Impianti ENI a Gela, foto eni.com

Quattro nuovi centri a Gela in Sicilia, Lecce in Puglia, Metaponto in Basilicata, Pozzuoli in Campania

ENI e CNR per la ricerca scientifica
della Redazione

Il gigante petrolifero ENI e il CNR, la più importante istituzione della ricerca pubblica italiana, annunciano uno sforzo comune per l’istituzione di quattro centri di ricerca nel Sud Italia. La ricerca si svilupperà su quattro temi diversi:

  • Gela,  Sicilia: fusione nucleare, soprattutto dal punto della tecnologia che può essere impiegata nella produzione di energia pulita potenzialmente illimitata
  • Lecce, Puglia, ricerche sull’Artico e sul ruolo laboratorio a cielo aperto da questo rivestito nella problematica dell’innalzamento termico globale
  • Metaponto, Basilicata, il cruciale tema dell’acqua intesa sia come risorsa vitale, sia come elemento imprescindibile per un ecosistema in equilibrio
  • Pozzuoli, Campania, l’agricoltura come attività e settore economico base per lo sviluppo di ogni contesto economico e sociale.

L’accordo tra ENI e CNR presentato il 4 maggio scorso avrà una dotazione di 20 milioni di euro.

Il momento della firma: l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e il presidente del Cnr Massimo Inguscio

 Comunicato stampa:

Il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Massimo Inguscio, e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato oggi un Memorandum of Understanding (Mou) per lo sviluppo di ricerche congiunte in quattro aree di alto interesse scientifico e strategico: fusione nucleare, acqua, agricoltura e l’ecosistema artico.

Eni e Cnr uniranno le loro capacità di ricerca e sviluppo tecnologico istituendo 4 centri di ricerca congiunti sul territorio, con un impegno economico complessivo di oltre 20 milioni di euro per una durata di cinque anni. Le sedi dei centri di ricerca saranno tutte localizzate nel sud Italia, laddove si trovano centri operativi o di ricerca già esistenti.

 

L’Ad Eni Claudio Descalzi: “Questo accordo rappresenta per Eni un notevole passo avanti verso lo sviluppo e la realizzazione di tecnologie sempre più efficienti e in grado di creare energia in modo sostenibile e accessibile a sempre più persone. Eni da tempo si sta impegnando a sostenere la ricerca scientifica per la realizzazione di soluzioni concrete e scientificamente solide, che ci consentano di diversificare il nostro mix energetico verso fonti sempre più sostenibili. Inoltre, la collaborazione con un prestigioso centro di ricerche come il Cnr, ci consentirà di approfondire anche tematiche che, seppur non direttamente legate al mondo dell’energia, hanno ricadute immediate sia sull’ecosistema sia sulle società”.

Il presidente del Cnr Massimo Inguscio: “Il Consiglio nazionale delle ricerche si propone con Eni di accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie che possano affrontare le sfide globali quali il nesso energia-acqua-cibo-ambiente con una soluzione sempre più efficiente, pulita e a basso water footprint. L’accordo di collaborazione verte su quattro aree strategiche: acqua e agricoltura, per la purificazione e il riutilizzo della risorsa idrica e per la produzione sostenibile di cibo, soprattutto nelle aree del mondo a forte crescita di popolazione quale l’Africa; fusione nucleare, materiali superconduttori di ultima generazione e plasmi come tecnologie per la produzione di energia virtualmente illimitata e senza emissione di gas clima-alteranti; Artico, dove il Cnr ha una base di ricerca da vent’anni con tecnologie all’avanguardia a livello mondiale, per la sua sensibilità ambientale e per l’importanza che riveste nella generale problematica del riscaldamento globale”.

L’accelerazione della transizione energetica verso scenari 'below 2°C' e l’accesso alle risorse per una popolazione mondiale in crescita sono le sfide epocali cui Cnr ed Eni devono dare il loro contributo, facendo leva su competenze ed innovazione. La domanda crescente di accesso alle risorse vede in energia, acqua e cibo variabili correlate: se il 90% della produzione elettrica mondiale richiede forti consumi d’acqua, questa a sua volta è fonte vitale per lo sviluppo agricolo (70% dei prelievi d’acqua a livello mondiale) e la sua disponibilità è sotto stress in diverse aree del mondo, anche a causa dei cambiamenti climatici.

Il Mou prevede la costituzione di un gruppo di lavoro misto che dovrà definire le modalità operative dei centri, i temi e i progetti da avviare nel quinquennio successivo, la ripartizione delle risorse, e la preparazione di un Accordo di Cooperazione per la gestione congiunta dei centri. I prossimi mesi vedranno la definizione di tutti i dettagli relativi all’operatività dei Centri e alle modalità di organizzazione di workshop strategici congiunti, il primo dei quali si terrà a settembre.

 

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