Quando la morte non è … irreversibile
di Titta Mare

"Laudato si’ mi’ Signore per Sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare", così pregava san Francesco, ma erano altri tempi, quando alla morte ci si rassegnava come un passaggio naturale della propria esistenza, oggi la morte non esiste più, almeno nella propria mente.
Se ci fate caso della morte e del suo mistero religioso o scientifico non se ne parla, è uno di quegli argomenti che portano sventura, eppure è la sola certezza in tutta la nostra vita che abbiamo e a cui nessuno, ricorda il santo di Assisi, può scappare, almeno fino ad allora. Infatti "il fraticello" non conosceva la cryopreservation, ovvero la conservazione a basse temperature di persone morte con la speranza di poter tornare in vita, come se nulla ovviamente fosse successo intanto al corpo, in un futuro ovviamente di la a da venire.
Una fede, perché scientificamente non è ancora accertata questa tecnica che intanto è divenuta in breve un vero e proprio business che riguarda anche il nostro Paese, dove una decina di persone ha sottoscritto un documento per pretendere che il proprio corpo sia sottoposto a questa tecnica di criopreservazione.
Questa scelta di voler risorgere un giorno non è poi a buon mercato: le tariffe variano dai 28mila ai 150mila euro.
Cifre messe a disposizione in molti casi grazie alla stesura di assicurazioni sulla vita, con pagamenti rateali nel corso degli anni.
Il tutto, è bene ricordarlo nuovamente a chi vuole affrontare questo percorso, che non c'è al momento alcuna certezza che poi si potrà tornare in vita, anche perché i problemi, più si va avanti nella ricerca, più aumentano.
Il fenomeno dell’ibernazione, abbiamo già accennato, coinvolge anche alcuni italiani: uno di loro è già criopreservato e la stessa sorte toccherà ad altri che hanno pagato decine di migliaia di euro.
Le società attualmente conservano già 200 corpi, ma il successo richiama molti a questa soluzione finale della loro vita, oltre alle due società già esistenti da anni negli Stati Uniti, come la Alcor ed il Cryonics Institute, altre sono sorte in Russia, la Kryorus, e ad oggi l'Inghilterra e la Germania sono tra i Paesi con il maggiore seguito di fan ‘crionicisti’, insomma, furori dalla fantascienza, è ormai un fenomeno in forte espansione tanto che sono già allo studio delle app per facilitare e velocizzare il sistema di trasporto dei corpi all’interno delle strutture per l’ibernazione con tanto di pubblicità sul web.
Esistono, ormai, associazioni in tutto il mondo in attesa che: “la scienza della rianimazione tra cinquanta o cento anni sarà molto più avanzata di oggi”, perché, almeno secondo Max More, il capo della californiana Alcor, le persone “che oggi soccombono ad una condizione fatale sono in effetti recuperabili. L’obiettivo è riuscire a preservarli per il futuro, quando una tecnologia più avanzata sarà in grado di riportarli in vita. Questa è la base della crionica”. Le aziende ne sono certe, in futuro si risolverà siffatto "piccolo problema", ancora irrisolto, sulla resurrezione. A questo punto ci poniamo una domanda, ma se poi la scienza fallisce e non si ritorna in vita, chi ripaga i danni?
Ai posteri l'ardua sentenza.

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