The European Space Agency's Paolo Nespoli took this image of lightning over Brazil from the International Space Station in January 2011. Image Credit: ESA/NASA

L’arma segreta di Mussolini

Il “raggio della morte”
di Riccardo Liberati

Intorno alla prima metà degli anni venti del secolo scorso, iniziò a circolare in Europa una sorta di leggenda metropolitana: qualcuno in Italia era riuscito a realizzare un ‘raggio della morte’ con il quale l’esercito avrebbe avuto la supremazia militare rispetto a tutte le grandi potenze del mondo, naturalmente Inghilterra compresa.
Detta così, sembrerebbe una trovata di un romanzo di fantapolitica, ma alcuni elementi sembrano suggerire che al di là della eccezionalità della notizia, potrebbe esserci qualche cosa di vero. Iniziamo dal principio di questa storia.
Sembra che il geniale scienziato serbo Tesla abbia brevettato un sistema per produrre un campo elettromagnetico talmente forte da incenerire e distruggere qualsiasi cosa si fosse trovata nel suo raggio di azione.
Tesla provò a vendere il suo brevetto agli USA, ma senza successo. Pare che il raggio di azione del ‘Teleforce’, così si chiamava il sistema, fosse troppo piccolo. Nel 1924, Harry Grindell Matthews, un eccentrico inventore inglese affermò di essere riuscito a creare un raggio elettromagnetico in grado di distruggere tutto ciò che gli si parava di fronte. Matthews fece anche una dimostrazione davanti ad alcuni uomini del governo britannico, in cui pare riuscisse ad incenerire alcuni insetti e a fermare il motore di una motocicletta verso la quale era direzionato il suo raggio.
Ma anche qui, l’esperimento non convinse il governo.
Il raggio di azione era di non più di 18 metri: sostanzialmente inefficace per scopi militari. Sta di fatto che intorno agli anni venti, tra Europa e Stati Uniti, l’idea di poter disporre di un apparato siffatto, faceva venire l’acquolina in bocca a non pochi militari.
Ma veniamo all’Italia. In Italia c’era un signore geniale che si occupava di elettromagnetismo: il suo nome era Guglielmo Marconi.
Il nome di Marconi è sostanzialmente legato all’invenzione della radio, ma questo accostamento è abbastanza riduttivo, in quanto lo scienziato si occupò anche di altre ricerche e sembra che il primo radar sia stato inventato da lui, ma successivamente perfezionato dagli uomini di sua Maestà britannica.
Ora, pare che il geniale inventore italiano ebbe un colloquio con Benito Mussolini, nel quale gli riferì del progetto. Mussolini pur non capendo nulla di fisica, capì al volo le potenzialità di un sistema del genere, specialmente se applicate al campo bellico.
Da quel che si sa, il dittatore italiano dette carta bianca a Marconi per proseguire i suoi esperimenti e probabilmente oltre alla carta bianca gli fece avere anche un altro genere di carta, ovviamente filigranata. Comunque sia, ad un certo punto avvenne un fatto abbastanza misterioso.
Sembra che in un esperimento l’aggeggio costruito da Marconi riuscì a fermare il motore di alcune macchine che transitavano sulla strada che collega Roma ad Ostia, il tutto ad insaputa dei conducenti.
C’è, in realtà un testimone molto attendibile di questa storia, oltre agli ignari conducenti delle vetture andate in panne: la moglie del duce, donna Rachele Mussolini che quel giorno era effettivamente su quella strada ed il motore della macchina su cui viaggiava si fermò. Ma la cosa strana è che il marito gli disse qualche giorno prima che Marconi avrebbe fatto un esperimento e che le macchine che transitavano su quella strada si sarebbero fermate come di fatto poi accadde. Perché l’Italia, nel conflitto che seguì non usò questo ‘raggio della morte’ capace di uccidere a distanza e di fermare il motore di aerei e carri armati in combattimento?
Qui interviene un fattore importante.
Lo scienziato italiano era amico del papa, Pio XI e testimoni di provata serietà sostengono che egli, in un colloquio con il pontefice, lo mise al corrente dei suoi problemi di coscienza. Marconi sapeva che l’arma, se usata in maniera indiscriminata avrebbe potuto causare milioni di morti. Pio XI gli disse di tenere il segreto per se e Marconi riferì del colloquio a Mussolini, il quale dapprima lo incoraggiò ad andare avanti, ma alla fine, capito il problema psicologico del suo interlocutore gli disse di agire secondo la sua coscienza. Sta di fatto che Marconi morì e gli studi sul famigerato ‘raggio della morte’ morirono con lui.
La domanda che viene subito in mente è: quanto è plausibile questa storia?
E’ un fatto che in tutta la seconda guerra mondiale nessuno usò un raggio simile e per quanto se ne sa, anche attualmente l’unico ‘raggio’ in grado di fondere oggetti a distanza è il Laser di potenza, inventato ben dopo la fine della seconda guerra mondiale, Appare quindi abbastanza improbabile che agli inizi degli anni venti qualcuno sia riuscito a fare quello che anche oggi non si sa fare.
Ma secondo fonti ben informate gli americani e i russi avrebbero recentemente messo a punto un sistema che funzionerebbe più o meno come il famigerato ‘raggio’ di mussoliniana memoria con il quale sarebbero addirittura in grado di modificare il clima, provocare uragani ed incenerire intere città.
L’ipotesi che Marconi sia arrivato laddove altri dopo di lui non arrivarono per decenni, non è del tutto campata in aria: non sarebbe la prima volta che un genio arriva a scoperte importanti ben prima di altri. Se le cose stanno così come sono state raccontate, possiamo trarre tre conclusioni: la prima è che il Papa evitò che un’arma distruttiva venisse messa in circolazione, la seconda è che Marconi era un uomo di grande sensibilità umana e, in ultimo, Mussolini che si limitò a dire allo scienziato italiano di agire secondo coscienza, non era poi così immorale e insensibile come spesso è stato dipinto.
Chissà che un giorno, qualche scienziato e qualche politico, in un eventuale conflitto, non facciano quello che uomini degli inizi del XX secolo non ebbero il coraggio di fare?!

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