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L’intelligenza artificiale non riuscirà ad eguagliare il cervello umano

Ai computer manca la coscienza
di Massimo Predieri

La fantascienza ci ha affascinato con macchine e robot pensanti, coscienti e capaci di sentimenti. Ma malgrado gli straordinari progressi dell’intelligenza artificiale, sembra che sia proprio lo stato di coscienza il limite irraggiungibile dalle macchine.

Tutti conosciamo la differenza tra essere coscienti e la perdita della coscienza, ma malgrado i grandi progressi della neuroscienza, la coscienza ha un funzionamento misterioso. Non siamo neanche sicuri se è una caratteristica esclusiva dell’essere umano, oppure se esiste anche negli animali più progrediti. Eppure, tutti sanno di che si tratta, si perde coscienza quando ci si addormenta o si sviene e la si riprende al risveglio. La stessa cosa avviene con l’anestesia e con il coma.

Da millenni, da quando abbiamo imparato ad esprimerci, il cuore è considerato la sede dei sentimenti, della coscienza, forse dell’anima. Secondo il giornalista britannico David Randal, questo è dovuto al fatto che quando viviamo una forte emozione sentiamo il cuore battere forte. Ma è ormai acclarato che la coscienza, l’anima, non risiedano nel cuore, ma nel cervello. Alcuni scienziati hanno addirittura sviluppato un metodo per misurare il livello coscienza.

Le conseguenze di questi studi sono di grande portata. Innanzitutto suggeriscono che il cervello sia “la cosa più grande che esista” nell’universo, come si esprime Marcello Massimini, professore di Fisiologia umana presso l’Università degli Studi di Milano, in una recente intervista pubblicata da Una Città. Per quanto sofisticati ed avanzati potranno essere i computer e l’intelligenza artificiale, anche nel futuro non riusciranno mai ad eguagliare l’intelligenza umana e non potranno mai avere una coscienza. Con buona pace dei bellissimi film e romanzi di fantascienza che ci hanno affascinati nell’ultimo mezzo secolo.

Un’ulteriore importante implicazione, di natura etica, è la definizione di vita, e quindi della morte, argomento che è stato a centro dell’attenzione in Italia durante la recente discussione ed approvazione della legge sul testamento biologico. Se la coscienza può essere equiparata all’anima, quando cessa la possibilità di risvegliarla in un individuo, possiamo considerarlo morto, anche se alcune parti del suo corpo sono ancora vitali?

Il concetto di coscienza è anche al centro di un animato dibattito psicologico e filosofico. Secondo Nicholas Humphrey, psicologo inglese ed autore del libro Polvere d’anima, la coscienza è riconducibile a determinate caratteristiche del nostro cervello, che sono oggetto di studi scientifici. Ma per poterla comprendere, sostiene Humphrey, è necessario ricostruire quel legame tra scienza e filosofia caro ai greci e al rinascimento, perché la scienza ha bisogno di riferimenti morali ed etici.

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