomeni apparentemente inspiegabili come conseguenza di azioni banali.
Nel momento in cui la complessità è diventata eccessiva possono verificarsi delle catastrofi, come risultato di azioni apparentemente innocue.
Ma c’è di più. Nel 1988, lo storico ed antropologo Joseph Tainter, pubblicò un libro intitolato: “Il collasso delle civiltà complesse”.
In questo libro egli sviluppava una teoria in base alla quale, poiché i problemi che la natura pone ad una civiltà sono infiniti, per risolverli quella civiltà dovrà cercare sempre nuove soluzioni, cioè dovrà diventare sempre più ‘complessa’.
Questo richiederà una sempre maggiore energia da dedicare al mantenimento di una struttura sociale molto complicata ed alla fine si verificherà la catastrofe: l’energia per mantenere la complessità sociale non basterà più.
Come una stella che ha esaurito il suo combustibile, implode, anche la civiltà divenuta troppo complicata non riesce più a sostenere il peso della sua complessità ed implode catastroficamente.
Se analizziamo la nostra società negli ultimi cento anni ci rendiamo conto di quello che sta accadendo.
Cento anni fa per lavorare era sufficiente essere analfabeti, ma di buona costituzione fisica. Poi è stata necessaria la quinta elementare, poi il diploma.
Quarant’anni fa occorreva la laurea e oggi non basta più neanche quella.
Ora, è noto che l’intelligenza umana è distribuita tra la popolazione secondo una curva ‘gaussiana’, cioè a campana.
La media è quella che chiamiamo QI 100.
All’estrema sinistra della media ci sono gli stupidi ed all’estrema destra, i geni. Cento anni fa, per fare un lavoro dignitoso bastava un QI di 80, oggi non ne basta uno di 120, servono dei geni.
Non solo, ma la tecnologia è diventata talmente complessa che sono pochissimi quelli che riescono a padroneggiarla.
Le leggi sono diventate troppe e perfino i giudici hanno difficoltà ad orientarsi nel mare della giurisprudenza.
Il risultato è che sempre meno persone possono svolgere lavori qualificati e per acquisire le competenze adatte devono studiare fino a oltre trent’anni, con conseguente diminuzione dei contributi pensionistici versati.
La via intrapresa dalla nostra società mondiale porta ad una inevitabile catastrofe. O ci rendiamo conto che occorre tornare indietro rinunciando a qualcosa o presto avverrà il crollo.
I politici sono troppo preoccupati di mantenere il potere o di conquistarlo.
Non saranno loro ad invertire la rotta. Tocca a noi iniziare a rinunciare a qualcosa di quello che abbiamo. L’alternativa è perdere tutto.

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