Ispra vista dalla costa di Ranco. Foto: WMary8

Protezione dell’ambiente

Acque inquinate: sensibilità insufficiente
di Michele Sermone

Quando abbiamo sete in una giornata di caldo torrido, invece di bibite o birre con zuccheri e coloranti, non c'è di meglio che un buon bicchiere d'acqua fresca, questo almeno valeva un tempo. Infatti, oggi in quel bicchiere, se non si sta attenti, possiamo trovare ben 175 sostanze diverse e non tutte sono un toccasana per la salute.
Nel 2012, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei 1.355 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 31,0% dei 2.145 punti di quelle sotterranee, quest'ultimo rilevamento è ancora più preoccupante; la persistenza di certe sostanze, insieme agli andamenti idrologici sul territorio, presenta fenomeni di contaminazione ambientale raramente reversibili.
Questi numeri delle varie sostanze sono state rilevate nel Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque dell'Ispra (Istituto superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale).
L’Istituto ha pubblicato in data 2014, il Rapporto sulla base dei dati forniti da Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, con l'obiettivo di evidenziare possibili effetti negativi non previsti nella fase di autorizzazione di queste sostanze.
Al primo posto di questa classifica troviamo gli erbicidi che con il loro impiego al suolo, contaminano spesso anche le strutture idriche facilitate dalle intense precipitazioni specie di questi ultimi anni e sono in aumento in maniera esponenziale rispetto al passato, pure fungicidi e insetticidi, anche se, tra il 2001-2012 si è registrato anche un sensibile calo delle vendite di prodotti fitosanitari, passando da 147.771 a 134.242 tonnellate (-9,1%), con un calo maggiore (-30,2%) dei prodotti più pericolosi molto tossici.
Il Rapporto rileva che solo nel biennio 2011-2012 sono stati esaminati 27.995 campioni per un totale di 1.208.671 misure analitiche.
I dati sfortunatamente sono incompleti, provengono solo da 19 regioni e province autonome, con una copertura del territorio nazionale incompleta, specialmente per quanto riguarda le regioni centro-meridionali, e in maniera più accentuata per le acque sotterranee.
La ricerca evidenzia come la presenza di pesticidi è più diffusa nella pianura padano-veneta, ma questo dato è un po' fuorviante, infatti questa quantità di prodotti non dipende solo dall’intenso uso agricolo, ma dal fatto che le indagini condotte nelle regioni del Nord sono più mirate ed efficaci.
Da regioni come il Molise e la Calabria addirittura non è pervenuto alcun dato e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, di conseguenza anche il numero delle sostanze rilevate, nonostante un monitoraggio più attento, rispetto agli anni scorsi, nei territori del Centro - Sud.
Dati che nell'insieme non sono certamente confortanti per noi, esposti come siamo ad un vero e proprio cocktail di sostanze chimiche, alcune addirittura ancora sconosciute, e che a tutt'oggi non possiamo valutare su lungo tempo.
Ciò che ha dell'incredibile è che davanti a un simile pericolo non facciamo nulla concretamente, lasciando ai nostri nipoti un bicchiere d'acqua sempre più avvelenato.

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